Porto di Salerno, due arresti per traffico di droga dalla Siria
Porto di Salerno, due arresti per traffico di droga dalla Siria

Salerno (Napoli), 3 agosto 2021- Il titolare di una società di servizi elvetica, Alberto Eros Amato, 45 anni, catanese di nascita, e uno spedizioniere doganale titolare di una srl a Salerno, Giuliantonio Apicella, 49 anni, sono destinatari di misure cautelari restrittive per traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Le indagini sono partite dal maxi sequestro a carico di ignoti a giugno 2020 nel porto di Salerno di 17 tonnellate tra hashish e anfetamine del tipo captagon trovate all'interno di quattro container provenienti dalla Siria e diretti in Medio Oriente. Il 45enne è ora nell'istituto di pena romano di Rebibbia; ristretto, invece, al proprio domicilio a Baronissi, Apicella. Le indagini dei Gico - Goa dei nuclei di Pef di Salerno e Napoli hanno mostrato come i due erano in grado di organizzare il transito e il successivo trasferimento, attraverso lo scalo marittimo di Salerno, di consistenti carichi di sostanza stupefacente nascosti in carichi di copertura, dai macchinari di movimento terra alle bobine di carta industriale.

Attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali e accertamenti bancari, i finanzieri, tra l'altro, sono risaliti ad alcuni pagamenti, transitati estero su estero, dalla società di trasporto svizzera, facente capo all'imprenditore di origini siciliane, allo spedizioniere doganale. Nello specifico, "questi - spiega, in una nota, il procuratore capo di Salerno, Giuseppe Borrelli - avrebbe provveduto all'eliminazione sia dalla documentazione commerciale che dai container di ogni segno distintivo del luogo di provenienza del carico al fine di evitare ispezioni doganali negli scali portuali intermedi, essendo la Siria inserita nelle 'black lis del sistema doganale Schengen per i rischi connessi a spedizioni pericolose (armi, droga e altro)".

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, nello scalo marittimo salernitano, sarebbero state emesse dall'agente doganale delle nuove polizze di carico della spedizione, mentre l'imprenditore elvetico avrebbe provveduto a una nuova fatturazione utilizzando aziende commerciali compiacenti e nella sua piena disponibilità. Gli indagati avrebbero utilizzato, "di comune accordo", la pratica doganale del tramacco che consiste nel riversare la merce del container di origine all'interno di un altro. In questo modo, "venivano accuratamente eliminate tutte le tracce della provenienza siriana della spedizione commerciale, che così non solo risultava, in modo ingannevole, in partenza dal porto di Salerno, ma poteva anche essere rispedita 'in sicurezza' nei Paesi arabi". Dall'analisi della documentazione doganale, è emerso che lo stesso stratagemma sarebbe stato adoperato anche in altre transazioni commerciali.