Domenica 21 Luglio 2024
GIOVANNI BOGANI
Magazine

Sorpresa Lombardi: "Il primo Nastro di mezza età"

Premiato per “Romeo è Giulietta“, nel cast di “Ripley“ "Coltivo il mio lato femminile, l’attore è un arcobaleno" .

Sorpresa Lombardi: "Il primo Nastro di mezza età"

Sorpresa Lombardi: "Il primo Nastro di mezza età"

"Prima di entrare in scena, sento una grande inquietudine. Mio Dio, sarò all’altezza? Perché faccio questo mestiere? Poi arrivi sul palco e tutto si calma. Capisci che il pubblico ti ascolta. E diventi quasi un supereroe, che invece di lanciare ragnatele lancia emozioni". Come Spider-man, Maurizio Lombardi lancerà emozioni venerdì nel Teatro Antico di Taormina. Quando riceverà il Nastro d’argento come miglior attore per una commedia. "È il mio primo premio ufficiale in tutta la carriera. E arriva a cinquant’anni. Diciamo che arriva alla fine del primo tempo, e va benissimo così. C’è voluta pazienza, e io l’ho dovuta imparare. Per fortuna, il lavoro dell’attore non ha età. Non sei un tennista, che a trentasei anni devi riporre la racchetta, perché c’è chi corre più di te. Giorgio Armani l’altra settimana a Parigi ha tenuto una delle sue più belle sfilate di sempre. E ha novant’anni".

Lombardi riceve il premio assegnato dai giornalisti cinematografici in un anno nel quale ha colpito nel segno con tre interpretazioni: il partner omosessuale di Sergio Castellitto in Romeo è Giulietta di Giovanni Veronesi – il ruolo per il quale ha vinto il Nastro –, ma anche la caratterizzazione dell’ispettore Pietro Ravini in Ripley, la serie Netflix diretta da Steve Zaillian, e il ruolo del padre di Gianna Nannini in Sei nell’anima, il film Netflix di Cinzia TH Torrini.

Lombardi, lei è diventato uno degli attori italiani più internazionali. Che effetto fa?

"In realtà, non lo sono diventato per mia scelta: è accaduto che mi chiamassero per alcune produzioni internazionali, e poi tutto è proseguito… È vero però che ho sempre amato uno stile anglosassone nella recitazione. Steve Zaillian mi ha scelto proprio perché mi distacco dal modello dell’italiano un po’ sbruffoncello, divertente, cialtrone ma alla fine tanto simpatico. Dal cliché, insomma".

Anche il suo volto è fuori dal cliché. Una bellezza quasi drammatica…

"Ho questa faccia alla Buster Keaton, anomala. Non so se sia un bel volto: so che ho anche un lato femminile che coltivo molto. Siamo sempre di tutti i colori: dentro, abbiamo tutti l’arcobaleno".

Un ruolo che ha dentro l’arcobaleno è quello che le ha portato il Nastro d’argento.

"Poteva essere un ruolo ‘tinta’, come li chiamo io, un colore nella tavolozza del film. Ma Giovanni mi ha detto: “Guarda che è un amore fragile, dolcissimo, quello del tuo personaggio, Lori“. E l’ho pensato così. Con il costumista, gli abbiamo messo quelle magliettine aderenti, le cinturine. Abbiamo costruito il suo mondo un po’ delabré".

Come definirebbe la sua personalità di attore?

"Mi sento un corpo nudo che deve essere rivestito. L’attore non può avere sessualità, deve essere maschio o donna secondo il caso, e deve essere sempre bambino, così non si accorge di essere maschio o femmina".

Quali sono i suoi modelli?

"Ci sono dei film che mi hanno segnato: Tootsie con Dustin Hoffman, o La stangata. Non mi sento di fare parte della tradizione, pur magnifica, della commedia all’italiana. Penso che nel teatro Proietti, Gaber e Dario Fo siano ancora i più moderni, i più grandi. Personalmente, però, devo tutto a Ugo Chiti, drammaturgo e regista. È lui che mi ha insegnato ad andare in bicicletta senza le rotelline, teatralmente parlando. E il modello più grande di tutti: Roberto Benigni, un folle che da un paesino di mille abitanti si è permesso di fare il pazzo a Los Angeles. A volte ci vuole incoscienza".

In Ripley si confronta con un cast internazionale...

"Non ho mai avuto paura degli attori bravi intorno a me: sono una forza, più grandi sono e più hai gusto a lavorarci insieme".