Lunedì 17 Giugno 2024
NICOLA PALMA
Magazine

La forza della Scala, il destino di Meyer

Il sovrintendente presenta la sua ultima stagione: sarei rimasto. La prima con Verdi e il trio stellare Netrebko-Kaufmann-Tézier

La forza della Scala, il destino di Meyer

La forza della Scala, il destino di Meyer

Si dice felice, sereno e gioioso. Assicura che un manager con il suo curriculum "non ha il diritto di lamentarsi". Rivendica con orgoglio di aver "rivoluzionato la Scala dalla testa ai piedi", rendendola moderna e pronta "per le sfide del futuro". Eppure qualche macigno da levarsi dalle scarpe ce l’ha eccome. Con un bersaglio chiaro: il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, "che ha deciso di mandarmi in pensione" dal Piermarini e di allontanarlo da quella che ha ribattezzato "la sua famiglia".

Dominique Meyer ha scelto la conferenza stampa di presentazione della stagione 2024-25 (l’ultima per lui) per fare un bilancio del mandato quinquennale in via Filodrammatici, ribadendo che sarebbe rimasto volentieri fino al 2029: "Sarei stato felice di andare avanti, e anche il Consiglio lo voleva". Poi, però, ha prevalso la volontà del Governo di cambiare e di scegliere come futura guida del teatro l’attuale numero uno della Fenice Fortunato Ortombina; che dal primo giugno assumerà l’incarico di sovrintendente designato e che oggi arriverà a Milano per incontrare a Palazzo Marino il sindaco e presidente della Fondazione Giuseppe Sala (ieri assente).

Un faccia a faccia con un’incognita legata ai tempi: quando entrerà in carica ufficialmente Ortombina? Una domanda a cui solo Meyer può dare indirettamente una risposta. Sì, perché il contratto dell’alsaziano termina a fine febbraio 2024, ma sul tavolo c’è ancora la proposta di una mini-proroga fino a fine luglio, a una settimana dal compimento del settantesimo anno (e dal superamento del limite massimo d’età imposto per decreto ai dirigenti degli enti lirico-sinfonici). È molto probabile che Meyer decida di lasciare alla scadenza naturale (riducendo a otto mesi il periodo di convivenza con Ortombina) per intraprendere una nuova avventura professionale lontano dall’Italia ("La vita va avanti"), ma al momento non ha sciolto la riserva. E l’impasse si riverbera inevitabilmente sull’operatività di Ortombina, che ha bisogno di deleghe e poteri di firma per iniziare a lavorare sul post 2025-26. Intanto, ieri è stato Meyer a prendersi la scena, con il solito tono pacato e sornione, per snocciolare i successi di un’avventura iniziata nel peggiore dei modi non per colpa sua (al primo giorno di lavoro fu costretto a chiudere le porte del Piermarini causa Covid) e ripartita a pieno regime solo a 2022 inoltrato. Nonostante tutto, i numeri raccontano di una Scala molto più solida dal punto di vista finanziario: il bilancio 2023 si è chiuso con un utile di 8,7 milioni (più i 5 accantonati per il trasloco di laboratori e depositi a Rubattino), con ricavi da biglietteria cresciuti in un anno da 27 a 34 milioni e indice di riempimento della platea al 90%; senza dimenticare il lancio del progetto streaming, l’efficientamento energetico, l’aumento degli abbonamenti e degli incassi medi per serata (da 194mila a 236mila) e il boom di sponsorizzazioni (38 milioni) ed erogazioni liberali (6 milioni).

Cifre che quasi fanno passare in secondo piano un cartellone con quattordici titoli che si aprirà il 7 dicembre con "La forza del destino", opera verdiana che si è vista come Prima solo nel 1965 e che sarà diretta da Riccardo Chailly (che resterà fino al 2026 per poi lasciare spazio a Daniele Gatti), con il trio stellare Netrebko-Kaufmann-Tézier. Il 2025 sarà pure l’anno del debutto mondiale dello spettacolo ispirato al "Nome della rosa" di Umberto Eco, commissionata al compositore Francesco Filidei e allestita da Damiano Michieletto, e del grande ritorno di "Norma" di Vincenzo Bellini dopo quasi mezzo secolo di attesa, con Fabio Luisi sul podio, Olivier Py in regia e il soprano Marina Rebeka a sfidare i mostri sacri del passato (Maria Callas su tutte). A dieci anni dall’edizione diretta da Daniel Barenboim, riecco la Tetralogia wagneriana, stavolta griffata Thielemann-McVicar: dopo "L’oro del Reno" nell’autunno 2024, andranno in scena "La Valchiria" e Sigfrido", mentre nel 2026 sono previste le esecuzioni del "Crepuscolo degli dei" e di due cicli completi. Tempo di addii anche nel corpo di ballo: il direttore Manuel Legris lascerà a fine 2025. La corsa alla successione potrebbe trasfomarsi in un testa a testa tra Roberto Bolle ed Eleonora Abbagnato.