Giovedì 20 Giugno 2024
LORENZO GUADAGNUCCI
Libri

Un corpo a corpo con la storia. Il cammino di Walter Benjamin

La vita e il pensiero di Walter Benjamin, intellettuale del Novecento, attraverso il libro di Paolo Pagani. Benjamin, figura scomoda e tormentata, ha lasciato un'impronta indelebile nella filosofia della storia. Il suo tragico destino si intreccia con la memoria dei senza nome, offrendo spunti di riflessione sull'attualità europea.

Un corpo a corpo con la storia. Il cammino di Walter Benjamin

Un corpo a corpo con la storia. Il cammino di Walter Benjamin

Firenze, 2 giugno 2024 – Fra le citazioni più belle che si possono estrarre dall’opera – composita e affascinante – di Walter Benjamin, ce n’è una che descrive che cosa fu la Grande Guerra per la gente comune, mandata a morire nell’"inutile strage", come la chiamò papa Benedetto XV. Scrisse dunque Benjamin nel saggio “Il narratore”: "Una generazione che era ancora andata a scuola col tram a cavalli, si trovava, sotto il cielo aperto, in un paesaggio in cui nulla era rimasto immutato fuorché le nuvole, e sotto di esse, in un campo di forze attraversato da micidiali correnti ed esplosioni, il minuto e fragile corpo dell’uomo". Benjamin è stato un grande intellettuale del Novecento: versatile come nessuno, originale, spesso scomodo, sempre tormentato. Ebbe una vita complicata e Paolo Pagani, nel suo “In cammino con Walter Benjamin” (Neri Pozza) intreccia opera e biografia mostrando quanto il legame fra l’una e l’altra sia inestricabile.

Nato a Berlino in un’agiata famiglia ebrea, una volta perduto il sostegno economico paterno, Walter si trovò a vivere – cioè a viaggiare e scrivere, perché questo era per lui la vita – restando sempre sull’orlo dell’indigenza. Respinto dalle accademie, ebbe rapporti diretti, spesso di amicizia, coi massimi scrittori, poeti, filosofi del suo tempo (in particolare con Gersom Scholem e Bertolt Brecht), senza mai trovare un posto stabile nell’establishment culturale europeo. Era un inclassificabile, pur appartenendo al vasto mondo dell’antifascismo, pur nella vicinanza (critica) al marxismo. È stato fondamentale l’apporto di Benjamin alla filosofia della storia: "La memoria storica assume piena luce e consapevolezza alla luce del qui e ora, vale a dire del dopo: questo l’assunto anti intuitivo snocciolato da Benjamin", scrive Pagani. E ancora, parole di Walter: "È più difficile onorare la memoria dei senza nome che quella dei famosi. La costruzione storica è dedicata alla memoria dei senza nome". Parole da meditare in un’Europa che oggi rischia di ripetere i tragici errori del ’900.

Benjamin morì suicida in un alberghetto sui Pirenei: era appena stato respinto mentre tentava di passare a piedi in Spagna,inseguito dal nazismo. Aveva 48 anni; la frontiera fu riaperta il giorno dopo la sua morte.