Sabato 15 Giugno 2024
ELISA GUZZO VACCARINO
Magazine

Simone, la Leonessa che danza tra i mondi

La Forti premiata dalla Biennale a 88 anni. Ebrea toscana in fuga negli Usa, ha incarnato ogni avanguardia: da John Cage a Woodstock

Simone, la Leonessa che  danza tra i mondi

Simone, la Leonessa che danza tra i mondi

di Elisa Guzzo Vaccarino

Dalla Toscana, dove nasce in una famiglia ebrea di industriali tessili agli studi delle avanguardie più titolate che hanno fatto la storia delle arti contemporanee in America: a 88 anni la gran signora del postmodern Simone Forti riceve il Leone d’Oro per la Danza della Biennale di Venezia 2023, diretta dall’inglese Wayne McGregor, in riconoscimento del valore di un percorso e di una carriera unici. Il Leone le sarà consegnato nel corso del 17° Festival internazionale di danza contemporanea che si svolgerà a Venezia dal 13 al 29 luglio.

Simone è la nipote di Beniamino Forti che, dalla Spagna antisemita via Montepulciano, si stabilisce a Prato nel 1861, novello sposo della figlia di un lanaiolo pisano, pronto ad aprire filature proprie con cui ottiene i profitti che pionieristicamente userà anche in attività formative e socio-culturali per le famiglie dei suoi operai. Nel 1882 Beniamino acquista uno stabilimento a La Briglia e fonda un villaggio per i lavoratori, dirigenti e maestranze, completo di teatro e biblioteca. Le leggi razziali del 1938 però mettono in fuga la famiglia Forti, che vende tutto; Simone si stabilisce in America con il padre Giulio: una nuova vita oltreoceano le apre le porte della creatività, che esercita a tutto campo, artista tra gli artisti portabandiera del Nuovo Mondo.

Diplomata al Reed College di Los Angeles, si stabilisce a San Francisco con il primo marito, lo scultore Robert Morris, frequentando i workshop di danza di Anna Halprin, leggendaria figura dell’improvvisazione. Nel 1959 è a New York e frequenta i cenacoli di Martha Graham e Merce Cunningham, al top della sperimentazione, ai vertici della realtà coreografica Usa; studia con Robert Dunn, che la introduce al lavoro di John Cage. Le sue prime prove di coreografa avvengono fuori dagli spazi teatrali tradizionali con happening ispirati ai giochi infantili: la bambina toscana conquista così la Grande Mela nei luoghi deputati dell’avanguardia anti establishment.

Tanto è vero che nel 1961 Simone Forti organizza nel loft di Yoko Ono la sua serata Five Dance Constructions and Some Other Things usando il “movimento naturale”, come fanno i colleghi fondatori del famoso Judson Dance Theater, tra cui Trisha Brown, mancata nel 2017 prima di poter ricevere a sua volta un meritato Leone d’Oro, e Steve Paxton, che invece lo ha avuto nel 2014. Le performance firmate Forti la segnalano all’attenzione generale, dei critici d’arte e di danza; nascono nuovi lavori, anche in collaborazione con il secondo marito Robert Whitman, ben noto per le sue opere tra teatro e video; la musica sperimentale la coinvolge poi anche sul fronte delle tecnologie sonore. .Dal 1968, allo zoo di Roma, Simone Forti studia i movimenti degli animali, i fenicotteri e gli orsi, dedicandosi poi alla pratica del Tai Chi Chuan e dividendosi tra New York e Los Angeles, e cooperando con musicisti sperimentali come Charlemagne Palestine e Peter van Riper, che diventerà nel 1974 il suo terzo marito. Nel ’69 a Woodstock si immerge nella cultura psichedelica sperimentando l’Lsd. Studia canto con Pandit Prân Nath, maestro indiano del compositore La Monte Young.

Negli anni ’80 e ’90 Simone sviluppa la serie News Animations, di assoli che uniscono le parole al movimento (Logomotion), sulla politica, sui cambiamenti climatici e sulle questioni sociali. E ancora collabora al top con l’artista Nam June Paik, apparendo di frequente nei suoi lavori. Le immagini delle improvvisazioni fortiane sono al Museum of Modern Art di New York e allo Stedelijk Museum di Amsterdam. L’archivio della famiglia Forti, una “scatola delle meraviglie” da Los Angeles è ora arrivato come dono prezioso a Vaiano, tornando “a casa”.

È bello che, accanto alla poliedrica viaggiatrice Forti, il Leone d’Argento della Danza vada al gruppo cinese Tao Dance Theater, di scena a luglio, novità inedita sulle nostre scene.