Commedia in crisi? Pieraccioni è l’anti-Ciclone

Il principe degli incassi torna in sala con “Pare parecchio Parigi“: "Sei spettatori o sei milioni, per me non cambia niente. Io godo lo stesso"

Commedia in crisi? Pieraccioni è l’anti-Ciclone

Commedia in crisi? Pieraccioni è l’anti-Ciclone

Bogani

"Che siano sei spettatori, o seimila, o sei milioni, per me non cambia niente: io godo lo stesso. Trent’anni fa, a Campiglia marittima, feci uno spettacolo per sei spettatori, e pensai: “Un giorno questa cosa la racconterò“. Ora ho fatto insieme a Carlo Conti e a Panariello settanta Palasport pieni. E questo film, che esce in 450 copie. E già lo so che a marzo avrò voglia di fare un nuovo film, e magari mi faranno una faccia imbarazzata, e mi diranno: “Mah, questo film è meglio farlo fare a Siani…“. E se non mi producono il film – scherza ma non troppo Leonardo Pieraccioni –, vuol dire che venderò un bilocale a Scandicci e lo produrrò da me!".

Sono momenti strani, per il cinema italiano. Sembra non esser più la commedia la regina del box office. C’è, è vero, un film che ha battuto tutti i record: ma una commedia non è; C’è ancora domani di Paola Cortellesi è girato in bianco e nero, tratta di donne, di diritti violati, di patriarcato. Le due commedie uscite durante le feste, Santocielo con Ficarra & Picone e Succede anche nelle migliori famiglie di e con Alessandro Siani si sono attestati intorno ai 5 milioni, e ancora non sono entrati fra i dieci migliori incassi della stagione.

Una congiuntura difficile, in cui la commedia non sembra più la gallina dalle uova d’oro che ha rappresentato per vent’anni; ma in realtà, che ha rappresentato sempre, per il cinema italiano. Dai tempi di De Sica, a quelli di Totò, a quelli della commedia all’italiana. Non erano certo i drammi del Neorealismo, seppur premiati e amati, a smuovere le folle. Erano le commedie. E ora? Come affronta questo momento uno dei re della commedia, Leonardo Pieraccioni, che con Il ciclone a metà degli anni Novanta fece gridare al miracolo, e riportò il sorriso a centinaia di proprietari di sale cinematografiche?

Lo affronta con Pare parecchio Parigi: una commedia che ha anche molti chiaroscuri, molti momenti di riflessione, di malinconia, e un dramma sotteso che è quello di un addio. Un film girato con un cast corale molto ben armonizzato: Nino Frassica, Giulia Bevilacqua, un’ottima Chiara Francini, il sorprendente ritorno di Gianna Giachetti, un tumultuoso Ceccherini, Gaia Nanni. Un film girato dal regista e attore fiorentino "a chilometro zero", vicino casa, con un nugolo di – straordinari – interpreti toscani. "Il successo è solo una variabile: del successo del Ciclone io mi sono impaurito", dice. "Sarò io, pensavo, o è tutto un caso? E comunque, se il mio film l’avessero visto in cinque persone, sarei tornato a fare cabaret in un teatrino di Firenze, Le Laudi, godendomi l’applauso finale come il più bello del mondo. E non sono di quelli che dicono: “devi smettere finché sei sulla cresta dell’onda“. Finché ci saranno tre pensionati in sala, io non smetto. Chi nasce per fare oplà, deve fare oplà!".

Intanto, Pieraccioni ha affrontato temi un po’ nuovi. "Se prima il ciclone era una bella ragazza spagnola, ora il ciclone è il babbo, Nino Frassica. Se prima, con I laureati, raccontavo un quasi uomo, fuori corso della vita, ora alla soglia dei sessant’anni racconto il non detto, le acredini familiari. E torno agli attori toscani, perché la commedia all’italiana è diventata grande, da sempre, grazie a quei meravigliosi attori regionali che hanno portato sulle loro spalle il peso delle commedie. I comici veri sono loro, e vorrei un David di Donatello per gli attori regionali delle commedie".

Poi analizza quella che è una vera e propria kryptonite per le commedie in sala: "La finestra fra l’uscita dei film in sala e l’uscita sulle piattaforme è sempre più stretta, e questo penalizza soprattutto le commedie", ha detto ieri Leonardo alla presentazione romana del suo nuovo film, che esce domani in 450 copie in tutta Italia. "Un’altra cosa che mi colpisce è l’uso del politicamente corretto. Sta assumendo i connotativi di una cosa folkloristica, qualcosa che passerà e che ricorderemo. Il mio montatore mi ha chiesto un giorno, timoroso: “Ma lo scappellotto alla sorella lo taglio? In un momento così…“. Ma quello scappellotto era fondamentale, era un gesto d’affetto che unisce i due fratelli nel film, che cosa vuoi tagliare? Edoardo Bennaro cantava Sono solo canzonette: ecco, queste a me sembrano solo bischerate".

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