Venerdì 24 Maggio 2024
VITTORIO SGARBI
Magazine

Il mistero di Leonardo, genio dell’imperfezione

Nel nuovo libro di Vittorio Sgarbi una “caccia al tesoro“ alla ricerca di capolavori dimenticati. Una storia di scoperte e rivelazioni

di Vittorio Sgarbi

Perché sentiamo Leonardo così vicino e così presente, vivo? Perché è un artista imperfetto. La sua indubbia genialità lo rende diverso da chiunque altro, però è vicino a noi, prossimo agli uomini che non sono geni assoluti, perché il suo è un continuo tentativo di capire il mondo, sperimentando. Leonardo è stato ogni cosa: scrittore, architetto, scultore, pittore; ma sebbene di lui vi siano immagini assolute, non se ne conoscono architetture o sculture. In lui il tentativo è stato sempre più forte della realizzazione delle cose. Non possiamo dire che abbia compiuto imprese artistiche paragonabili a quelle di Raffaello e di Michelangelo, a lui coevi. Michelangelo impone una soggezione assoluta perché è uno scultore inarrivabile. Raffaello è il pittore perfetto. Leonardo invece è il genio dell’imperfezione, un grande dilettante. Forse è questo a rendercelo così vicino: sapere che in fondo ha sbagliato, e soprattutto ha sbagliato a Milano, con il Cenacolo che nella sua perfezione di pensiero è in realtà un’opera molto difettosa, dipinta da un artista pieno di talento e di idee ma con una capacità esecutiva modesta. È un’opera fallimentare.

Cos’altro? Giorgio Vasari nelle sue Vite scrive: "Dette alquanto d’opera alla musica – e qui emerge il suo mestiere primario: il “cantautore” – ma tosto si risolvé a imparare a sonare la lira, come quello che da la natura aveva spirito elevatissimo e pieno di leggiadria, onde sopra quella cantò divinamente allo improviso". Ancora oggi in Toscana sopravvive la tradizione degli improvvisatori di filastrocche, che non recitano versi a memoria ma raccontano all’impronta. "Nondimeno, non lasciò mai il disegnare ed il fare di rilievo, come cose che gli andavano a fantasia più d’alcun’altra".

Disegnare è la sua arte principale, perché il disegno è la trascrizione di un pensiero o di una cosa, è intuizione. Nel 1483 Leonardo viene chiamato a Milano, dove vive diciotto anni di felicità, in dialogo con Ludovico il Moro. Non viene chiamato perché è un grande pittore, ma per il diletto che può procurare al duca: "Fu condotto a Milano con gran riputazione al duca, il quale molto si dilettava del suono de la lira, perché sonasse Laonde superò tutti i musici che quivi erano concorsi a sonare. Oltra ciò fu il miglior dicitore di rime a l’improviso del tempo suo". Leonardo instaura con il duca un rapporto non di cortigiano, ma alla pari e il duca di Milano non potrà imporre nulla a Leonardo.

Come doveva essere il suo aspetto? Ce lo dice il dipinto conservato alla Pinacoteca Ambrosiana, del 1485 circa, il Ritratto di musico. Il giovane uomo tiene in mano lo spartito, il volto è fiero; e più che un personaggio della corte, tendo a pensare che sia un autoritratto di Leonardo trentenne, sfrontato, che, senza timori reverenziali, guarda negli occhi il potente che ha davanti e gli parla alla pari. Io credo che qui possiamo ravvisare il volto di Leonardo davanti a Francesco Sforza e Ludovico il Moro. È una mia suggestione, ma se l’opera può essere attribuita a Leonardo, ancora di più può essere considerata il suo ritratto. Siamo nel tempo in cui un allievo di Leonardo dipinge la Madonna Litta, che ha la stessa concezione compositiva delle Madonne dell’esordio di Leonardo: la Madonna sta in un interno, con due aperture sul paesaggio, rarefatto.

Nonostante gli innumerevoli pareri favorevoli e contrari, io credo che non sia di Leonardo, bensì di un suo allievo, perché le mani della Madonna e del Bambino sono piuttosto rigide, tozze, il volto di Maria duro, quasi scolpito, come fosse la derivazione di una scultura. Se comparata alla trasparenza del volto di Ginevra de’ Benci (ritratta nel 1474), che faceva sentire l’anima della donna, o agli angeli della Vergine delle Rocce, nella Madonna Litta manca quella morbidezza, quella distanza, quell’alone di luce che sono la cifra stilistica di Leonardo. Certamente rientra nella sua scuola ed è opera di uno dei suoi allievi più vicini, su suo cartone.

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