FdI, l’altra Meloni. Il debutto di Arianna: "Non riusciranno mai a farci saltare i nervi"

Firenze, primo intervento dopo l’ingresso nella segreteria di partito della sorella di Giorgia Meloni. Nel mirino i servizi di Report sul padre e le accuse di familismo : "Mi hanno votata per essere qui, non sono stata nominata"

Arianna Meloni

Arianna Meloni

Firenze, 21 gennaio 2024 – “Pensano di farci saltare il sistema nervoso. Ma non ci riusciranno, perché non abbiamo scheletri nell’armadio”. Meloni – versione Arianna – sceglie l’appuntamento del congresso cittadino di Fratelli d’Italia a Firenze per sfoderare una composta arringa in difesa del governo – a suo dire "sotto attacco" – guidato dalla sorella Giorgia con cui condivide un timbro di voce praticamente identico.

Arianna Meloni, fresca di nomina alla segreteria politica di FdI, al suo ’debutto’ istituzionale misura le parole, bada bene di non uscire dal perimetro della dialettica politica ma è lampante come lo sfogo covi da giorni. E si traduce alla fine in una risposta tranchant agli affondi più recenti. Dai servizi di Report che ha riportato le dichiarazioni di un pentito riguardo i presunti legami di Franco Meloni – padre della premier scomparso nel 2012 ma con il quale le due sorelle avevano interrotto i rapporti in gioventù – con il boss Michele Senese ("Tirano fuori parenti, antenati..."), alle accuse di familismo ("C’è chi vorrebbe far credere che io sia il segretario del partito nominato da mia sorella. Ma non è così, io mi occupo di un dipartimento, e i segretari non si nominano ma si votano. Noi siamo un grande partito con una grande squadra").

Ma il palcoscenico fiorentino – durante il quale, tra le altre cose, il ministro della cultura Gennaro Sangiuliano e il sindaco Dario Nardella hanno battibeccato sull’annosa vicenda della Loggia Isozaki e il parlamentare FdI Giovanni Donzelli ha lanciato il guanto di sfida in vista delle comunali di giugno anche se il centrodestra non ancora ufficializzato (e chissà se mai lo farà...) il nome dell’ex direttore degli Uffizi Eike Schmidt per la corsa – è servito ad Arianna Meloni anche per sottolineare le conquiste dell’esecutivo guidato dalla sorella.

Arianna, in stile asciutto con dolcevita blu e pantalone a sigaretta color panna, ha rivendicato così i successi del governo: citando "il decreto Cutro e il piano Mattei" ha osservato che "abbiamo riportato la centralità dell’Italia nello scacchiere europeo e internazionale" tanto che "adesso ci seguono e ci imitano".

“Siamo riusciti – le sue parole – a portare molte delle nostre idee sulla questione dei flussi migratori, che prima erano esclusivamente sulle nostre spalle; siamo riusciti a far cambiare rotta all’Europa". E ancora: "In questi anni si sono persi tanti valori, abbiamo perso la nostra identità e davvero tante cose, questa è la prima cosa che dobbiamo ritrovare: la nostra comunità, basta con 70 milioni di individualità, bisogna riscoprire il nostro senso di essere un’unica comunità nazionale e di appartenenza". "Con questo spirito – la conclusione di Meloni senior – approcciamo il nostro lavoro come governo. Adesso è il momento che possiamo mettere a terra tutte quelle cose che abbiamo sempre sognato e metterle tutte sotto una stessa bandiera, il nostro il tricolore".

A stretto giro le repliche. Su Twitter al vetriolo la parlamentare di IV Maria Elena Boschi: "Arianna Meloni ha detto che con sua sorella l’Italia è tornata centrale in Europa. Con Draghi secondo lei non ci filava nessuno e invece con Giorgia sono tutti ai nostri piedi. Come si vede sul Mes, la Bei, l’Expo. Se non fosse che ci crede davvero, sarebbe persino divertente".

"Sarebbe così semplice pensare a Draghi o ai fallimenti messi in fila dal governo della sorella, a partire dall’Expo, continuando con i nulla di fatto sui migranti, all’isolamento sul Mes, per avere la dignità di tacere" fa eco a Boschi il collega di partito l’eurodeputato Nicola Danti. Infine Daniela Ruffino (Azione): "Gli italiani si sono accorti che grazie alla centralità di Meloni Expo 30 si terrà a Riad; la presidenza della Banca Europea degli investimenti va alla Spagna; il Patto di Stabilità lo hanno scritto Parigi e Berlino".