Martedì 23 Aprile 2024

Majakovskij, la rivoluzione è nell’amore

Il cantore dell’ottobre russo fu un originale poeta dell’immaginario amoroso. Dedicò tutti i suoi versi, tranne due, a Lili Brik

di Lorenzo Guadagnucci

Il 12 aprile 1930, due giorni prima di spararsi un colpo di pistola al petto, Vladimir Majakovskij scrisse così nel suo famoso biglietto d’addio: "Come si dice – “l’incidente è chiuso“ la barca dell’amore si è schiantata contro l’esistenza quotidiana". La barca del “poeta della rivoluzione“ era sempre in tempesta e molte volte, nell’arco della sua breve vita – morì a 37 anni – Majakovskij aveva minacciato il suicidio. Come ha ricordato Lili Brik, il suo più grande, movimentato ma duraturo amore, "le conversazioni di Majakovskij erano sempre sul suicidio. Era puro terrore". Come quella volta che le telefonò la mattina presto per dirle: "Mi sto per sparare. Addio, Lilik". Quella volta non lo fece, ma il 14 aprile 1930 sì, presente non Lili però, bensì Nora, il suo ultimo altro amore, altro nel senso che Volodja – come tutti chiamavano Vladimir – ebbe numerose altre donne, pur conservando Lili al centro del suo cuore. Come scrisse ancora nel messaggio d’addio: "Compagno governo, la mia famiglia è composta da Lilja Brik, la mamma, le mie sorelle e Veronika Polonskaja", cioè Nora.

A leggere tutte insieme le Poesie d’amore appena pubblicate da Einaudi, viene da pensare che la vita stessa di Majakovskij sia stata una “barca dell’amore“, facendo scolorire la dimensione del poeta rivoluzionario, prima futurista poi tumultuoso, a volte contraddittorio cantore dell’ottobre russo e del regime bolscevico. Fu Lili stessa a raccontare di quella volta che Volodja si mise a declamare a memoria un poema che stava scrivendo, Don Juan, mentre camminavano per strada: "Non sapevo che lo stava scrivendo e mi arrabbiai perché era ancora sull’amore, m’aveva proprio stufata! Volodja tirò fuori il manoscritto da una tasca, lo fece a pezzi e li affidò al vento che soffiava lungo via Žukovskij".

Volodja era fatto così: aggressivo, emotivo, plateale, famoso per il suo aspetto – altissimo, capelli lunghi, una blusa gialla indossata come una divisa – e per le sue rumorose esibizioni. Lili, quando avviò con lui un legame anticonvenzionale che includeva il marito Osip, riuscì in qualche modo a disciplinarlo: Volodja si tagliò i capelli, abbandonò l’amata blusa e accettò di sottoporre i suoi denti guasti alle cure di uno specialista. Lili per Volodja era quasi tutto: a lei dedicò tutte le sue poesie, tranne un paio, scritte per Tatjana Jakovleva, la modella di cui si innamorò a Parigi, senza ovviamente abbandonare Lili, a sua volta spesso innamorata di altri uomini, senza per ciò mettere in discussione né il rapporto con Majakovskij né l’unione col marito.

Si potrebbe parlare a lungo delle donne di Majakovskij, ma poiché il poeta nel famoso biglietto scrisse "per favore non fate pettegolezzi. Il defunto li detestava", conviene attenersi ai suoi versi d’amore. Il suo biografo Bengt Jangfeldt (autore di Majakovskij. Una vita in gioco, Neri Pozza) scrive che la Lettera da Parigi al compagno Kostrov sull’essenza dell’amore (una delle due dedicate a Tatjana) contiene una definizione dell’amore fra le più potenti della poesia lirica russa: “Amare – significa nel fondo del cortile precipitarsi con l’ascia rilucente, spaccare legna, come giocando con la propria forza Amare – è strapparsi dalle lenzuola lacerate dall’insonnia, gelosi di Copernico, considerando lui, e non il marito di Marja Ivanovna, come proprio rivale“. Nel poema Amo c’è un passaggio che si intitola Tu ed evoca la sua Lili: “E sei arrivata tu con fare spiccio attratta dal ruggito, e dalla mia statura, sbirciando hai visto solo un ragazzo. Hai preso e hai tolto il cuore, e senza troppe storie te ne sai andata a giocarci – come una ragazzina con la palla (...) Dimentico me stesso dalla gioia, e galoppo, come un indio a uno sposalizio io salto, tanto sono contento, tanto leggero sono".

Era il 1922 e otto anni dopo Majakovskij avrebbe deciso di togliersi la vita. Ha scritto Nora, l’ultimo suo amore: "Non ho mai visto Majakovskij calmo o equilibrato. O era su di giri, rumoroso, felice, incredibilmente affascinante e sempre pronto a recitare di continuo singoli versi su melodie che creava lui stesso; o era d’umor nero, e quelle volte poteva restarsene zitto per ore di seguito". Finché non fece parlare la sua piccola pistola: "Sono in pari con la vita – così chiuse il biglietto d’addio – non c’è motivo di tenere il conto dei reciproci dolori dei guai e delle offese. Buona permanenza".

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