La chiamano la Tigre di Noto, avrebbe sacrificato sé stessa per i suoi libri e i suoi studi: nata in Sicilia, a Noto, nel 1891, laureata in matematica e in fisica, la “signorina professoressa“ Marianna Ciccone era una delle sei docenti donne dell’intera Università di Pisa. Nel giugno ’44 i tedeschi razziarono per due volte l’Istituto di Fisica dell’ateneo pisano, e poi minarono e distrussero la parte della torre su cui era...

La chiamano la Tigre di Noto, avrebbe sacrificato sé stessa per i suoi libri e i suoi studi: nata in Sicilia, a Noto, nel 1891, laureata in matematica e in fisica, la “signorina professoressa“ Marianna Ciccone era una delle sei docenti donne dell’intera Università di Pisa. Nel giugno ’44 i tedeschi razziarono per due volte l’Istituto di Fisica dell’ateneo pisano, e poi minarono e distrussero la parte della torre su cui era installata l’antenna per le comunicazioni. Anna Maria Ciccone si asserragliò nella parte residua, e quando riarrivarono i nazisti per finire di prendere ciò che restava, si scagliò contro di loro "come una tigre che difende i suoi cuccioli", dicendo che lei si sarebbe opposta all’ultimo spregio, fino a morire. A quel punto – si era in luglio – i tedeschi rinunciarono, e a settembre arrivarono gli Alleati: la tigre di Noto – come fu subito ribattezzata – aveva vinto la sua battaglia.

A resuscitarla dall’oblio è stato un acuto e curioso neurobiologo e poi storico della scienza dell’Università di Ferrara, il professor Marco Piccolino, che con la consueta acribia che ha contraddistinto la sua eclettica attività (si è occupato tra l’altro della strage nazista di Stazzema), una volta imbattutosi nel nome della Ciccone nella sua ricerca sulle depredazioni naziste del patrimonio scientifico dell’ateneo pisano, ha scavato negli archivi fino a ricostruirne l’attività didattica e di ricerca, partendo dall’encomio tributatole il 7 ottobre 1944 dal grande italianista Luigi Russo, direttore della Scuola Normale Superiore e rettore dell’ateneo pisano, per quanto la studiosa aveva fatto per l’Istituto di fisica, dove lei aveva finito per abitare, salvaguardando libri e strumenti.

"Sono a conoscenza degli avvenimenti che hanno travagliato, durante la dominazione tedesca, l’Istituto di Fisica e so quale parte Ella, unico del personale sempre presente, abbia avuto nel proteggerlo, anche quando – scrive Russo – il suo fermo contegno avrebbe potuto cagionarLe serie conseguenze". Adesso Mariannina Ciccone ritorna a vivere grazie al romanzo La tigre di Noto (Neri Pozza) di Simona Lo Iacono, scrittrice e magistrata siciliana.

Giovanni Nardi