L’utopia di Nono. Prometeo torna a Venezia. La tragedia dell’ascolto un trionfo da tutto esaurito

A quarant’anni dal debutto l’opera ha ripreso vita nella Chiesa di San Lorenzo. Cacciari ricorda l’Arca di Renzo Piano: "Abbandonata e marcita in un magazzino".

L’utopia di Nono. Prometeo torna a Venezia. La tragedia dell’ascolto un trionfo da tutto esaurito
L’utopia di Nono. Prometeo torna a Venezia. La tragedia dell’ascolto un trionfo da tutto esaurito

A cento anni dalla sua nascita l’utopia di Luigi Nono è andata nuovamente in scena, dal 26 al 29 gennaio, con il Prometeo, 40 anni dopo la “prima“ nel 1984, nella Chiesa di San Lorenzo a Venezia, dove fu rappresentato all’interno di un’arca in legno disegnata da Renzo Piano e con l’Orchestra allora diretta da Claudio Abbado. Alcuni dei protagonisti di quella visionaria esperienza, la Tragedia dell’ascolto, come la definì il compositore, ne hanno rievocato la capacità al tempo stesso misterica, fantastica, eppure saldamente intrisa di terra, in un incontro a Venezia il 29 pomeriggio nella Biblioteca della Biennale, prima dell’ultima esecuzione del lavoro che ha registrato ogni sera il tutto esaurito. Con le persone fuori che speravano di poter acquistare un biglietto, introvabile già poco dopo che il Prometeo era stato annunciato, come in un concerto pop.

Merito del direttore della Biennale, la compositrice Lucia Ronchetti, che dopo il Leone d’Oro alla carriera a Brian Eno (e la prima alla Fenice del tour mondiale del Maestro inglese dell’ambient music), continua a dimostrare quanto labili siano i confini tra i differenti linguaggi e modalità narrative del suono. Che era proprio la pratica di scrittura e di esecuzione di Nono, che trova nel Prometeo la sua più estrema, eppure concretissima, sperimentazione.

La Chiesa, spoglia della meravigliosa struttura allora voluta da Piano, non una scenografia, come il compositore ci tenne a specificare, ma un luogo nel quale la purezza assoluta del suono potesse avere la sua vita migliore e ideale, è diventata parte integrante del concerto. Come avviene con il dub in Giamaica (e come ricordò Brian Eno nella sua lettura proprio a Venezia in occasione del conferimento del Leone d’Oro), con lo studio di registrazione che si fa strumento musicale, qui le pietre di San Lorenzo, con le loro imperfezioni, l’usura del tempo, quelle crepe “poetiche“, come le ha definite Cacciari, hanno dialogato con i magnifici ensemble, 79 elementi in tutto, orchestre, solisti e coristi diretti da Marco Angius, su quel podio che fu di Abbado. Sono risuonati quei testi allora assemblati da Cacciari, un mix di citazioni letterarie e filosofiche, da Eschilo a Benjamin, che si mescolano sino a dissolversi nella manipolazione del suono in tempo reale, i “live electronics“, così cari a Nono che nel 1984, quando queste ricerche erano ancora pionieristiche si rivolse a uno studio di Friburgo, mentre adesso sono stati affidati a Alvise Vidolin, che è stato stretto collaboratore del Maestro ed era con lui anche nella prima rappresentazione.

Allora il Prometeo fu fortemente voluto dal direttore della Biennale dell’epoca, Carlo Fontana, che ha ricordato le difficoltà di un lavoro che, dopo quattro decenni, è ancora avvolto dalla leggenda. La doppia commissione, il Teatro La Scale e la Biennale insieme per la prima volta, le difficoltà burocratiche, i finanziamenti pubblici che arrivarono solo tre mesi prima e che avevano messo in forse la realizzazione di un sogno così complesso da mettere in pratica. E poi il coinvolgimento di personalità della cultura come Emilio Vedova che, ha raccontato Cacciari, inizialmente avrebbe dovuto creare un ambiente visuale con delle proiezioni di immagini ma, dopo una serie di prove nel suo atelier, ci si rese conto che non era possibile usarle sulla pietra della Chiesa e così si occupò dei giochi di luce.

E l’Arca di Renzo Piano, capolavoro dell’architetto? "Non esiste più – ha detto Cacciari – è finita in un magazzino in Brianza ed è marcita lì. Peccato, se fosse stata ricollocata nella Chiesa, come inizialmente si pensava di fare, sarebbe diventata una grande attrattiva turistica".

Prometeo. Tragedia dell’ascolto è un progetto speciale dell’Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale di Venezia, realizzato in collaborazione con la Fondazione Archivio Luigi Nono e TBA21–Academy.

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