Domenica 26 Maggio 2024

Bebe Vio ribatte a Vannacci con i ricordi di scuola: “Classi separate per i disabili? Perché tornare indietro”

“I disabili non possono correre con i centometristi? Non conosce Markus Rehm”

Bebe Vio gareggerà alle prossime Paralimpiadi, a Parigi (foto Instagram)

Bebe Vio gareggerà alle prossime Paralimpiadi, a Parigi (foto Instagram)

Roma, 29 aprile 2024 – “Classi separati per disabili? Paradossale che si possa anche solo pensarlo”. Così Beatrice Vio Grandis, Bebe per tutti, atleta paralimpica pluri-iridata, commenta le parole del generale Roberto Vannacci, ora candidato alle elezioni europee con la Lega, che in un’intervista a La Stampa ha dipinto la sua idea di scuola, non proprio inclusiva. "Siamo stati il primo Paese al mondo a eliminare le classi separate fra chi ha una condizione di disabilità e chi non la ha, perché tornare indietro?”, dice Bebe Vio, sentita dal Corriere della Sera. 

La sciabolatrice, che ha appena superato i test medici per andare a Parigi 2024, ha protesi al posto di braccia e gambe, conseguenza di una meningite contratta a 11 anni. Di disabilità se ne intende. E soprattutto, ha vissuto la scuola anche prima della malattia. Dunque ha una prospettiva più completa di altri: sa cosa vuol dire avere disabili in classe ed essere una alunna disabile. "Ognuno ha delle peculiarità diverse – spiega –. Non si tratta solo di una condizione di disabilità, ma tutto ciò che ci identifica fisicamente e culturalmente come persone. Sarebbe ridicolo suddividerci in categorie visto che ognuno è diverso dall’altro”.

Della malattia e del ‘post’ Bebe ricorda la vicinanza dei suoi compagni di classe. “Ci sono state anche cose buffe.  Quando ero all’ospedale avevo le verifiche un po’ prima degli altri e le passavo. Ora lo posso dire, i prof non si arrabbieranno. Al liceo ci si aiutava. È anche così che si scopre e attua la solidarietà. Stare insieme a compagne e compagni che avevano qualche condizione di disabilità fin da quando ero piccola mi è servito a crescere e questo vale anche per loro”. Insomma, serve unire più che dividere. E non solo a scuola, in tutta la società.

Chi meglio di una sportiva poi può sfatare qualche mito su sport e disabilità? Parlando di scuola, Vannacci teorizza che “non si mettono i disabili a correre con uno che fa il record dei centro metri”. Una metafora, che però parte da presupposti non corretti. "Non conosce Markus Rehm –  ribatte Bebe Vio –. È amputato a una gamba e da anni è il migliore del mondo nel salto in lungo, non solo fra i paralimpici, anche fra gli olimpici”. 

Se può valere nello sport, a maggior ragione nella scuola. Separare “è una cosa senza senso. Se si è insieme, possiamo ognuno essere utile e di aiuto per gli altri”. Ma questo discorso è valido anche per le disabilità intellettive, oltre a quelle fisiche? “Sempre – dice Vio – Prima della malattia ero in classe con un compagno in carrozzina e uno con autismo. Facevamo i turni per aiutarlo a fare i compiti, quando occorreva. E nell’intervallo in corridoio si organizzavano gare di velocità in carrozzina. Ecco la società solidale”.