Venerdì 21 Giugno 2024
CHIARA DI CLEMENTE
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Bach, il rap e ChatGpt: odissea nella musica

La Universal chiede il blocco dei brani creati dall’intelligenza artificiale. Come quello che sembra di Eminem ma è scritto da un bot

La musica e l'intelligenza artificiale

La musica e l'intelligenza artificiale

“Domanda: Un calcolatore sarà mai in grado di scrivere buona musica? Tentativo di risposta: Sì ma non tanto presto”.

È un libro difficile, ma che in moltissimi hanno letto, il famoso Gödel, Escher, Bach: un’eterna ghirlanda brillante (detto Geb), scritto da Douglas Hofstadter negli anni ’70 (in Italia arrivò con Adelphi, la prima volta nel ’79). In quel libro Hofstadter si chiedeva in che modo l’intelligenza e la consapevolezza di sé avrebbero potuto prima o poi essere incarnate dai computer, e nelle pagine finali elencava “dieci domande con tentativo di risposta“ sull’Intelligenza artificiale. L’interrogativo sulla musica era il primo: “La musica è un linguaggio di emozioni, e finché i programmi non avranno emozioni complesse come le nostre non sarà possibile che un programma scriva qualcosa di bello. Potranno esservi “contraffazioni“ superficiali, imitazioni della sintassi musicale preesistente; ma nonostante ciò che si può pensare a prima vista, vi è molto di più nell’espressione musicale di quanto si possa catturare in regole sintattiche”.

Sulla superiorità della musica rispetto alle macchine Hofstadter diceva che “ci avrebbe scommesso la vita”. “Considero grottesca e un’inaccettabile sottovalutazione della profondità dello spirito umano la posizione di chi pensa che tra breve potremmo essere in grado di ordinare a una “scatola per musica“ preprogrammata e prodotta in serie, di tirar fuori dai suoi sterili circuiti pezzi che Chopin e Bach avrebbero potuto scrivere se fossero vissuti più a lungo”.

Chopin, Bach. O perchè no? Eminem. Stando a quanto succede in queste ore la triste verità che colpisce al cuore ogni bravo fan di Geb, è che purtroppo Hofstadter ha sopravvalutato la profondità dello spirito umano. Perché le macchine di ultimissima generazione sono talmente potenti da aver imparato non già a imitare uno stile musicale di un determinato autore – rapper rocker o classico che sia – ma a creare pezzi originali che potrebbero benissimo essere stati scritti dagli “umani“ di riferimento. E lo fanno con un livello tale di raffinatezza e verosimiglianza che il gruppo discografico Universal Music ha chiesto alle piattaforme di streaming come Spotify e Apple di impedire l’accesso al proprio catalogo musicale agli sviluppatori che lo usano nell’addestramento dell’IA.

La preoccupazione di Universal, che controlla circa un terzo del mercato musicale globale, è legata – secondo il Financial Times – ai robot di IA che usano le canzoni per allenarsi a creare musica “inedita“, ma sulla falsariga dei brani ascoltati: uno dei casi che la Major ha dovuto affrontare solo nel febbraio scorso è quello di un falso/verosimilissimo rap di Eminem generato da ChatGpt e utilizzato da David Guetta. Ora alcune canzoni generate dall’IA sono apparse sui servizi di streaming e Umg ha chiesto la rimozione totale. “Abbiamo la responsabilità morale e commerciale nei confronti dei nostri artisti di lavorare per impedire l’uso non autorizzato della loro musica e impedire alle piattaforme l’uso di contenuti che violano i diritti degli artisti e di altri creatori» ha commentato al Ft un portavoce della major. Omettendo il particolare che il danno non tocca solo la ipotetica violazione – con conseguenze finanziarie – di un copyright ma mina alla base la specificità stessa della creazione artistica umana, che si basa anche sull’umanissimo rapporto emotivo (fiducia, compartecipazione) tra l’artista e il suo pubblico.

Altro che arte quale distanziamento/presa di posizione sul mondo delle teorie di Adorno. Dai quadri e dalle foto realizzati da Dall-E (basta un ordine testuale: dipingimi un quadro con gli dei dell’Olimpo; scattami una foto di un bassorilievo dell’antica Roma che raffiguri Spider-Man), alle sceneggiature che saranno direttamente trasformate in film grazie a Runway, per non parlare dei film con attori reali vecchi ri-creati ex novo giovani (il prossimo Indiana Jones): l’utilizzo dell’IA “che impara“ a essere creatrice d’arte è sempre più sfrenato, e sta vivendo in questi ultimi mesi un’accelerazione inarrestabile. Esponendoci sempre più al rischio di restare vittime del suo “inganno banale“, come lo definisce Simone Natale.

Nel saggio L’intelligenza artificiale (Einaudi) Melanie Mitchell svela che già nel 2014 Hofstadter era dovuto scendere a patti con una realtà “artificiale“ che lo aveva “turbato profondamente”: era il programma “Experiment in Musical Intelligence“ (Emi) ideato nei ’90 dal musicista David Cope che creava brani nello stile di compositori come Bach e Chopin. “Uno di quei brani – confessò Hofstadter – non sembrava proprio Chopin, ma era abbastanza simile a Chopin. Sin da bambino la musica mi emoziona e mi tocca nel profondo. E ognuno dei miei brani preferiti è come se fosse un messaggio proveniente direttamente dall’animo dell’essere umano che l’ha composto. Era come se mi permettessero di accedere alla loro anima più riposta. Si ha come la sensazione che nulla vi sia di più umano al mondo dell’espressione della musica”. Quando le macchine saranno completamente creatrici anche della musica la nostra umanità sarà derelitta, concludeva.