Mercoledì 29 Maggio 2024
STEFANO MARCHETTI
Libri

Dorothy Day. L’anarchica di Dio verso la santità

L’autobiografia della giornalista e attivista statunitense . Dalla sinistra radicale alla fede, nel lavoro per i poveri.

Dorothy Day. L’anarchica di Dio verso la santità

Dorothy Day. L’anarchica di Dio verso la santità

La fede senza le opere è morta, sentenziò l’apostolo Giacomo nella sua Lettera. E di opere, di lavoro, di impegno concreto sono state intessute la vita e la fede di Dorothy Day (1897 - 1980), giornalista, scrittrice, attivista statunitense. Le battaglie sociali contro le ingiustizie e le discriminazioni la condussero dapprima verso le idee comuniste, le fecero abbracciare un ateismo anarchico e radicale, la allontanarono dalla Chiesa: ma proprio accanto agli ultimi, ai lavoratori sfruttati e ai diseredati arrivò poi a recuperare l’essenza di un cristianesimo vissuto nel servizio, nelle strade, in quelle periferie che chiedono ascolto, equità e giustizia. Ho trovato Dio attraverso i suoi poveri è il titolo dell’autobiografia spirituale di Dorothy che la Libreria Editrice Vaticana ha pubblicato con la prefazione di Papa Francesco. Dorothy Day – scrive il Pontefice (che già l’aveva portata come esempio nel suo discorso al Congresso Usa nel 2015) – è la dimostrazione di ciò che può avvicinare le persone a Dio: "La grazia che scaturisce dalla carità, la bellezza che sgorga dalla testimonianza, l’amore che si fa fatti concreti".

Sarà santa Dorothy Day: già nel 1983 è stata aperta la causa per la sua canonizzazione. Ma, come per tanti uomini e donne di Dio, la sua fu una vita inquieta, anche ribelle. Nata a Brooklyn, si iscrisse all’università dell’Illinois ma lasciò l’ateneo e tornò a New York, divenne cronista “sul campo“ per conoscere la realtà dei quartieri più dimenticati, sfilò con le suffragette davanti alla Casa Bianca, venne arrestata. Affrontò lotte anche personali e interiori, amori complicati, un aborto, tanti dubbi. Fu pacifista ed ecologista, e lungo il suo percorso poi tornò a incontrare Dio che forse non aveva mai lasciata: "Per tutta la vita sono stata tormentata da Dio", confessò, riprendendo la lezione del suo scrittore più amato, Dostoevskij.

E da questa specie di "battaglia con Dio" scaturì poi la sua conversione: "Ho detto, a volte con leggerezza, che la massa compiaciuta dei borghesi cristiani che negavano Cristo nei suoi poveri mi ha spinto verso il comunismo e che sono stati i comunisti e lavorare con loro a farmi rivolgere a Dio", ha scritto. La religione della routine, quella che "si limitava alla Messa della domenica", non faceva per lei. Anche in Sacco e Vanzetti, gli anarchici italoamericani mandati ingiustamente a morte nel 1927, lei vedeva figure profondamente cristiane.

Nel 1933 il suo attivismo la portò a fondare, insieme a Peter Maurin, il “Catholic Worker“, il movimento per l’accoglienza dei poveri e dei senzatetto, con lo stesso nome del giornale che affronta i temi sociali alla luce del Vangelo e ancora oggi viene venduto simbolicamente a un centesimo per copia.

Dorothy aprì case di accoglienza, e oggi sono tantissime in tutto il mondo. Ancora negli anni ‘50 venne inserita dall’Fbi in una lista di radicali da tenere d’occhio ma lei continuò strenuamente le sue battaglie. "Il Signore brama cuori inquieti, non anime borghesi che si accontentano dell’esistente. La lotta per la giustizia rappresenta uno dei modi con i quali, anche inconsapevolmente, ogni persona può realizzare il sogno di Dio di un’umanità riconciliata", ricorda ancora Papa Francesco che traccia un ponte fra la storia di Dorothy e quella di don Milani, il parroco “scomodo“ di Barbiana che scrisse: "Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia".

Gli altri siamo noi, ci insegna Dorothy: "Il servizio deve diventare, dunque, politica – conclude il Papa – Ovvero scelte concrete perché la giustizia prevalga e la dignità di ogni persona sia salvaguardata".