Calenda: "Draghi è il profilo più autorevole. Ideale per il Consiglio europeo"

"L’ex premier ha la capacità di gestire le partite senza sbattere i pugni e minacciare veti". Le destre identitarie? "Noi liberali potremmo soffrire per l’indebolimento di Macron"

Carlo Calenda di Azione
Carlo Calenda di Azione

Senatore Carlo Calenda, leader di Azione, malgrado il pronto apprezzamento vostro e di altri liberali, Mario Draghi ha voluto smentire l’interessamento per la guida della Commissione europea. Non l’avranno un po’ bruciato?

"Draghi ha smentito l’interessamento per la presidenza della Commissione. Il ruolo che più gli si adatta è quello di presidente del Consiglio, di guida e mediazione tra gli Stati. L’importante è il profilo di una personalità che, tra la guida delle istituzioni europee e un anno di governo del Paese, ha acquisito un’autorevolezza cui tutti guardano a livello internazionale. Un profilo cui bisognerebbe che il governo s’ispirasse di più".

A che cosa si riferisce?

"Alla capacità di stare in Europa gestendo le partite senza battere i pugni e minacciare veti. Come sulla riforma del Patto di stabilità, che non piace neanche a me. Ma l’Italia deve riuscire a costruire alleanze autorevoli e non punitive per il Paese".

Sembra che si vada verso una soluzione a due velocità...

"Senz’altro. Il fatto è che conosciamo i documenti di Commissione e Parlamento, non quello che approverà il Consiglio. I Paesi che hanno deficit superiore al 3% del Pil – e quest’anno l’Italia è al 4,3 – e un debito superiore a 60% del Pil – e noi siamo al 140 – hanno obblighi di rientro teoricamente più stringenti del Patto precedente, in quanto ci sarebbero sanzioni automatiche. Si discute oggi proprio sulle velocità: c’è differenza tra rientrare di un punto l’anno oppure, come proposto dal Parlamento, di 5 punti in 5 anni, ma senza vincoli annuali. In questo tipo di discussione non si può arrivare all’ultimo minuto minacciando veti, si esce sconfitti".

E invece?

"Follia pensare di usare oggi la ratifica del Mes come clava rispetto al Patto di stabilità. Non funziona. Io mi sono trovato a gestire per il governo il riconoscimento alla Cina dello status di economia di mercato, sostenuta dalla Germania e dalla Commissione, che danneggiava la competitività italiana, impedendo ad esempio dazi anti dumping. In quel caso costruimmo un’alleanza con Francia e Spagna. Ma fu lavoro per il 90% sottotraccia, e alla fine la spuntammo. Così si lavora in Europa, non minacciando veti".

Se invece accadesse?

"È chiaro che inizierebbe una contrapposizione violenta su molti dossier. Mi auguro che si fermi tutto per riprendere dopo le Europee. Non penso si possa riformare il Patto correndo a fine legislatura. Ma la dice lunga sulla fragilità italiana".

Meloni però sembra seriamente intenzionata a entrare nel grande gioco europeo e votare l’eventuale rinnovo di vor der Leyen alla Commissione...

"C’è una maggioranza (Ppe, Pse e liberali) che par andare verso una riconferma. Dal punto di vista dei numeri, un allargamento ai conservatori europei mi sembra difficile. Anche se io da tempo auspico che Meloni faccia una transizione verso un conservatorismo che si dissoci da Orbàn, Vox, AfD e simili. Penso sia decisivo per lei. Ma deve fare una scelta. Non può stare contemporaneamente con Salvini e von der Leyen. Esattamente come Tajani. E come il Pd rispetto ai 5Stelle".

A pagare l’affermazione delle destre identitaria siete proprio voi liberali...

"Nella prossima legislatura potremmo soffrire un eventuale indebolimento di Macron. Ma le rilevazioni in Italia ci attribuiscono il superamento del 4%. I liberali soffrono quando la politica si estremizza, ma proprio in quel caso servono di più".

Sarete insieme a +Europa?

"Non possiamo fare una lista con Renzi. Ma con +Europa sì".