Cento sfumature di manipolazione. L’indagine spietata di Alice

Alice Urciuolo esplora le relazioni tra madre e figlia, tra fede e manipolazione, tra corpo e fragilità, attraverso la storia di Milena, protagonista del suo secondo romanzo.

Mìlena o Milena. Lei è Milena, la protagonista di La verità che ci riguarda, secondo romanzo di Alice Urciuolo (foto), dopo il debutto Adorazione che sta per diventare una serie Netflix. Mìlena invece è la protagonista del libro di Franz Kafka. Un libro un po’ scollato nella copertina che la protagonista del romanzo maneggia e legge, finché non incrocia lo sguardo con un uomo, Emanuele, una decina di anni più grande di lei. Si materializza l’amore, forse, e lo snodo cruciale di una vita che ha un passato per niente facile. Una relazione che sembra bellissima, come quella di Kafka e la sua Mìlena, almeno in apparenza. Tanto da cambiare l’accento del suo nome come quello della protagonista del libro dello scrittore boemo. Ma la difficoltà sta proprio tutta qui nel riconoscere, non necessariamente in anticipo, le storture di una relazione. E quando la manipolazione (più o meno evidente) guida la relazione stessa. Milena del romanzo è figlia di una donna che continua a spendere una fortuna dai suoi risparmi per sostenere la Chiesa della Verità che tra poco, grazie anche ai finanziamenti (più o meno) volontari di altri e altre come la madre di Milena, diventerà la Casa della Verità. Tiziano è il guru, un santone di questa chiesa che assomiglia a una setta e forse lo è, perché nel tempo viene percepita come tale in un paese della provincia laziale (per l’esattezza in Ciociaria). Quanto è manipolatoria, anche in questo caso, la relazione di tutt’altra natura che lega la finanziatrice (la mamma di Milena) con il santone? Lei è convinta che lui abbia in qualche maniera guarito sua figlia dall’anoressia.

È un romanzo che indaga forte sulle nostre credenze, sui nostri sentimenti, sulle nostre fragilità, anche quando siamo convinti di non averne o in particolar modo quando siamo sicuri di aver trovato un equilibrio. Che quell’equilibrio sia un amore o una fede in qualcosa, poco importa. E anche il corpo, non solo per un equilibrio psico-fisico, resta al centro del romanzo. Soprattutto nel vissuto di Milena: il corpo odiato prima, rinnegato poi, ritrovato e di nuovo al centro di gioia, sofferenze e pensieri (lo scoprire di essere incinta, l’aborto).

Allo stesso tempo però c’è quasi una genetica del dolore, un’ereditarietà che si trasmette da madre in figlia. Due che non si sono mai capite. Ma che nel momento in cui sono più lontane, utilizzando come unità di misura la distanza chilometrica, sono invece più vicine. Anche di quello che può sembrare.

Matteo Massi

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