Sabato 13 Aprile 2024

La complessa storia del rossetto dalle origini

Dall'antichità ad oggi, le leggi che regolano l'uso del rossetto sono state modellate in base al genere, alla classe, alla sicurezza e alla religione

Un rossetto rosso

Un rossetto rosso

Mettere il rossetto è un gesto quotidiano per moltissime donne, eppure questo cosmetico racconta una storia che ha a che fare con molto più della bellezza: genere, classe, salute e religione hanno avuto un ruolo nella sua popolarità fin dall’inizio. Si tratta, senza andare oltre, di un prodotto sorprendentemente politico: dai primi usi nelle società antiche, agli anni ribelli degli anni '70, quando fu adottato da entrambi i sessi della musica punk-rock e del movimento culturale per esprimere sesso, violenza e anticonformismo in generale, fino ai dibattiti attuali sull'uso della sperimentazione animale per garantire la sicurezza dei consumatori. La capacità del rossetto di passare dalle vette della popolarità alle profondità dell’inaccettabilità sociale rende molto più interessante di quanto la maggior parte delle persone probabilmente immagini il legame fra questo specifico cosmetico e le mode.

I primi rossetti: dalla Mesopotamia all'Egitto

Il primo trucco per le labbra apparve intorno al 3500 a.C. Certo, da allora ad oggi molto è cambiato, a cominciare dagli ingredienti. I primi rossetti usati dalla stessa regina sumera Puabi consistevano in una miscela di biacca (o carbonato di piombo) e pietre rosse frantumate. Tremila anni dopo, Cleopatra avrebbe fatto lo stesso, ma con una nuova formula a base di carminio, un composto chimico utilizzato ancora oggi. Questo ingrediente non è altro che la polvere che rimane dopo aver schiacciato una specie di coleottero che conosciamo come cocciniglia. Ecco perché in numerose tombe funerarie sono stati rinvenuti vasetti di rossetto e cosmetici: gli egizi credevano che lo scarabeo fosse simbolo di immortalità, quindi spalmarsene le labbra avrebbe potuto essere un modo per cercare di rivelarsi di fronte alla morte.

Da una civiltà all'altra: il rossetto come "marchio"

In Egitto, tutti i sessi si truccavano come parte della routine quotidiana. La miscela resa popolare da Cleopatra per le labbra comprendeva oltre al carminio anche cera d'api e diversi oli, che ne facevano un balsamo protettivo, tra le altre cose, dalle alte temperature del deserto. Durante l'Antica Grecia, l'uso del rossetto, invece, era relegato alle prostitute, e definiva un segno distintivo per loro. Un marchio. Il rosso era ottenuto con coloranti e vino, nonché ingredienti “straordinari” come sudore di pecora, saliva umana ed escrementi di coccodrillo. L'ascesa dell'impero romano vide il rossetto, ancora una volta, diventare chic. Gli uomini lo usavano per indicare la loro posizione sociale e le donne benestanti lo usavano per la moda. Tuttavia, la bellezza e lo status avevano un prezzo. Le nuove “liste di ingredienti” dei rossetti romani, ovvero ocra, minerale di ferro e piante di fucus, infondevano nella vernice per labbra un veleno potenzialmente mortale. Ciononostante, a poco a poco, sempre in quell'epoca, arrivavano sfumature diverse, ognuna chiamata a identificare il background sociale di una persona: mentre un rosa acceso significava ricchezza, il rosso rimaneva per la classe operaia (contro ogni previsione?). Nel corso delle civiltà successive questi colori e il loro simbolismo sono cambiati, ma il principio di rispettabilità attraverso il trucco non ha mai smesso di essere presente.

Rossetto simbolo di “patto col diavolo”, stregoneria e “scortesia”

L’uso del rossetto diminuì durante l’Alto Medioevo dell’Europa occidentale (circa 500-1000 d.C.) poiché vi fu un graduale ma netto cambiamento a favore di un’esistenza più semplice. Soprattutto tra il 1000 e il 1300 d.C., la religione tolse il rossetto dalla lista dei must-have. In Inghilterra, per esempio, si pensava che le donne truccate avessero stretto un patto con il diavolo, perché tale alterazione del loro volto sfidava Dio e la sua opera! In questo modo si diffuse in tutta Europa quetsa convinzione che, truccandosi, le donne stringessero un patto con il diavolo. Il rossetto visto quale segno di stregoneria era un'idea che circolava anche nel XVIII secolo, al punto che alcuni Paesi stabilirono leggi per limitarlo. Facendo un salto temporale arriviamo fino al 1700, quando l'Inghilterra impose restrizioni ancora più severe sul trucco: il Parlamento approvò una legislazione che rendeva tutto ciò che alterava l'aspetto di una donna - parrucche, dentiera e scarpe col tacco alto, tra questi - motivo per annullare il matrimonio nonché per giustificare un processo per stregoneria. Ed ecco un’altra legge nata per “proteggere” gli uomini, eppure essa ha avuto un risultato sorprendente per le donne. Per via di esse, molte meno donne acquistavano il rossetto, che all’epoca spesso conteneva vermiglio carico di mercurio, salvandole in questo modo dall'avvelenamento. La proibizione del rossetto, al contempo, finì per provocare la sua contro-risposta, facendo sì che diventasse un “piccolo segreto” femminile, quasi “sporco”, legato al desiderio di realizzazione, di emancipazione e di liberazione dalla logica sull'aspetto femminile nonché usato dalle per ottenere benefici “illeciti” seducendo. In epoca vittoriana, grazie alla dichiarazione pubblica della Regina secondo cui il trucco era “scortese”, le donne ricorrevano a mordersi le labbra, a strofinarsi nastri rossi sulle labbra e a scambiare ricette per il rossetto “clandestinamente”. Le donne privilegiate facoltose, intanto, trovarono la salvezza dall'altra parte del mare: dai viaggi a Parigi tornarono in Inghilterra portando con sé quello che divenne il primo rossetto prodotto industrialmente, il marchio Guerlain. Il produttore francese di profumi fino ad allora aveva iniziato a venderlo in massa. Erano fatti di pompelmo, burro e cera.

Rossetto e Suffragette

Ed è così che nell’America del ventesimo secolo, le suffragette usavano il rossetto “come emblema dell’emancipazione femminile”. Nel 1912, in particolare, le suffragette Elizabeth Cady Stanton e Charlotte Perkins Gilman marciarono per i diritti delle donne esibendo un rossetto rosso. Indossarlo significava sostenersi a vicenda! Il colore cominciò a comparire sulle labbra di sempre più donne. Ma la sicurezza era ancora un problema. La comune ricetta americana di insetti schiacciati, cera d'api e olio d'oliva produceva rossetti con una sfortunata tendenza a irrancidire diverse ore dopo l'applicazione. Fu solo nel 1938, quando gli Stati Uniti approvarono il “Food, Drug, and Cosmetics Act”, che furono introdotti gli standard di sicurezza. Nei decenni successivi, ulteriori leggi, soprattutto a livello statale, avrebbero introdotto norme di sicurezza ancora più severe per i cosmetici. In ogni caso, pian piano, con formulazioni nuove, il rossetto venne considerato il simbolo dello splendore della libertà dai costumi sociali.

Un gesto per “rinforzare lo spirito”

Negli anni '30, riviste e film dichiararono a gran voce che il rossetto era uno dei gesti caratteristici del XX secolo. Quando si presentano delle sfide, mettere un po' di rossetto “rafforza lo spirito”, si leggeva su Harper's Bazar, mentre Audrey Hepburn si metteva il rossetto con tremore in un taxi in “Colazione da Tiffany”. Il suo personaggio, Holly Golightly, si avvicinava allo status di prostituta... E così, nell’intreccio della femminilità cinematografica hollywoodiana, tra la ragazza perduta e la femme fatale, gli Usa trasformarono la bellezza in una tattica di guerra, dichiarando che i cosmetici erano "necessari e vitali per lo sforzo bellico a causa del loro potenziale nel sollevare il morale della popolazione e delle truppe”. La bellezza era un dovere, tanto che Helena Rubinstein disegnò esplicitamente il suo caratteristico rossetto a forma di proiettile, mentre le donne furono incoraggiate a inviare lettere ricoperte di baci con il rossetto per sollevare il morale dei soldati. Anche Elizabeth Arden, imprenditrice di cosmetici e attivista nelle proteste per il suffragio, venne incaricata di creare un kit per il trucco per la Riserva femminile del Corpo dei Marines degli Stati Uniti. Siamo nel 1997, quando alla fine della serie tv “La Femme Nikita”, ideata da Joel Surnow e Robert Cochran e tratta dal film “Nikita” di Luc Besson, il personaggio di Jeanne Moreau dice: «Lascia che il piacere sia la tua guida». Moreau è Amande, l'archetipo della femme fatale, e insegna a un'assassina adolescente (Anne Parillaud) l'arte di prendere il potere mettendosi il rossetto. «Non dimenticare», le dice, «che ci sono due cose che non hanno limiti: la femminilità e i mezzi per trarne vantaggio». Come ci ricorda la truccatrice Poppy King, del resto, il rossetto cambia il modo in cui appari e ti senti e, per estensione, il modo in cui vivi il mondo. È, in certo senso, una sostanza che altera la mente.