Lunedì 22 Aprile 2024

Arte e moda dialogano al Pompidou

Il Centre Pompidou di Parigi ospita la mostra che esplora le connessioni e le corrispondenze fra abiti e opere d'arte moderne e contemporanee

Locandina della mostra, dettaglio - Ph credit Laurent Delhourme, Centre Pompidou

Locandina della mostra, dettaglio - Ph credit Laurent Delhourme, Centre Pompidou

C'è un profondo accordo nell'immaginario collettivo fra Parigi, la moda e l'arte. Sulla scia di questa correlazione il Centre Pompidou ospita fino al 22 aprile 2024 la mostra intitolata “La traversée des apparences, quand la mode s'invite au national d'art moderne”, un viaggio artistico affascinante che approfondisce il dialogo fra l'arte moderna e contemporanea e la moda. Giochi inaspettati fra Pittura, scultura, cinema, letteratura e teatro e la moda, con suggestioni e ispirazioni reciproche e collegamenti inaspettati e potenti tra le opere. L'esposizione riunisce 17 modelli, 17 creazioni di moda di alcuni dei più grandi stilisti del mondo e li mette a confronto con opere moderne e contemporanee delle collezioni del Centre Pompidou. Christian Dior, Chanel, Iris van Herpen, Azzedine Alaïa, Thebe Magugu, Jean-Paul Gaultier e molti altri hanno sedotto il mondo con abiti incantevoli, in cui tagli, linee, colori, silhouette e tessuti si fanno portavoce del talento dei designer, trasmettendo a volte un messaggio a volte un'idea di mondo, di genere e di identità. Lo stesso accade nelle opere d'arte, che portano con sé il genio e il sentimento dell'artista, la sua visione. In questo dialogo fra abiti e creazioni artistiche, messo sotto i riflettori al museo, emergono svariati punti di contatto, condivisioni di tematiche e un sorprendente dialogo tra le forme utilizzate dagli stilisti e dagli artisti.

Nel cuore del Centre Pompidou prende forma un affascinante gioco di corrispondenze

Nel cuore del Centro nazionale d'arte e di cultura Georges Pompidou “La Traversée des Apparences” (“L'incrocio delle Apparizioni”) è un viaggio inedito alla scoperta del gioco di corrispondenze tra le forme della moda e le opere di artisti moderni e contemporanei. L'esposizione, curata da Laurence Benaïm, giornalista e scrittrice di grande prestigio e curatrice della mostra, rivela un'abbondanza di ispirazioni e collaborazioni che trascendono i confini netti delle discipline artistiche. Gli abiti si intrecciano con i dipinti, si parlano a vicenda in un gioco di rimandi e influenze. Da Christian Dior a Iris van Herpen, da Azzedine Alaïa a Thebe Magugu, da Jean Paul Gaultier a Issey Miyake passando per Chanel o Charles de Vilmorin, il percorso attraverso il Museo, scandito da diciassette modelli, traccia linee di corrispondenza, di affinità elettive, ossessioni condivise: ogni volta, una silhouette che reinventa l'anatomia, utilizzando trompe-l'oeil o elementi scultorei, dialoga con un'opera o un movimento artistico. Un viaggio nell'immaginario formale degli stilisti e un nuovo sguardo sulla collezione del Centre Pompidou. E così il New Look di Christian Dior, in particolare l'abito Bar di Christian Dior, indossato da Renée Breton nel 1955, dialoga con il White Over Black III di Ellsworth Kelly. «Ho scelto questo modello perché è una delle icone della moda del XX secolo. Con il New Look, e più precisamente con questo tailleur Bar, che coincide con la nascita della sua casa di moda nel 1947, Christian Dior firma un manifesto e celebra “il ritorno all'arte di piacere”» afferma la curatrice Laurence Benaïm. Al di là delle opposizioni tra abbigliamento (oggetto d'uso) e astrazione, questo confronto rivela l'importanza nell'arte come nella moda di avere una linea di ricerca, quasi un'ossessione. Non importa il materiale o il supporto, è il punto di vista che conta.

Da Jean Paul Gaultier e Wilhelm Freddie a Marine Serre e Marcel Duchamp

L'iconico cone bra argento (corsetto con coppe a cono) della collezione autunno inverno 1987-88 - reso poi celebre dalla combo formata da Jean-Paul Gaultier e Madonna nei primi anni Novanta - è posto in dialogo con il dipinto di Wilhelm Freddie, “La prière religieuse” (1937). «Questo corsetto di metallo immerso in un bagno d'argento (1988) è un modello emblematico e manifesto di Jean Paul Gaultier (…) trasformando questo indumento interiore in indumento esteriore, Jean Paul Gaultier ha infranto i tabù del visibile e del nascosto» afferma la curatrice che, prosegue «una trasgressione che riecheggia quella del pittore danese Wilhelm Freddie, il cui corpo nudo di suora suscitò l'ira della borghesia». L'abito stampato di Thebe Magugu con il disegno di una madre e suo figlio riecheggia, invece, “La Toilette − Donna allo specchio” di Ernst Ludwig Kirchner (1912). L'esposizione pone poi a confronto la “Silhouette” presentata nell'autunno-inverno 2004-2005 da Maison Martin Margiela, di fatto un mantello artigianale con diciannove cappelli di recupero, con la tela “Il Ritornante” di Giorgio De Chirico. Il capo del designer belga Martin Margiela, che nel corso della sua carriera non ha mai smesso di ribaltare le carte in tavola, moltiplicando i giochi di illusioni e trompe l'oeil attraverso veri propri lavori di taglio, diviene simbolo dell'incontro fra tradizione e avanguardia ed entra in questo modo naturalmente in dialogo con De Chirico e la sua rappresentazione metafisica del mondo. Rivelatore, poi, anche l'accostamento fra un capo presentato nella collezione primavera estate 2021 da Marine Serre e l'opera di Marcel Duchamp “Neuf Moules Mâlic” (1914-15). Con la sua arte Duchamp ha avviato nuove relazioni tra l'arte e la vita quotidiana trasfigurata e attuata e la giovane designer francese Marine Serre (classe 1991) in questo readymade sperimentale, presentato in passerella nel 2021 (look 36), unisce in modalità Dada, survivalismo e riciclaggio quasi rispondendo alla sfida artistica di Duchamp.

Sul manifesto della mostra l'abito di Kevin Germanier e l'opera di Ulrike Ottinger

Sul manifesto della mostra ospitata al Pompidou, fino al 22 aprile 2024, campeggia l'abito “Aline Brodé (l'alieno ricamato)” di Kevin Germanier, presentato durante le sfilate della primavera estate 2022, è posto in dialogo con l'opera di Ulrike Ottinger dal titolo “Liebesperlen (Perle d'amore)” del 1967. «Come le visioni musive di Ulrike Ottinger, figura emblematica del nuovo cinema tedesco, le silhouette dello svizzero Kevin Germanier sono apparizioni» afferma sempre la Benaim «L'artista osserva e racconta la Parigi degli anni '60 nei suoi dipinti e nei suoi film. Dal canto suo, lo stilista coglie gli scarti della società dei consumi, ritagli di stoffa, pezzi invenduti, piume di strass, giocattoli, perle, gadget, per "raccontare la vita in tutto il suo splendore (…) assemblate una ad una, le perle si schiudono con maestosità. Poi emerge questo alieno multicolore, come un extraterrestre ricamato di luce». Una mostra sicuramente da non perdere e visitabile tutti i giorni dalla 11 alle 21, eccetto il martedì, fino al 22 aprile 2024.