Il microrobot a confronto con una moneta (Purdue University image/Georges Adams)
Il microrobot a confronto con una moneta (Purdue University image/Georges Adams)

Roma, 21 ottobre 2020 - Per la prima volta un gruppo di scienziati è riuscito a telecomandare un minuscolo robot all'interno del colon di un animale. Si tratta di un'innovazione che in futuro potrebbe avere importanti risvolti sia in ambito diagnostico (ad esempio per andare a caccia di un tumore) che terapeutico (ossia per trasportare un farmaco direttamente in un tessuto malato).

Il bot, le cui dimensioni extra small si deducono dalla foto in apertura, ha un corpo rettangolare dotato di un magnete che ne consente il pilotaggio da remoto, senza bisogno di alcuna batteria. "Quando applichiamo un campo magnetico rotante dall'esterno, questi robot ruotano proprio come farebbe uno pneumatico per auto su dei terreni accidentati", ha spiegato l'ingegnere meccanico David Cappelleri, della Purdue University; "Il campo magnetico penetra anche in modo sicuro in una varietà di mezzi, cosa importante per l'impiego di questi robot nel corpo umano".

Dopo numerosi test in vitro, i ricercatori hanno sperimentato la tecnologia su dei topi sotto anestesia usando come banco di prova il colon, che è un ambiente pieno di ostacoli. Il monitoraggio tramite ecografia ha certificato che il robot è in grado di superare sfide complesse, come ad esempio muoversi in direzione opposta al flusso delle sostanze digerite. A lavoro concluso, il dispositivo termina il suo viaggio venendo espulso con le feci senza lasciare traccia di danni nel tessuto esplorato. Qui il video dimostrativo.



Negli esseri umani questo tipo di tecnologia deve essere ancora testato, ma gli scienziati ipotizzano già la possibilità di mandare in missione più robot, per svolgere diversi compiti contemporaneamente. "Da un punto di vista diagnostico, questi microrobot potrebbero prevenire il bisogno di colonscopie invasive, aiutandoci raccogliere campioni di tessuto", ha dichiarato l'ingegnere biomedico Craig Goergen, coautore dello studio. Un'altra possibilità prevede di caricare un farmaco sui bot come se fossero dei corrieri, per poi spedirli verso uno specifico bersaglio.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Micromachines.