Colpiti al cuore da Dalida e Tenco. Storia d’amore e di morte

Si definiscono fratelli cosmici perché da quando si sono incontrati per duettare su un testo di Alda Merini, Grazia Di...

Colpiti al cuore da Dalida e Tenco. Storia d’amore e di  morte

Colpiti al cuore da Dalida e Tenco. Storia d’amore e di morte

Si definiscono fratelli cosmici perché da quando si sono incontrati per duettare su un testo di Alda Merini, Grazia Di Michele e Giovanni Nuti hanno scoperto di possedere un’intesa e un’assonanza di gusti e percezioni forse dovuta a forze ed energie invisibili. Racconta Nuti, viareggino trapiantato a Milano, per sedici anni alter ego della poetessa che gli ha affidato in punto di morte la mission di divulgarne il verbo e lo spirito: "Senza sapere nulla dell’amore di Grazia per Luigi Tenco le ho proposto di fare qualcosa insieme su di lui e sul suo grande amore, Dalida, amatissima da mio padre". Il risultato è l’album ’Una storia d’amore’ destinato a diventare spettacolo teatrale su testi (una lunga lettera) scritti da Paolo Recalcati e Roberto Cardia e le voci dei due interpreti.

Quale ricordo vi lega a questa tragica coppia?

Grazia: "Io ho memoria solo dello sconforto di quel Sanremo che su di me ebbe però l’effetto di farmi capire come la musica non fosse salire su una nave da crociera ed esibirsi ma comportasse ben altre motivazioni. Dopodiché ho iniziato a suonare la chitarra proprio sulle canzoni di Luigi, semplici e profonde allo stesso tempo, capaci di usare un linguaggio quodiano intridendolo però di poesia. Poi mi affascinava la sua figura ombrosa e quando ho iniziato a insegnare l’ho portato come fulgido esempio di coerenza e coraggio. E riprendendo brani come ’Ho capito che ti amo’ o ’Ciao amore ciao’ mi sono anche resa conto di quanto fossero pazzesche le sue melodie".

Giovanni: "Che Tenco fosse nel mio destino l’ho messo a fuoco quando durante l’università a Pisa salii a Milano a incontrare un produttore che, però, alla firma del contratto, mi consigliò di trasferirmi. Per mantenermi passai in Galleria del Corso dove c’era un piano bar. Feci ascoltare al proprietario ’Mi sono innamorato di te’ e non me la fece nemmeno finire che già mi aveva assunto".

Come avete approcciato il repertorio di due mostri sacri?

Grazia: "Rispettandoli. Per esempio io ho lasciato tutto al maschile".

Giovanni: "E quando l’ho sentita era perfetta. Da parte mia ho avuto grande soddisfazione nell’apprendere che l’esigentissimo fratello di Dalida, Orlando, che aveva perfino bocciato l’interpretazione di Celine Dion, abbia invece apprezzato la mia versione".

Avete anche aggiunto due inediti, ’Piccole e grandi cose di te’ e ’Per la cruna di un ago’...

Grazia: "Nella prima immaginiamo che cosa vedesse l’uno guardando l’altra, nella seconda ci focalizziamo sulla difficoltà di concepire il futuro".

Giovanni: "E a riprova del feeling che si è instaurato tra noi lei ha scritto i testi in tre minuti e io li ho musicati in cinque. Come ci fossimo davvero fatti rapire dal copione del loro grande amore, senza farci però condizionare dalle vicende che li hanno portati a una fine tragica per dare spazio solo alla bellezza delle canzoni".

Vi rivedete in qualcosa di loro?

Grazia: "In ’Vedrai vedrai’ indirizzata alla madre rivedo la mia storia, i miei che scuotevano la testa dubbiosi sulla carriera che intraprendevo, ma in generale in ogni titolo mi posso ritrovare io come il resto dell’umanità".

A proposito di incontri del destino, lei Giovanni ne ha vissuto uno leggendario con Alda Merini...

"E anche in quel caso, come con Grazia per Dalida e Tenco, ci ha messo lo zampino il destino. Ero in libreria e un volume è caduto da uno scaffale aprendosi sulla poesia ’I sandali’. Spinto da non so quale forza le scrissi una lettera e lei mi rispose di essere in vacanza all’hotel Certosa che distava più o meno 500 metri da casa sua. Questa scelta mi convinse di trovarmi di fronte a un genio. Da quella visita nel suo albergo non ci siamo più separati: il nostro matrimonio artistico è durato 16 anni".

La sua canzone ’Lirica antica’ è nella colonna sonora del film ’Folle d’amore. Alda Merini’ di Roberto Faenza. È la chiusura del cerchio?

"Mi hanno detto che a Torino, dove il film è stato presentato, dopo la mia canzone è partito un applauso di dieci minuti. Il che mi rende molto fiero. Ma non è l’atto finale del mio rapporto con Alda. Lei mi ha affidato dal letto dell’ospedale San Paolo la missione di divulgare le nostre opere e l’ho fatto con Milva, Valentina Cortese, Lucia Bosè, Monica Guerritore, Carla Fracci e terrò sempre fede alla promessa".

Lorella Bolelli

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