Alla scoperta del Kimono

“Kimono - Riflessi d’arte tra Giappone e Occidente” è il titolo della nuova mostra organizzata dal Museo del Tessuto di Prato

Alcuni dei Kimono in mostra, Photo courtesy museodeltessuto.it

Alcuni dei Kimono in mostra, Photo courtesy museodeltessuto.it

E' palese l'influenza dello stile e della cultura giapponese nella moda negli ultimi anni, e quando si prende in considerazione l’abbigliamento giapponese il pensiero corre subito al kimono, emblema della moda del Sol Levante e già ammirato in Europa e in Italia soprattutto a partire dalla fine dell’Ottocento. Da allora molti stilisti hanno realizzato capi ispirati al taglio del kimono, in Italia, per esempio Giorgio Armani e Gianfranco Ferré. Un'occasione per esplorare le reciproche influenze nell'arte e nella moda giapponese e occidentale la offre il Museo del Tessuto di Prato che, in collaborazione con il Museo della Moda e delle Arti Applicate di Gorizia e con il prestigioso patrocinio dell’Ambasciata del Giappone in Italia, ha organizzato la mostra dal titolo “Kimono - Riflessi d’arte tra Giappone e Occidente”, aperta fino al 7 gennaio 2024 (visitabile dal martedì al giovedì dalle 10 alle 15, il venerdì e il sabato dalle 10 alle 19 e la domenica dalle 15 alle 19).

Dal Giapponismo all’Occidentalismo

L'esposizione ospita quadri, xilografie, cartoline d’epoca, stampe e tessuti provenienti sia da importanti collezioni private che da inedite raccolte del Museo del Tessuto, ma soprattutto i cinquanta kimono maschili e femminili appartenenti all’esclusiva collezione di Lydia Manavello, per raccontare lo scambio creativo e culturale tra Europa e Giappone, attraverso l’esposizione di opere che ne testimoniano i passaggi fondamentali, tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. Si illustra il noto fenomeno del Giapponismo, ovvero l'influenza che l'arte giapponese ha avuto sull'Occidente, in particolare sugli artisti francesi, nel corso del XIX secolo, guardando al modo in cui le espressioni artistiche dell’arte europea di quel periodo hanno attinto e reinterpretato il linguaggio espressivo e decorativo dell’arte giapponese, rappresentato, in mostra, dalle opere di Utamaro, Hokusai, Hiroshige. Ma, soprattutto, l'esposizione mira a raccontare il processo opposto, il fenomeno dell’Occidentalismo, un aspetto poco conosciuto ai più: si tratta dell’influenza della cultura e dell’espressione artistica occidentale nell’arte giapponese attraverso l’oggetto più iconico della cultura del Sol Levante, il kimono.

Le influenze dell'arte occidentale sui motivi dei Kimono

Il kimono è il capo iconico e tradizionale giapponese, nonché costume nazionale del Paese del Sol Levante. La parola kimono significa letteralmente “cosa da indossare” e in origine era abbastanza diverso da quello odierno. In passato, questa parola veniva usata per indicare un qualsiasi abito che si indossava, senza specifiche distinzioni. Oggi, invece, è utilizzata per far riferimento unicamente all’abito tradizionale. Ha una forma a T ben evidente, quando non è indossato, ed è composto da vari pezzi, tutti dalla forma rettangolare, che vengono ricavati da un unico rotolo di stoffa, di seta o broccato, chiamato “tan”; le cuciture sono fatte tutte a mano e non sono presenti né bottoni né cerniere. I kimono che si possono ammirare al Museo del Tessuto di Prato sono tutti databili al primo e secondo quarto del Novecento e sono testimoni indiscussi delle straordinarie e reciproche contaminazioni artistiche e stilistiche che si sono verificate in quei decenni tra Giappone e Occidente. In seta operata, ricamata o stampata, testimoniano l’attrazione per l’Occidente e le suggestioni provenienti dalle innovazioni formali delle avanguardie europee come Futurismo, Secessione e Cubismo che agli inizi del Novecento modificarono profondamente il linguaggio decorativo tradizionale giapponese.

I kimono della collezione privata di Lydia Manavello

I meravigliosi kimono, vero fulcro della mostra, sfilano uno accanto all’altro nella suggestiva sala a capriate del Museo. I capi in esposizione provengono dalla collezione privata di Lydia Manavello, studiosa trevigiana e docente liceale di storia dell'arte, che negli anni ha raccolto kimono risalenti a un periodo storico ben preciso che va dalla seconda metà dell'Ottocento alla prima metà del Novecento, periodo in cui l'arte giapponese era fonte di ispirazione per quella europea. Dopo una prima introduzione sulle complesse e straordinarie tecniche tessili e decorative tradizionali (nishiki, yuzen, katagami, kasuri, shibori), i kimono sono presentati per isole tematiche, raggruppati per soggetti e motivi decorativi, per far meglio comprendere al pubblico come la cultura tradizionale giapponese abbia tratto ispirazione dai linguaggi delle avanguardie artistiche e del design tessile europei. Un primo gruppo di kimono racconta come il tradizionale linguaggio decorativo e stilistico giapponese (tondi cinesi e chiave di Buddha, motivo dei ciliegi in fiore, motivo delle nuvole, motivo delle peonie solo per citarne alcuni) viene rivisitato alla luce degli influssi stilistici occidentali. In questo contesto trovano collocazione gli oggetti del Museo che espone, in dialogo con gli abiti giapponesi, pagine di libri campionario di fine Ottocento di produzione francese e figurini di moda per sottolineare le connessioni e le influenze artistiche tra questi due mondi. Un secondo nucleo, costituito quasi del tutto da kimono da uomo, esprime il fascino per la modernità e il progresso attraverso l’introduzione di soggetti decorativi del tutto nuovi, come la nave, l’areoplano, lo sport. Il terzo e più cospicuo nucleo è quello centrale, che raggruppa ben 19 kimono degli inizi del Novecento. Oggetti unici, in seta operata, ricamata o stampata che testimoniano l’attrazione per le suggestioni stilistiche provenienti dalle avanguardie europee come Fauvismo, Secessione Viennese, Futurismo, Cubismo, Déco, che modificarono profondamente il linguaggio decorativo introducendo concetti come tridimensionalità, colori forti e violenti, forme astratte nel design tessile.