Lunedì 17 Giugno 2024
COSTANZA CHIRDO
Libri

Il fascino di personaggi ordinari nella tempesta del mondo: Elizabeth Strout presenta “Lucy by the sea”

La scrittrice ospite a Firenze. “Ho sempre pensato che la letteratura possa aiutare le persone. Sicuramente ha aiutato me”. L’ultimo romanzo dell’autrice premio Pulitzer è il suo libro più politico

Elizabeth Strout con Margherita Ghilardi e Riccardo Nencini al Gabinetto Vieusseux. Foto di Fulvio Bennati.

Elizabeth Strout con Margherita Ghilardi e Riccardo Nencini al Gabinetto Vieusseux. Foto di Fulvio Bennati.

Firenze, 17 maggio 2024 – Elizabeth Strout “scrive per entrare nei panni di qualcun altro”, ma anche “per far sentire il lettore meno solo”, ed è per questo che i suoi libri riescono ad aiutare tante persone. Così Margherita Ghilardi ha introdotto l’autrice statunitense, ospite ieri nella Sala Ferri di Palazzo Strozzi, in occasione della pubblicazione del suo ultimo romanzo, “Lucy by the sea” (“Lucy davanti al mare”, Einaudi 2024). La scrittrice vincitrice del Pulitzer e del premio Bancarella con il libro “Olive Kitteridge”, pubblicato in Italia nel 2009 da Fazi Editore, ha discusso con Ghilardi dei suoi romanzi, del suo processo di scrittura e del ruolo che secondo lei riveste la letteratura. L’incontro ha inaugurato la collaborazione fra il Gabinetto Scientifico Letterario Vieusseux e Pitti Immagine nell’ambito di “TESTO [Come si diventa un libro]”, evento dedicato all’editoria contemporanea organizzato in collaborazione con Stazione Leopolda, e ideato da Todo Modo.

“Lucy by the sea” è il quarto libro della serie dedicata al personaggio di Lucy Barton – preceduto da “My name is Lucy Barton” (2016), “Anything is possible” (2017), e “Oh William!” (2021), tradotti da Susanna Basso e pubblicati da Einaudi. Sempre narrato in prima persona, è il libro più politico scritto da Strout, ambientato nel caotico contesto degli Stati Uniti del 2020 e 2021, caratterizzato dalla pandemia, dal movimento Black Lives Matter e dall’assalto a Capitol Hill da parte dei fanatici di Donald Trump. Il “mare davanti a Lucy” ha un significato molto preciso per il personaggio, anche lei scrittrice che però durante la pandemia non riesce a scrivere.

Elizabeth Strout. Foto di Fulvio Bennati (Viesseux)
Elizabeth Strout. Foto di Fulvio Bennati (Viesseux)

“Il motivo per cui ho scritto Lucy in prima persona è che la sua voce è venuta da me – spiega Strout – Ero davvero nervosa all’idea di scrivere in prima persona, non l’ho fatto per anni. Però la voce di Lucy mi è arrivata un po’ come un vecchio filo penzolante: dovevo assolutamente acchiapparlo. Poi ho pensato che doveva essere una scrittrice, il che mi ha spaventata ancora di più perché gli scrittori non sono così interessanti. Sapevo che la gente avrebbe subito pensato che Lucy sono io, anche se non è così. Sapevo che sarebbe stato rischioso, ma semplicemente non riuscivo a smettere si sentire la sua voce”.

Fuggita da New York per paura del virus insieme all’ex marito William, Lucy si rifugia a Crosby, nel Maine: così per loro inizia “la routine interminabile di una quotidianità dilatata”. La ripetizione di “piccoli gesti sempre uguali”, situazioni ordinarie di personaggi ordinari, in un contesto totalmente straordinario e inedito. Strout è sempre stata affascinata dalle persone comuni, anche se proprio osservandole, scrivendone, ha capito che “nessuno è veramente ordinario”. “Ho sempre guardato e ascoltato tutti per anni – spiega – e se riuscivo a creare un legame con una persona, allora potevo riuscire a scriverne. Se scrivo qualcosa di vero, anche se in un contesto provinciale, può avere un impatto universale.” Una scrittrice, un’insegnante di matematica in pensione, uno scienziato che ha divorziato tre volte. È nella loro ordinarietà che i personaggi di Strout prendono vita, diventano reali. Come afferma lei stessa, alla scrittrice non interessa tanto il mistero della scrittura quanto quello delle persone. C’è un divario, secondo lei, tra la “vita interiore” e la “vita esteriore” di un individuo: “Io guardo le persone per strada, vedo il loro aspetto esteriore, come sono vestite, ma poi mi chiedo: cosa accade nella loro mente? Cosa pensano? Cos’è che non dicono a nessuno? Cos’è che pensano quando si svegliano in piena notte? Succede così tanto, dentro di noi.”  

L’autrice rivela di pensare sempre al lettore mentre scrive, “un lettore che non ha età e non ha genere”, ma che sa che ha bisogno che lei sia sincera. Confessa che ancora non riesce ad abituarsi all’idea di avere milioni di lettori in tutto il mondo, ma ciò non le mette pressione. Ha sempre cercato di scrivere al suo standard più alto, e questo è l’importante. Spiega come per lei, l’aspetto più importante della voce di un narratore sia la sua autorevolezza: l’ha imparato da Alice Munro, scrittrice canadese che ha vinto il Nobel per la letteratura, morta quattro giorni fa. “Per me autorevolezza significa dire al lettore, in modo tranquillo ma deciso: ‘vieni con me, ti terrò al sicuro, ti terrò per mano mentre ti accompagno in questo viaggio, non sarai mai solo’. Il lettore ha bisogno di sapere che l’autore ha il controllo, e Munro era bravissima in questo”. 

“Lucy by the sea” è dedicato al marito di Strout, e al marito di sua figlia. È stato scritto durante la pandemia con la consapevolezza di vivere un momento storico molto importante: per questo ha voluto ambientarlo nella contemporaneità.  “Considerando tutti gli eventi terribili che si stanno verificando nel mondo, è difficile pensare che la letteratura possa aiutare a cambiare le cose – dice Strout – Però, almeno a livello personale, io ho sempre pensato che la letteratura possa aiutare. Lo penso perché sicuramente ha aiutato me. Credo che se qualcuno legge il libro giusto, al momento giusto, può veramente cambiargli la vita.”