Venerdì 21 Giugno 2024
MATTEO MASSI
Magazine

Sottsass & C. E l’Italia vedeva il nostro futuro

Dalla miseria del Dopoguerra al design di genio . Storia e luoghi del made in Italy in un “Grand Tour“

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di Matteo Massi

C’è una scritta in blu, al neon, al Maxxi di Roma, opera di Maurizio Nannucci: "more than meets the eye". Traduzione: più di quello che l’occhio incontra. C’è, forse, una definizione migliore di questa per provare a spiegare che cos’è il design? Il Maxxi è una delle quattordici tappe di questo Grand Tour che Antonella Galli (giornalista del Sole 24 Ore) e Pierluigi Masini (già vice direttore del Resto del Carlino) hanno intrapreso in giro per l’Italia e raccolto nel libro I luoghi del design in Italia (Baldini+Castoldi). Alla ricerca del significato (e dell’essenza) di design.

Ci sono diversi numi tutelari in questo viaggio. Uno su tutti: Ettore Sottsass (1917-2007). Papà architetto, lui stesso architetto. Il suo nome viene spesso associato al controdesign che muove i primi passi in Italia a metà degli anni Sessanta e che in piena contestazione afferma con una serie di oggetti prodotti una critica sociale che spesso s’identifica con la scelta di materiali, tecniche e forme. Prendiamo le ceramiche, per esempio. In questo libro s’incrociano le storie di Sottsass, Adriano (e Roberto) Olivetti e Aldo Londi. Il centro di gravità permanente è Montelupo Fiorentino, dove c’è il museo Bitossi, una delle tappe di questo Grand Tour e che, per storia e sviluppo dell’industria della ceramica e del design, vale la pena visitare.

1962, Palo Alto, Sottsass è là in quell’America in cerca d’identità e proiettata verso il fermento contestatorio delle università, in una Silicon Valley ante litteram. Nella culla della scuola di Palo Alto che prende come assunto quello che Paul Watzlawick (1921-2007) verbalizza nel "non si può non comunicare" (e qualsiasi oggetto di design lo fa e il nostro ne è profondamente consapevole), Sottsass è bloccato nel letto di un ospedale: è ricoverato per un’infezione.

Sua moglie Fernanda Pivano lo assiste e le cure le paga Olivetti (il giovane Roberto in questo caso) che l’aveva mandato là in missione (decisamente altri tempi). In quel letto Sottsass teorizza per poi materializzarle, quando si sarà ripreso dalla malattia, le ceramiche delle tenebre. Scrive nei suoi appunti: "Ci sono gli uomini senza divisa e senza armi, seduti a chiacchierare con le ragazze, a bere il caffè, a mangiare la frutta, a guardare i fiori, a curare i pesci e anche a tenere nelle mani un oggetto prezioso al tempo della primavera e dell’autunno, con la coscienza rara che è primavera e che è autunno". Così le ceramiche entrano nelle nostre vite, nelle nostre attività quotidiane, senza che ce ne accorgiamo.

Sottsass per realizzarle si affida ad Aldo Londi (1911-2003), un curriculum identificativo di quell’Italia che sa arrangiarsi ma anche sognare e che vede il futuro prima degli altri. È homo faber il Londi e insegna tutto quello che c’è da sapere a Sottsass sulla ceramica. Ecco che torna inevitabilmente la frase blu al neon del Maxxi: più di quello che l’occhio incontra.

In questo Grand Tour c’è molto di un Paese che metabolizzati il dolore e la miseria della guerra, è in grado di immaginare il futuro. E lo fa spesso con quelli che ora abitualmente (e a volte convenzionalmente) chiamiamo oggetti di design. Così da Montelupo a Sorrento, all’hotel Parco dei Principi, dove nell’agosto del 1961 Gio Ponti arriva con dodici fogli numerati e trasforma quella villa borbonica di Poggio Siracusa, arrivando a definire il blu Ponti. Un colore per i luoghi del vivere, ma (ancora) un occhio spalancato sul futuro. Ponti come Sottsass è un altro nume tutelare non solo di questo Grand Tour. Ma di quella genialità italica che ci permette di essere ammirati (e riveriti) ancora e senza sosta.