Domenica 21 Aprile 2024

La politica surriscalda la notte degli Oscar

Dalla guerra a Gaza alle proteste per gli effetti (dimenticati) della bomba atomica: la tensione è alta. Social in fermento, cerimonia blindata

La politica surriscalda la notte degli Oscar

La politica surriscalda la notte degli Oscar

Mancano poche ore alla consegna degli Oscar. Potremo seguire la cerimonia in diretta, su Raiuno e su Raiplay, dalle 23:40 fino – i più stoici – alle 4:30 del mattino. Il red carpet è già stato srotolato, le poltrone nel Dolby Theater assegnate da mesi, le enormi statue dorate degli Oscar, che saranno come soldatini a sorvegliare il red carpet, sono state tolte dal cellophane. Tutto è pronto per la 96ª edizione del premio più importante del cinema mondiale.

Il grande favorito, come si sa, è Oppenheimer, il film di Christopher Nolan sul padre della bomba atomica. Ma già questo trionfo annunciato solleva enormi polemiche: il film di Nolan si sofferma sugli esperimenti nucleari a Los Alamos, nel Nuovo Messico, ma non parla degli effetti devastanti di quegli esperimenti sulla popolazione, in gran parte ispanica. "Ci hanno ignorato, ancora", accusa una donna cresciuta nella zona dei test nucleari, e sopravvissuta al cancro. E una lettera aperta, sulla questione degli effetti dei test nucleari, è stata firmata da Jane Fonda, Michael Douglas ed Emma Thompson.

Ma a bruciare è la situazione geopolitica mondiale, soprattutto riguardo la guerra che divampa in Medio Oriente. L’amministrazione americana di Joe Biden sostiene Israele, principale alleato Usa in Medio Oriente. Ma non tutti sono disposti a ignorare il massacro dei palestinesi. Si annunciano manifestazioni pro Palestina. E per questo, sono state adottate misure eccezionali. Una rete d’acciaio, installata tutto attorno alla zona degli Oscar, per impedire ai manifestanti di bloccare l’arrivo delle star, come è accaduto ai Grammy Awards, quando i dimostranti hanno bloccato il passaggio alle limousine dei vip verso la Crypto.com Arena. Sono migliaia i poliziotti e gli agenti federali chiamati a controllare lo svolgimento della cerimonia. E intanto, tutte le strade intorno a Sunset Boulevard e a Orchid Avenue, la zona del Dolby Theatre, sono state bloccate. Mentre sui social è attivo l’hashtag #ShutItDown4Palestine.

A lungo, il mondo del cinema è stato in silenzio riguardo al conflitto. È difficile prendere posizione, negli Stati Uniti, con l’amministrazione Biden schierata a favore di Israele, e con Hollywood che ha da sempre una forte comunità ebraica. Una striscia infinita di talenti, da Ernst Lubitsch a Billy Wilder, dai fratelli Marx ai fratelli Coen, da Mel Brooks a Woody Allen, da William Wyler a Natalie Portman. Ma, così come negli ultimi anni i rivolgimenti sociali e quelli geopolitici sono entrati nei discorsi dei premiati, anche quest’anno la questione palestinese potrebbe emergere. Alcune star, negli ultimi mesi, si sono già esposte. Per esempio Joaquin Phoenix, Tilda Swinton, Cate Blanchett, Selena Gomez e Bradley Cooper – due nomination per Maestro – hanno firmato lo scorso ottobre una lettera aperta al presidente Biden, nella quale condannano le atrocità di Israele nei confronti del popolo palestinese, e gli chiedono di sollecitare un cessate il fuoco.

Anche agli ultimi Grammy Awards, Annie Lennox ha invocato il cessate il fuoco durante il suo omaggio a Sinead O’Connor. E agli ultimi DGA Awards, Mark Ruffalo ha detto: "Bombardare non è la strada per la pace. Che c’è di sbagliato a dare alla pace una possibilità?" Mentre John Ortiz di American Fiction – uno dei film in gara – ha esibito ai Grammy un nastro giallo per mostrare sostegno agli ostaggi israeliani. Il nastro giallo divenne un emblema del sostegno agli ostaggi da quando nel 1979 in Iran 52 americani furono tenuti prigionieri a Teheran per 444 giorni.

Le parole più chiare, finora, le ha spese però un britannico. James Wilson, produttore del film La zona d’interesse, opera che mostra l’orrore dell’Olocausto visto dalla casetta di fronte, quella del comandante del lager. Agli ultimi premi Bafta, gli Oscar britannici, Wilson ha detto: "Ci sono ancora muri che fingiamo di non vedere, e dovremmo oggi preoccuparci delle persone innocenti uccise a Gaza o nello Yemen, allo stesso modo in cui pensiamo alle persone innocenti uccise a Mariupol o in Israele".

Angelina Jolie è la più radicale. Su Instagram ha scritto: "Ciò che è accaduto ad Israele è un atto di terrorismo. Ma questo non può giustificare le vite innocenti massacrate, bombardando a Gaza una popolazione civile che non ha luoghi in cui rifugiarsi, nessun accesso a cibo e acqua, e neppure il diritto basilare ad attraversare un confine per cercare rifugio". E mentre il popolo nativo Osage, protagonista del film di Martin Scorsese Killers of the Flower Moon, in una dichiarazione sostiene i candidati “nativi“ Lily Gladstone (migliore attrice protagonista) e Scott George (migliore canzone originale) – "Hanno instancabilmente lavorato per raccontare la nostra storia con rispetto, attenzione e autenticità" – fra i candidati si fa notare anche un inno alla pace. È il cortometraggio di animazione War Is Over, ispirato a Happy XMas (War Is Over), l’inno pacifista pace scritto da John Lennon con Yoko Ono, e del quale il figlio Sean Ono Lennon canta la cover.

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