Mercoledì 29 Maggio 2024
ELETTRA BERNACCHINI
Magazine

Susanna Nicchiarelli: "Sul cinema si deve rischiare"

La regista di ‘Nico, 1988’ premiata a Recanati: "È un’industria, ma dà anche senso alla vita"

Susanna Nicchiarelli premiata alla Mostra del cinema di Venezia del 2017

Susanna Nicchiarelli premiata alla Mostra del cinema di Venezia del 2017

Susanna Nicchiarelli, classe 1975, ha ricevuto a Recanati il Premio Ludovico Alessandrini per il Cinema di Poesia, giunto alla sua XII edizione, riconoscimento avuto tra gli altri da Franco Piavoli, Francesca Archibugi, Gianni Amelio, Alice Rohrwacher. Nicchiarelli ha alle spalle una carriera ormai ventennale, da I diari della Sacher (2001) ai film Nico, 1988 (2017) – premiato alla Mostra del cinema di Venezia nella sezione Orizzonti – Miss Marx (2020), Chiara (2022). "Ho concluso una trilogia, in un certo senso – dice la regista – Ora ho bisogno di fare ‘qualcosa di completamente diverso’, come i Monty Python"…

Nico, Eleanor Marx, Chiara: come nasce l’interesse per figure femminili incastonate nella grande storia?

"Non sono partita programmaticamente con l’idea di cercare figure femminili interessanti – per altro all’epoca di Nico, 1988 nessuno trattava questo tema, oggi lo fanno tutti. Parto dall’innamoramento per un personaggio nel quale cerco me stessa. In queste tre donne vedevo sia punti di contatto sia zone d’ombra molto lontane da me. Per Nico ed Eleanor Marx, ad esempio, l’auto-distruttività: la prima è un’eroinomane, cosa che a me spaventa molto, la seconda alla fine si suicida, io al contrario sono attaccatissima alla vita. D’altra parte, Eleanor è appassionata di filosofia e io ho studiato filosofia, con Nico ho in comune l’amore per la musica e il rapporto con l’arte. Chiara invece aveva la fede in Dio che a me sfugge completamente, la santità e niente è più lontano da me, ma al tempo stesso l’avere un progetto, la volontà di costruire una comunità, essere dalla parte degli ultimi, affermarsi in un mondo di uomini come quello della Chiesa: tutto questo lo condivido".

Un altro sguardo cinematografico femminile che le piace?

"Sofia Coppola mi ha influenzata profondamente e mi ha dato speranza. Maria Antonietta (2006) mi ha folgorato. Ricordo di essere andata a vederlo con degli amici e usciti dalla sola loro erano un po’ dubbiosi. Io pensavo: come è possibile non capire l’importanza di quello che ha fatto, scegliere forse una delle figure più bersagliate dalla misoginia della storia e averla raccontata in quel mondo. Ma anche la comicità e semplicità di Lost in Translation (2003)".

Il prossimo autunno dovrebbe arrivare su Raiuno la sua serie Fuochi d’artificio, ambientata durante la Resistenza. È del 2020 la sua serie Netflix, Luna nera (2020). Cosa cambia per lei tra film e serialità?

"In una serie accadono molte più cose, il pubblico cui ti rivolgi è molto più ampio e potenzialmente più distratto, quindi c’è bisogno di accompagnare le persone più a lungo nel racconto: per me è un po’ come girare un lunghissimo film. Per Luna nera ho diretto un materiale scritto da altre (Francesca Manieri, Laura Paolucci e Tiziana Triana, che è anche autrice del libro Le città perdute cui la serie si ispira) mentre in Fuochi d’artificio, di cui ho anche scritto le sceneggiature con Marianna Cappi, ho avuto il controllo su tutto il prodotto. Due esperienze entrambe formative e interessanti. Del mio lavoro amo il fatto che sei costretta a confrontarti, non potrei mai lavorare da sola".

Nel cinema italiano si va dall’allerta per il calo delle produzioni al successo di Paola Cortellesi. Che ne pensa?

"Intanto, bisogna partire dall’idea che il cinema va finanziato prendendo dei rischi. C’è una tendenza tale per cui se qualcosa funziona, allora se ne fanno altre dieci uguali, come nel cinema americano... C’è bisogno di un investimento pubblico verso nuove generazioni e non solo verso i grandi maestri, perché non è detto che un’idea di cinema abbia subito un successo commerciale. Sostenere il settore cinematografico fa bene all’Italia per i posti di lavoro che crea e anche per l’immagine che si ha nel mondo. E poi il cinema, come qualsiasi attività culturale, è qualcosa che dà senso alla vita delle persone, che crea occasioni di dibattuto e forma comunità più forti e pensanti".

Idee su nuove storie da raccontare?

"Non ancora. Sto digerendo tutto quello fatto finora, sto riflettendo".

Sarà una serie tv o un film?

"Film, sicuramente".