Martedì 16 Luglio 2024
ANDREA SPINELLI
Magazine

Sorpresa Carla Bruni: "Buonanotte fiorellini, voglio cantare De Gregori. Ma deve essere punk"

La cantautrice a tutto charme torna in concerto in Italia (con l’inedito ‘Felice’). Appuntamento venerdì al Festival di Spoleto e sabato al Dal Verme di Milano

Carla Bruni

Carla Bruni

Archiviato un lungo weekend carico di colpi di scena per lei e per il suo paese elettivo, Carla Bruni si prepara a tornare in Italia nei panni di cantautrice con due “acoustic evening” che la vedono in scena venerdì al Teatro Romano di Spoleto nell’ambito del Festival dei Due Mondi e sabato al Dal Verme di Milano in quello della rassegna “Worm Up!”. Prima la notizia del possibile rinvio a giudizio per la vicenda dei fondi libici che vede coinvolto il marito Nicolas Sarkozy e poi l’incertezza di un voto cruciale per la Francia, infatti, sembrano non aver tolto alle parole e ai pensieri dell’ex top model lo charme di chi è abituato a guardare alle umane contrarietà da un’altra dimensione. Fatta della stessa sostanza dei sogni come ama mostrarsi a 56 anni. "Tutto quello che sono, l’ho studiato a tavolino" dice. Prova a darle torto.

Carla, parliamo di questo doppio impegno italiano.

"Sono concerti molto particolari, in cui prendo il pubblico per mano e lo porto con me eseguendo canzoni mie e di altri alla ricerca di un ritmo capace di dargli il giusto movimento. Sì, perché per me la musica è innanzitutto un movimento".

Milano la conosce bene. E Spoleto?

"Non ci sono mai stata, ma i miei genitori sì. Moltissimo. Ricordo che da bambina li vedevo sparire per andarsi a godere a Spoleto la loro musica preferita. Hanno passato al Festival dei Due Mondi settimane intere, trasformandolo in un mito di famiglia. Domani mio marito ci sarà e forse verrà pure mia madre, che però ha 94 anni e bisogna capire se se la sentirà".

Un tempo diceva: "In Italia come cantautrice non penso di interessare un granché". Ancora convinta?

"Lo dicevo perché penso di avere una scrittura molto francese, tant’è che il 90% delle canzoni che compongo sono nella mia lingua adottiva. Ma ho iniziato a farlo pure in italiano".

L’idea d’incidere una raccolta di successi italiani resta lontana?

"No, le cose vanno fatte senza stare a pensarci tanto. Meglio lasciarsi andare, perché la musica è più legata a un’emozione che a un’intenzione".

Facciamola, allora, questa raccolta di cover ‘à la Bruni’?

"Innanzitutto, ci metterei una bella canzone di Lucio Battisti come Il mio canto libero, ma anche Via del campo di De André. O Mi fido di te di Jovanotti, che adoro. Aggiungerei pure qualcosa della Vanoni perché amo talmente la sua voce che potrei ascoltarla in estasi cantare pure le pagine gialle; ho un debole soprattutto per il repertorio de La voglia la pazzia l’incoscienza l’allegria col suo sabor brasiliano, perché con Toquinho ha inciso delle autentiche perle di bellezza".

Nient’altro?

"Beh, qualche brano che ascoltavo molto da ragazza come L’isola che non c’è di Edoardo Bennato oppure Centro di gravità permanente di Battiato. E assolutamente Buonanotte fiorellino di De Gregori".

Tutte in versione ‘ninna nanna’, come definisce la sua musica?

"No, piuttosto in versione punk. Perché uno, invecchiando, vuole la sveglia e di ninne nanne non sa più che farsene".

La sua vita non è stata solo sogno.

"Quattro anni fa ho avuto un tumore al seno. Ma angeli buoni in camice bianco m’hanno spostata quel poco da lasciare che il proiettile mi sfiorasse soltanto".

Jane Birkin ha inventato uno stile di vita e un canone di bellezza. E Carla Bruni?

"Carla Bruni, no. La scomparsa di Françoise Hardy, piuttosto, ci ha fatto capire che pure lei aveva inventato un modello estetico con quel suo aspetto androgino associato alla delicatezza suprema del modo di cantare. Credo che la capacità di dettare i canoni di uno stile sia legata pure all’epoca vissuta".

Lei la sua l’ha dominata.

"Io ho avuto la fortuna di appartenere all’era delle supermodel, che hanno fatto molto parlare, ma non hanno inventato niente. A quel tempo, infatti, la creatività vera era quella di stilisti molto potenti come Versace, Valentino, Alaïa, Lagerfeld e altri ancora".

In tv a Belve non è stata tenerissima con sua sorella Valeria.

"Le risposte dipendono molto dal tipo di domande. Se Francesca Fagnani mi avesse chiesto dell’arte di mia sorella, le avrei risposto che è una persona di grande talento".

Affermare, però, che s’è sentita “usata” da lei non è stato un po’ duro?

"Ma Valeria usa tutti, a cominciare da sé stessa. Tra l’altro il soggetto di questa discussione non è tanto mia sorella, ma se la creazione artistica autorizza tutte le libertà o no. E secondo me sì: poi, però, gli altri hanno anche la libertà di reagire. Grazie al cielo, viviamo in democrazia".

Quattro anni fa la sua ultima fatica in studio. A quando un album nuovo?

"Sto lavorandoci sopra, ma sono così lenta… Mi consolo solo al pensiero che certi miei idoli assoluti come Leonard Cohen ci mettevano 7-8 anni. Intanto, però, a Spoleto e a Milano, nel bis, provo a offrire un assaggio di quel che verrà con un inedito. S’intitola Felice".