Venerdì 19 Luglio 2024
GIOVANNI BOGANI
Magazine

Diego Abatantuono: "Io e Salvatores: una vera Happy Family. Grazie alle nostre donne"

Diego parla del regista che riceverà sabato il Premio Fiesole Maestri del Cinema. "Salvati dalle nostre compagne: la mia Giulia e la mia ex Rita, l’amore di Gabriele"

Diego Abatantuono : "Io e Salvatores: una vera Happy Family. Grazie alle nostre donne"

Diego Abatantuono : "Io e Salvatores: una vera Happy Family. Grazie alle nostre donne"

Fiesole, 25 giugno 2024 – Sabato 29 giugno Gabriele Salvatores riceverà il premio Fiesole ai Maestri del cinema. È un premio prestigioso, andato negli anni passati a registi come Wim Wenders, Robert Altman, Peter Greenaway, Bernardo Bertolucci, Paolo Sorrentino e Nanni Moretti. Gabriele Salvatores, napoletano cresciuto a Milano, è il regista di Mediterraneo, con il quale ha vinto un Oscar inatteso e bellissimo nel 1992. Lo accolse con luminosa umiltà, dicendo "grazie, ma c’era un film più bello del nostro, Lanterne rosse". È nato alla metà spaccata del secolo scorso: 30 luglio 1950. I suoi vent’anni, li vive negli anni Settanta: fra le spinte di una rivoluzione che trascolora nel sangue degli anni di piombo e le mille scimmie che investono le vite dei ragazzi di allora.

Salvatores riesce a evitarle tutte e due, queste cadute nell’abisso. E costruisce un cinema che le evita entrambe. Per questo, forse, i suoi primi film – quelli della cosiddetta "trilogia della fuga" – sono così amati. Raccontano vite di ragazzi che hanno cercato una vita diversa da quella dei loro padri. Ma senza cadere nelle trappole che hanno massacrato la loro generazione. I ragazzi di quei film fuggono in Messico, in Grecia o in Marocco. C’è sempre un viaggio, e c’è sempre una storia di amicizia.

Fra i suoi amici, di cinema e di vita, chi ha fatto il più lungo cammino insieme a lui è Diego Abatantuono. Che con lui ha girato nove film, da Kamikazen – Ultima notte a Milano a Happy Family, passando per Marrakech Express, Turné, Mediterraneo, Puerto Escondido, Nirvana fino a Happy Family. Insieme hanno creato una società di produzione, la Colorado film. La ex moglie di Diego, Rita Rabassini, è adesso la compagna di Salvatores. Marta, la figlia di Diego, è cresciuta con Gabriele. E allora, forse non c’è nessuno meglio di lui che possa raccontare Salvatores.

Come ha conosciuto Gabriele, Diego?

"Grazie a Paolo Rossi. Paolo, mio grande amico, voleva portare a teatro le strisce, i fumetti di Altan. E per la regia aveva pensato a Gabriele, giovane regista teatrale di cui a Milano parlavano in molti. Andammo a cena insieme, e conobbi questo ragazzo. In quello spettacolo doveva esserci Paolo Villaggio a interpretare Cipputi, il personaggio di Altan. Sarebbero venuti giù i teatri!".

Quello spettacolo però non si fece. Come proseguì la vostra collaborazione?

"Quel giovane regista mi aveva colpito. Mi avevano proposto un film da girare in Marocco, un personaggio minore. Lessi la sceneggiatura, e posi due condizioni: “Se lo faccio, voglio essere Ponchia. E lo faccio solo se lo dirige Salvatores!“ Il produttore disse: va bene per Ponchia, Diego. Ma perché mai dobbiamo prendere un regista spagnolo?".

Poi il "regista spagnolo" venne accettato. Ma come diventaste amici?

"Durante i sopralluoghi di quel film. I sopralluoghi prima di un film sono un’avventura vera, un viaggio all’estero – in quel caso – fra gente che non ti conosce. Mica puoi spiegarle, quelle cose lì. Nacque lì anche la colonna sonora di Marrakech Express".

In che senso?

"Io ascoltavo musica diversa da quella che ascoltava Gabriele. Ascoltavo soprattutto i cantautori: li avevo messi tutti insieme, quelli che mi piacevano, in una cassetta – hai presente i nastri? – che avevo chiamato “Misturone grande libidine“. C’erano canzoni come La leva calcistica del ‘68 di De Gregori, c’erano le canzoni di Lucio Dalla… in breve, tutte quelle di cui Gabriele si è innamorato e che sono la colonna sonora del film".

Che tipo di regista è Gabriele? Come era l’atmosfera sul set?

"Gabriele è preparato, ma anche duttile. Preciso, ma capace di accogliere idee. Molte frasi, molte scene nascevano sul set. In Mediterraneo hai presente l’aereo con cui atterra Antonio Catania, mentre noi giochiamo a pallone? Ecco, quello spiazzetto lì era la vera pista di atterraggio dell’isola! Gabriele è molto aperto, sa accogliere le idee degli altri. Molte frasi di Mediterraneo sono nate sul set. Quando Giuseppe Cederna dice “Siamo in Grecia, non dovrebbero esserci cannibali...“, gli rispondo: “Cosa ne sai? Cosa ne sai tu di cosa mangiano i greci?“. Beh, quella battuta mi era venuta in mente poco prima".

Quei film hanno salvato molti di noi. E forse anche voi.

"Ma se ci siamo salvati, Gabriele ed io, non è per merito di quei film. È per merito delle donne. Rita Rabassini, la mia ex moglie, diventata la compagna di Gabriele. Giulia Begnotti, la mia attuale compagna. E Marta, la mia prima figlia: è cresciuta con Gabriele, e io mi sono sempre sentito tranquillo, perché sapevo che avrebbe avuto accanto una persona di valore. Le storie di divorzi e separazioni sono lastricate di tragedie. La nostra non lo è stata. Se ci siamo salvati, è per merito delle nostre donne".