Lunedì 15 Aprile 2024

Manca sempre meno a Pasqua, ecco cos’è il single shaming delle Feste

Le domande invadenti di parenti e amici verso chi non è in coppia spesso nascono da pregiudizi e stereotipi, ma si possono neutralizzare

Single shaming - Crediti iStock Photo

Beautiful mother and daughter drinking wine and talking while having family Christmas dinner at home

Avete mai sentito parlare di single shaming? È quel fenomeno che dura da tempo – più recente, invece, è questa espressione che lo identifica – e che ha a che vedere con quegli interrogatori fastidiosi e invadenti che spesso vengono fatti a pranzi e cene delle Feste, i momenti dell’anno in cui, tradizionalmente, le famiglie si riuniscono. Si tratta di domande sulla vita sentimentale degli ospiti che non sono in coppia e che spesso sono frutto di pregiudizi e credenze fuorvianti sull’essere single. Oltretutto certe curiosità non sempre nascono da un interessamento sincero nei confronti della persona, ma di frequente rischiano di mettere in imbarazzo e di far vergognare chi, magari, è reduce da una delusione o chi, semplicemente, preferisce non legarsi a qualcuno. Fatto sta che con il trend del single shaming – di cui si torna a parlare in questo periodo, avendo Natale e Capodanno alle spalle, ma davanti Pasqua, il 31 marzo – arrivano anche tutte quelle pressioni e quelle aspettative altrui di cui una persona farebbe volentieri a meno, al di là delle Feste comandate.  

Il peso dei giudizi

I retaggi culturali dietro a un approccio come quello definito single shaming non sono solo anacronistici, ma possono essere anche dannosi. “In passato l'essere single era considerato un periodo di transizione, in cui le persone segnavano il tempo fino a quando non si sposavano o si risposavano”, ha spiegato alla BBC Bella DePaulo, autrice di Singled Out: How Singles are Stereotyped, Stigmatized, and Ignored, and Still Live Happily Ever After. Peccato che ora molte più persone trascorrono più anni da sole anziché in coppia. Secondo la psicoterapeuta Allison Abrams, il single shaming significa “giudicare negativamente qualcuno per non avere una relazione e non conformarsi alle aspettative della società... Perché ha una certa età eppure non è sposato”. Le conseguenze? Gli shamer non se ne rendono conto, ma finiscono per trattare diversamente coloro che sono single, pensando – spesso pure erroneamente – che chi non è in coppia abbia per forza una vita triste e piena di vuoti e noia.

Come rispondere

Chi, seppur inconsciamente, pratica il single shaming non si rende conto che la società è cambiata e sempre più individui – uomini e donne – cercano relazioni di qualità, non una compagnia fine a se stessa. Si stanno riscoprendo rapporti veri e autentici, per i quali la condizione imprescindibile è dare il giusto valore l’ascolto di sé e dei propri bisogni. Il che potrebbe anche implicare stare da soli anziché rimanere imprigionati in storie insoddisfacenti. Ma non tutti hanno voglia di capire e riflettere anche su questi aspetti. E allora, se siete single e, a Pasqua o in altre occasioni, vi ritrovate a tavola con vari commensali e questi partono all’attacco con le domande inopportune, provate a deviarle. Come? - Se non ci si sente di rispondere ad alcuni quesiti, non c’è nulla di male a farlo presente dicendo educatamente che non va di parlarne e proponendo di affrontare altri temi. In questo modo si tronca sul nascere il fuoco amico di domande urticanti. - Se l’interlocutore è particolarmente molesto e insistente, si può fare una contro-domanda, chiedendo, per esempio, come mai sia così importante per quella persona sapere della vostra situazione sentimentale. Oppure chiedete com’è la sua situazione attuale e se è felice. A volte non servono nemmeno parole per capire e nemmeno per zittire. In certi casi basterà quello per far passare a qualcuno la voglia di approfondire la questione. Provare per credere.

è arrivato su WhatsApp

Per ricevere le notizie selezionate dalla redazione in modo semplice e sicuro