Cambio dell'ora
Cambio dell'ora

Roma, 22 ottobre 2019 – L’estate è ormai un ricordo. Le giornate iniziano ad accorciarsi, le temperature a diminuire (almeno in teoria). E arriva il momento del cambio dell'ora. È lo stratagemma che da decenni usiamo per adeguare il mondo del lavoro al cambio di stagione e alle condizioni di luce che mutano, permettendoci di risparmiare sul consumo di energia. Addio all’ora legale entrata in vigore il 31 marzo scorso.

Quando e come cambia l'ora

Alle 03:00 di notte tra sabato 26 ottobre 2019 e domenica 27 ottobre dovremo spostare le lancette dell'orologio indietro di un'ora (le 03:00 diventeranno le 02:00). Quindi dormiremo un'ora in più. Termina così l'ora legale e inizia quella solare, che ci accompagnerà fino a domenica 31 marzo 2019.

Ora solare, ci sono effetti sulla salute?

Nel corso degli anni la ricerca medica ha condotto vari studi nel tentativo di comprendere se il cambiamento di orario ha un qualche tipo di conseguenza sulla nostra salute psicofisica. Ciò che ha spinto a indagare il fenomeno è un dato di fatto acquisito dalla scienza: le attività fisiologiche del nostro organismo sono scandite da ritmi biologici di diversa durata. Particolare attenzione è stata riservata ai cosiddetti ritmi circadiani, che durano approssimativamente 24 ore e sono regolati da una regione del cervello chiamata ipotalamo. L'orologio biologico della ritmicità circadiana regola molte funzioni, ad esempio il ciclo sonno/veglia e la produzione di ormoni, e si sincronizza con alcuni segnali provenienti dall'ambiente esterno, primo fra tutti quello relativo alla luce percepita dalla retina durante l'alba e il tramonto. In linea di massima, dunque, il cambio tra ora legale e ora solare impone un mutamento brusco, che in qualche misura dà uno scossone ai ritmi circadiani perché introduce un improvviso disallineamento tra l'orologio biologico e quello ambientale.

Le conseguenze principali

La domanda fondamentale è se questo scossone abbia conseguenze negative evidenti, oppure se venga riassorbito in tempi brevi producendo solo lievi disturbi, magari più forti giusto nei soggetti anziani. Le risposte sono varie e, come sempre accade quando parliamo di studi scientifici, non consentono di affermare in modo netto che il passaggio dall'ora legale a quella solare produca un danno oppure no. Possiamo però dire che sono stati rilevati dei cambiamenti fastidiosi nella durata del sonno e nella cosiddetta latenza di addormentamento, cioè il periodo che passa fra il predisporsi al sonno, sdraiandosi e chiudendo gli occhi, e la comparsa del sonno vero e proprio. In linea di massima, al cambio di ora può corrispondere un aumento della frammentazione del sonno e, per coloro che sono mattutini, una maggiore difficoltà ad addormentarsi. Fenomeni che possono collegarsi a una perdita di produttività e di concentrazione, connessa anche a eventuali incidenti automobilistici o sui luoghi di lavoro. Esattamente come accade con l'effetto jet lag, quando cioè cambiamo fuso orario per via di un viaggio in aereo, la capacità di recupero varia da soggetto a soggetto: c'è a chi basta un giorno e chi necessita di un paio di settimane. Alcuni studi, infine, hanno rivelato una correlazione con l'umore: la transizione autunnale sarebbe correlata a un generale miglioramento, mentre quella primaverile avrebbe effetti negativi.

Cambio dell'ora, abolizione?

“Ma alla fine il cambio dell’ora verrà abolito o no?”, si chiedono in molti. Cerchiamo di fare chiarezza: l’Unione Europea sembrava decisa a tutti i costi a voler abolire questo passaggio. Dopo le numerose dichiarazioni del presidente Jean-Claud Juncker (in carica fino al 31 ottobre 2019; dopodiché sarà succeduto dalla tedesca Ursula Von der Leyen), l’anno scorso era arrivata la proposta ufficiale della Commissione europea: ogni Stato avrebbe dovuto scegliere se applicare in modo permanente l’ora legale o quella solare. Ma mentre inizialmente la deadline era la fine del 2019, successivamente l’abolizione del cambio è stata rinviata fino al 2021. I Paesi dell’Ue, infatti, hanno chiesto più tempo per decidere. E alla fine è stato stabilito che le scelte dovranno essere presentate entro aprile 2020. A quel punto, si potrebbe persino arrivare a una consultazione popolare, lasciando così ai cittadini la libertà di esprimere la propria opinione in merito. Manca ancora non poco tempo, vedremo dunque quel che succederà e cosa verrà deciso.