Palazzo Pitti fa risplendere gli abiti del ’900

di Eva Desiderio Un abito da sera del 1920 può essere ancora modernissimo. Sì, se è chic e lineare come quello...

Palazzo Pitti fa risplendere gli abiti del ’900

Palazzo Pitti fa risplendere gli abiti del ’900

di Eva Desiderio

Un abito da sera del 1920 può essere ancora modernissimo. Sì, se è chic e lineare come quello ’Charleston’ di Coco Chanel, la grande stilista che ha liberato il corpo delle donne dall’oppressione dei corsetti dando alla loro vita movimento e gloriosa praticità con l’invenzione del tailleur, esposto in una delle 12 sale del Museo della Moda e del Costume nella Palazzina della Meridiana di Palazzo Pitti da mercoledì scorso durante l’attesissima riapertura di questi spazi a tutta creatività e opulenza.

Nella moda tutto nasce e rinasce di decade in decade, come racconta l’esposizione sul Novecento delle ’Collezioni permanenti’ del Museo, uno spazio per il sogno e la fantasia che ad aprile accoglierà in altre tre grandi sale anche i pezzi più significativi che vanno dal Rinascimento all’Ottocento. Con una rotazione e un controllo da parte dei restauratori e degli specialisti costante perché queste opere d’arte tessili sono molto delicate e temono polvere e luce. Quindi, dopo tre anni di stop per il Covid e per i necessari lavori di restauro, il Museo riaccende i riflettori sui suoi 15mila pezzi tra abiti e accessori donati e acquisiti nel mondo ma soprattutto in Italia a testimonianza di una storia dell’abito unica e irripetibile.

Ora i 50 abiti esposti delle collezioni permanenti raccontano il Novecento e la sua società, dal vivo su manichini e fuori dalle teche così da avere un contatto diretto e ammaliante con il visitatore. Non mancano neppure scarpe e cappelli, come la scarpa Rinoceronte di Salvatore Ferragamo o quelle di fine Settecento come ballerine di seta e di raso così moderne da poter essere messe in vetrina anche oggi. Un percorso nel sogno che spazia dagli anni Venti con il Delphos color cipria di Mariano Fortuny al mantello in velluto devorè appartenuto ad Eleonora Duse, la cappa di velluto del 1920 di Paul Poiret con pizzo d’oro e rose di velluto dalla collezione donata da Anna Piaggi. Questa la prima delle dodici sale dell’allestimento curato da Tommaso Lagattola per esaltare la bellezza delle decorazioni della Meridiana con l’intervento dell’architetto Elena Pozzi.

"Questa è una ri-inagurazione con la collezione permanente e alcuni pezzi importanti del Novecento – ha detto il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt –. In primavera proseguiremo con l’aggiunta di tre grandi sale e le collezioni rare dal 1500 al 1800 di abiti e accessori. Sono felice che siamo riusciti a riaprire le sale con questa mostra curata da Vanessa Gavioli".

"Mi piace onorare il ricordo e l’opera della dottoressa Piacenti" ha affermato la stessa Gavioli che ha curato l’esposizione e che ha messo a confronto vari decenni di stile e di lavorazioni certosine in abiti capolavoro come quelli di Schubert, Roberta di Camerino, Roberto Capucci, Valentino, Gianfranco Ferrè, Versace, Jean Paul Gaultier, Giorgio Armani, Gucci... Schmidt poi ha ricordato l’impegno culturale di Roberta Orsi Landini, studiosa eccelsa che ha lavorato fin dagli anni della fondazione e il valore delle donazioni che da sempre hanno arricchito il patrimonio del Museo invitando chi puoi a donare. E infatti in mostra ci sono due abiti spettacolari come quello in maglia di acciao di Gianni Versace donato da Patty Pravo e quello nero, una sottoveste di stretch supersexy, indossato nei concerti di Madonna e creato per lei da Jean Paul Gaultier.

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