Voler bene è il primo passo. L’amore nasce dal rispetto

Paolo Crepet: «Google ci informa su tutto, ma non aiuta a sentirsi meno soli»

Voler bene è il primo passo. L’amore nasce dal rispetto
Voler bene è il primo passo. L’amore nasce dal rispetto

Professor PAOLO CREPET, che cos’è l’affettività di un adolescente dei nostri giorni?

«Una cosa molto diversa rispetto a quella del passato soprattutto per come ne viene a conoscenza. Noi avevamo il calcio, il cartolaio, il portiere dello stabile e l’uomo delle bibite, e ognuno insegnava un pezzo di affettività. Adesso si ha a che fare con la non presenza e quindi quella cosa viene elaborata in maniera diversa».

Come la può definire?

«Una partita di calcio, come non capirlo; ma noi abbiamo voluto cambiare questa società: una volta ci si incontrava ora è cresciuta molto la solitudine e quindi si prende quello che c’è e questo sono le chat, la virtualità. La quotidianità non è più la liquirizia e conoscere il nome di una ragazza. La quotidianità ora è Google: basta cliccare e ti dice come si chiama quell’attrice famosa».

L’affettività si insegnerà a scuola: possibile?

«Io continuo a pensare che non ci possano essere esperti di affettività, non ci può essere un curriculum che possa valere per la selezione degli insegnanti. Si tratta di una sciocchezza e di un atto di pessimismo perché riconosce che ragazzi e ragazze non hanno possibilità di affezionarsi se non attraverso un bignamino».

Affetto e amore: quali le differenze?

«L’amore viene dopo, è lo sviluppo del rapporto. Tua nonna non l’hai mai amata, le hai voluto bene. Si nasce con l’affetto e si tramonta con l’amore. Questo dovrebbe essere il percorso della vita».

Gli adolescenti conoscono il significato di sentimento?

«Dobbiamo fare in modo che sentano il senso del rispetto, e questo glielo dobbiamo insegnare attraverso l’esempio e i discorsi che si fanno in famiglia che deve essere il laboratorio primario. Poi c’è tutto il resto, la scuola, lo sport. Il rispetto è il mattone con cui si costruisce il muro dell’esistenza».

La virtualità è colpa del Covid?

«No, esisteva già, il Covid è stato un incidente di percorso che l’ha evidenziata e ha elevato il limite della solitudine. Non è Lucifero, ha il suo bene e il suo male, ma intanto abbiamo una generazione zoppa di contatti umani». Un suggerimento da psichiatra. Come si combatte l’anaffettività? «Osservando il mondo che cambia e cercando di capirlo».