Giovedì 11 Aprile 2024

Ragazzi interrotti: dov’è finita la felicità?

World Happiness Report: per la prima volta i 15-24enni americani ed europei sono meno soddisfatti della loro vita rispetto ai più vecchi

Ragazzi interrotti: dov’è finita la felicità?

Ragazzi interrotti: dov’è finita la felicità?

C’è poco da sorridere, scorrendo i dati dell’ultimo World Happiness Report resi pubblici ieri dalle Nazioni Unite. Aldilà delle classifiche che sanciscono che per il settimo anno consecutivo è la Finlandia ad aggiudicarsi il titolo di “Paese più felice al mondo“, e che l’Italia risulta 41ª appena sopra il Guatemala ma parecchio sotto Kosovo e Romania, solo citando a caso, il dato decisamente più preoccupante è quello che riguarda i ragazzi. Per la prima volta dal 2012 – anno in cui è stato redatto il primo “Report“ – "il trend positivo globale della soddisfazione di vita tra i 15 e i 24 anni si è interrotto". E secondo Vivek Murthy, il massimo funzionario Usa ad occuparsi di questioni di salute pubblica, la colpa di tanta infelicità tra i ragazzini è l’uso e soprattutto l’abuso dei social media – con l’isolamento e l’alienazione dai rapporti umani, l’aspirazione impossibile del raggiungimento di modelli irreali, cyberbullismo, challenge pericolose e via così –, ovvero la mancanza da parte dei governi dell’imposizione ai colossi hi-tech di misure di tutela dei minori.

Il World Happiness Report 2024, coordinato dal Centro di Ricerca sul Benessere dell’Università di Oxford, Gallup e dalla Rete delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile, si basa su indagini effettuate in 143 paesi. "In Occidente – si legge nel Report – la felicità è tradizionalmente associata alla giovinezza e la vecchiaia è considerata una fase della vita più infelice, ma la realtà attuale smentisce queste convinzioni. La felicità tra i giovani (di età 15-24 anni) è scesa bruscamente in Nord America, al punto che i giovani sono meno felici dei vecchi. Il binomio gioventù-felicità è andato in crisi (pur se meno bruscamente) anche in Europa occidentale". "In Nord America e in Europa Occidentale è come se i giovani stessero vivendo una “crisi di mezz’età“, ed è sconcertante", ha dichiarato il prof Jan-Emmanuel De Neve, direttore del Centro di Ricerca sul Benessere di Oxford e direttore dello studio. "Passando – prosegue il Report – alle età più giovani (10-15 anni), i risultati degli studi sono più limitati. Nei paesi ad alto reddito, la soddisfazione per la propria vita è comunque diminuita dal 2019, soprattutto per le ragazze. Le ragazze riportano una minore soddisfazione nei confronti della propria vita rispetto ai ragazzi intorno all’età di 12 anni. Questo divario si allarga tra i 13 e 15 anni, e la pandemia ha amplificato la differenza"

Immediato il grido d’allarme lanciato – sulle pagine del Guardian – da Vivek Murthy, Surgeon general degli Stati Uniti: alla luce dei nuovi dati, Murthy ha ribadito l’urgenza di provvedimenti governativi sull’uso dei social media. "È l’uso incontrollato dei social media a portare all’isolamento e alla depressione i nostri ragazzi – ha ripetuto ieri Murthy –, l’uso senza regole dei social media equivale a guidare macchine che non hanno dispositivi di sicurezza come gli airbag lungo strade dove non esistono né semafori né limiti di velocità". La battaglia di Murthy da mesi è volta al recupero della connessione sociale – tra i più giovani – attraverso la creazione di occasioni di attività culturali e sportive, con iniziative nei luoghi di istruzione, miglioramento di alloggi e di trasporti perché, a suo parere, l’esplosione dell’uso dei social media sta causando "danni straordinari" alla salute mentale degli adolescenti, e i genitori sentono che "tutto la gestione dell’impatto dei social è stata scaricata sulle loro spalle".

L’indicatore di felicità per ogni nazione viene stabilito tenendo conto di sei variabili chiave: Pil pro capite, aspettativa di vita in buona salute, avere qualcuno su cui contare, libertà di fare scelte di vita, generosità e libertà dalla corruzione; la misurazione del benessere soggettivo contenuta nel World Happiness Report si basa invece su tre principali indicatori di benessere individuale: valutazioni della vita, emozioni positive ed emozioni negative. Nella quotidianità di coloro che oggi hanno dai 15 ai 24 anni negli Stati Uniti e in Europa occidentale, è evidente che a dominare siano le emozioni negative. "Le protezioni per salvaguardare i più giovani sono necessarie immediatamente" ha detto Murthy: "se hai a che fare con un dodicenne o un quindicenne, non puoi aspettare tre o cinque anni e vedere se intanto la politica per caso fa qualcosa. Temo che i governi non avvertano tutta l’urgenza che c’è: l’infanzia dei nostri figli è in corso adesso". Ed è sempre meno felice.

Chiara Di Clemente

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