Martedì 11 Giugno 2024

La parola del giorno: “Creatività computazionale”

L'articolo esplora la creatività computazionale come disciplina interdisciplinare che mira a sviluppare algoritmi capaci di emulare la creatività umana, con esempi nel campo musicale come il software Emi e GenJam.

CREATIVITÀ . COMPUTAZIONALE

CREATIVITÀ . COMPUTAZIONALE

Viviamo l’era dell’Intelligenza Artificiale, l’ormai nota IA, che sembra destinata a dominare il futuro e persino il presente.

Ma c’è un’altra parolina che sembra la stessa cosa ma che in realtà abbraccia altri percorsi, che è la “creatività computazionale“, o anche creatività artificiale.

Gli obiettivi dichiarati di tale disciplina possono essere riassunti così: progettare algoritmi (o macchine) che mostrino un livello di creatività paragonabile a quello umano,

formalizzare i processi creativi umani e animali,

aumentare la creatività umana con mezzi artificiali.

Da questo punto di vista, può essere considerato un campo inter-disciplinare, con contributi dall’intelligenza artificiale, dalla psicologia cognitiva, dalla neurologia, dalla filosofia e dalle discipline artistiche.

In campo musicale, uno degli esperimenti più longevi di creatività computazionale è il software Experiments on Musical Intelligence (Emi), sviluppato da David Cope a partire dal 1981. Emi è capace di analizzare il repertorio musicale di un artista, e di generalizzare a partire da esso, componendo melodie originali sullo stesso stile, in grado di ingannare umani anche esperti. In maniera simile, il software GenJam è in grado di ascoltare una melodia jazz e, oltre a usarla come base per una nuova melodia, può partecipare a sessioni di improvvisazione in coppia con l’autore.

Come dire, tutt’altra musica!

A cura di Olga Mugnaini