Venerdì 21 Giugno 2024

Ecco dove finiscono i resi dello shopping online

Una ricerca svedese denuncia: per le aziende tessili ed elettroniche è più conveniente, ma allo spreco si sommano danni ambientali

Tra i rifiuti finiscono spesso anche abiti nuovi

Tra i rifiuti finiscono spesso anche abiti nuovi

Che fine fanno quel paio di jeans o quelle cuffie per lo smartphone acquistati online e che si è poi deciso di rendere? Con tutta probabilità vengono gettati tra i rifiuti, rispondono i ricercatori dell’Università di Lund, in Svezia, dopo aver condotto un’indagine nell’industria tessile ed elettronica per conoscere appunto il destino dei sempre più numerosi resi dello shopping online.

Costa di più rimettere in vendita i resi che buttarli

Studi precedenti avevano già rilevato che l'e-commerce genera un numero significativamente maggiore di prodotti restituiti rispetto agli acquisti nei negozi e per di più in quantità crescenti nel tempo, anche perché la spedizione di reso è molto spesso gratuita.

Ora l'indagine condotta in Svezia, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Sustainable Production and Consumption, ha appurato che per le aziende di e-commerce è più conveniente buttare via gli articoli restituiti piuttosto che rivenderli. “Questo vale in particolare per i prodotti di scarso valore rispetto ai costi per esaminarli, imballarli e rimetterli in vendita”, aggiunge Carl Dalhammar, docente senior presso l'International Institute for Industrial Environmental Economics dell'Università di Lund, co-autore della ricerca che ha coinvolto undici rappresentanti delle industrie di abbigliamento ed elettronica.

Uno spreco e anche un grave danno per l’ambiente

Secondo alcune analisi di mercato, il valore totale dei prodotti tessili ed elettronici restituiti e distrutti nell'UE potrebbe aver raggiunto i 21,74 miliardi di euro nel 2022, ma alcuni ritengono che il valore totale della merce restituita sia ancora più alto.

Allo spreco economico si aggiunge però anche un grave danno per l’ambiente: sia per l’aumento dei rifiuti (alias prodotti praticamente nuovi) da smaltire sia soprattutto per il fatto che l’elevato volume di resi aumenta le emissioni di combustibili fossili in conseguenza del maggior numero di trasporti richiesti. Con il paradosso, rilevato dagli stessi ricercatori svedesi, che spesso sono proprio le aziende che coltivano un profilo sostenibile rispetto alle emissioni di anidride carbonica a buttare via i prodotti che vengono rispediti indietro dai consumatori.

Le possibili soluzioni (oltre a una tassa sui resi)

Come gestire il problema, riducendo sprechi e danni per l’ambiente? In Francia è stato introdotto il divieto di gettare via gli articoli resi, mentre alcuni marchi di abbigliamento hanno già introdotto spontaneamente nei loro siti di e-commerce delle tariffe da pagare in caso di reso.

I ricercatori svedesi, pur ritenendo utile l’introduzione di una tassa obbligatoria sulla merce restituita, ritengono però più efficace che le aziende si organizzino per istituire processi di invio dei resi che rendano economicamente vantaggioso prendersi cura degli articoli spediti indietro, evitando almeno che questi finiscano nella spazzatura senza essere mai stati utilizzati.

Anche se poi la soluzione vincente, e anche la più difficile da perseguire, sarebbe quella di cambiare la mentalità dei consumatori: “Non si tratta di essere a favore o contro lo sviluppo dell’economia di mercato, ma dell'idea che per il bene del Pianeta dobbiamo tornare a un modello in cui si consumano nuovamente meno prodotti e di migliore qualità”, è la conclusione di Carl Dalhammar.