Lunedì 20 Maggio 2024
FRANCO
Magazine

L’ingegner Gadda, il signore della prosa

Cinquant’anni fa moriva lo scrittore di “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana“. Il “gran lombardo“ adottato dalla Capitale

di Franco

Gàbici

"Qui nel cuore antico e sempre vivo di sogni e d’utopie, Roma dà asilo alle spoglie di Carlo Emilio Gadda, geniale studioso, artista dalle forti passioni morali e civili, signore della prosa". Questa epigrafe, dettata dal poeta Mario Luzi per la tomba di Gadda nel cimitero acattolico di Roma, riassume con pochi ma efficaci tratti la figura del “grande lombardo” del quale ricorrono quest’anno i cinquant’anni della morte, avvenuta a Roma il 21 maggio del 1973 alla soglia degli ottant’anni.

Lombardo di nascita (era nato a Milano il 14 novembre del 1893), volontario alpino della Prima Guerra Mondiale, sciacquò nell’Arno i “panni lombardi” e finì i suoi giorni a Roma dove aveva ambientato Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, il romanzo pubblicato nel 1957 che più di ogni altro gli dette fama e successo grazie anche al film Un maledetto imbroglio, trasposizione cinematografica del Pasticciaccio per la regia di Pietro Germi. Per “guadagnarsi il lesso”, ma soprattutto per accontentare la madre, divenne ingegnere senza però mai smettere di far l’occhietto alla letteratura, una passione che come un fiume carsico attraversò sempre la sua vita.

Negli anni “ingegnereschi”, infatti, scrive il saggio filosofico Meditazione milanese, inizia La meccanica, pubblica nelle edizioni di Solaria La Madonna dei filosofi e poco prima di abbandonare definitivamente l’ingegneria, che lo aveva portato a lavorare in Argentina e in Vaticano, pubblica a puntate sulla rivista “Letteratura” il romanzo La cognizione del dolore che proprio sessant’anni fa, nel 1963, uscì in volume per le edizioni Einaudi con una prefazione di Gianfranco Contini.

La Cognizione, come ha scritto il critico Gian Carlo Roscioni, "è il libro della vita di Gadda, non perché in esso egli abbia raccontato la sua vita, ma perché la sua vita è stata spesa a scriverlo". La Cognizione, dunque, “è” il romanzo di Gadda, una via maestra per penetrare nel suo mondo fatto di umori, di rabbie, di oscuri grovigli dove il personaggio principale, evidente alter ego dell’autore, soffre di quel "male oscuro di cui le storie e le leggi e le universe discipline delle gran cattedre persistono a dover ignorare la causa, i modi: e lo si porta dentro di sé per tutto il fulgurato scoscendere d’una vita, più greve ogni giorno, immedicato".

Ma accanto alla Cognizione non deve essere dimenticato il Giornale di guerra e di prigionia, recentemente pubblicato da Adelphi, per la cura di Paola Italia, in una edizione arricchita di alcuni quaderni inediti, un’opera che, forse al di là delle intenzioni stesse del suo autore, offre in nuce un completo autoritratto dell’ingegnere della letteratura.

Alberico Sala, commentando la notizia della morte, scrisse che a Gadda "sarebbe piaciuta la coincidenza del suo distacco dalla terra con le celebrazioni del primo centenario della dipartita di Manzoni (22 maggio 1873), del quale è il più legittimo erede". Gadda amava i Promessi sposi. L’architetto Walter Ameli, dirimpettaio di Gadda in via Blumenstihl, lo ricorda "sempre con i Promessi sposi in mano" e al grande romanzo manzoniano Gadda dedicò la Apologia manzoniana (1924) dove i Promessi sposi sono considerati il modello basilare per ogni scrittura.

Milano e Roma si contesero le spoglie di Gadda e dopo una sepoltura provvisoria nel cimitero di Fuori Porta, lo scrittore finalmente trovò pace nel cimitero acattolico di Roma presso la Piramide Cestia. Pochissimi i presenti a quella cerimonia che rispettava il desiderio di Gadda di esser lasciato nell’ombra e che mise fine ai contenziosi perché, come ebbe a dire Mario Luzi, Gadda non era né romano né milanese ma era solo un italiano. Sì, davvero, un grande italiano.

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