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Come i cambiamenti climatici influenzano il turismo

Coste e ghiacciai si assottigliano sempre più, addirittura alcune città sono a rischio. Inoltre, afa e condizioni meteo estreme possono demotivare i viaggiatori

Il cambiamento climatico e il riscaldamento globale in atto in questi ultimi decenni stanno minando la sopravvivenza del nostro Pianeta, almeno come lo conosciamo. Non per nulla l’obiettivo 13 dell’Agenda ONU 2030 promuove azioni concrete, a tutti i livelli e integrate nelle politiche nazionali, a tutela dell’ambiente e del territorio. Se non interveniamo al più presto per invertire la rotta, fra qualche decennio un viaggio alle Maldive sarà un lontano ricordo, Venezia potrebbe essere sommersa dalle acque e un soggiorno invernale sulle Alpi potrebbe non essere così “imbiancato” come speriamo. Quali sono, dunque, le mete turistiche più a rischio?

L’erosione di spiagge e coste: Maldive, Caraibi e Messico

Le temperature aumentano, i ghiacciai si sciolgono (a ritmi allarmanti) e, ovviamente, quell’acqua deve andare da qualche parte. Dove? La maggior parte finisce nei nostri oceani, provocando (senza scendere troppo in tecnicismi) l’innalzamento del livello del mare. Se il trend continuerà entro la fine del secolo le acque potrebbero alzarsi fino a 1,6 metri, il che sarebbe devastante per le comunità costiere e le nazioni insulari basse. E non è solo l’innalzamento del livello del mare a rappresentare una minaccia. Anche le tempeste tropicali, sempre più frequenti e intense, stanno erodendo le spiagge, fino a farle scomparire davanti ai nostri occhi. Alle Maldive, alcuni resort sono stati costretti a cercare di ricostruire tratti di spiaggia perduti, e non sono soli in questa lotta: anche le isole dei Caraibi sono state colpite, così come le località costiere del Messico. Il cambiamento climatico sta anche aumentando la gravità degli uragani con conseguenti e distruttive inondazioni improvvise. Inoltre, i grandi periodi di siccità comportano problemi di approvvigionamento di acqua, ormai ricorrenti in molte isole.

Dalle Alpi alla Patagonia il quadro non migliora

Un paesaggio invernale innevato, magari sotto Natale, ci riporta alle fiabe che leggevamo da bambini. Ma per quanto ancora? Gli inverni sono sempre più miti, la neve arriva sempre più tardi e si scioglie prima. E anche le stazioni sciistiche dei ghiacciai sembrano non poter sfuggire agli effetti del riscaldamento globale. Il paesaggio delle regioni di alta montagna sta cambiando completamente mentre aumenta il rischio di frane e valanghe. Gli effetti si fanno sentire anche nell’emisfero australe. Da tempo le meraviglie della Patagonia – gli spettacolari scenari delle sue montagne innevate e dei suoi ghiacciai che arrivano a lambire il Lago Argentino – attirano visitatori tutto l’anno. Purtroppo, anche in queste lontane lande di meraviglia, i ghiacciai si stanno lentamente sciogliendo e gli iceberg scompaiono nell’oceano.

Il MOSE salverà Venezia?

Venezia è una delle mete italiane più amate dai turisti, un museo a cielo aperto, un rincorrersi di calli e stradine che trasportano i visitatori in un altro secolo. Ma Venezia affronta, ogni anno, una dura lotta contro il mare che continua a salire. Le inondazioni rappresentano una minaccia crescente, sono più frequenti e più importanti. Avviato il 14 maggio 2003 e ancora in fase di “sperimentazione” (la consegna dell’opera finita, testata e collaudata, è programmata per fine anno), il MOSE (Modulo sperimentale elettromeccanico) con le sue 4 dighe a scomparsa e le sue 78 paratoie mobili, è stato progettato per difendere la città e la laguna, mantenendo il livello delle acque entro i 90 centimetri. Nonostante i fiumi di polemiche, le inchieste giudiziarie, nei due test, nel 2020 e più recentemente lo scorso novembre (la terza acqua più alta della storia con i suoi173 centimetri), il sistema ha dato riscontri più che positivi.

Australia: coralli e foreste a rischio

L’Australia è una destinazione di vacanza da sogno, soprattutto per i suoi paesaggi già di per sé estremi e i suoi ecosistemi unici. L’Australia ospita il più grande sistema di barriera corallina del mondo, un paradiso a rischio. I fenomeni di “sbiancamento” (una risposta dei coralli alle situazioni di stress ambientale, come l’aumento della temperatura), si susseguono con sempre più frequenza, l’ultimo nel marzo 2022. Dal mare alle foreste, le emergenze si moltiplicano, il Paese combatte ogni anno contro gli incendi boschivi su larga scala che distruggono foreste, case e minacciano vite umane.

Brasile, Rio de Janeiro e Amazzonia osservate speciali

Da un capo all’altro del mondo, Rio De Janeiro è una delle città più “a rischio” del Sud America. È particolarmente vulnerabile all’innalzamento del livello del mare che minaccia le sue famose spiagge. Inoltre, altri rischi assumono la forma di frane, scarsità d’acqua e persino l’aumento di malattie.

Sede di un’incredibile varietà di specie che non possono essere trovate in nessun’altra parte del Pianeta, l’Amazzonia attira gli amanti della natura da tutto il mondo. Ma purtroppo i cambiamenti climatici stanno rendendo questo paradiso naturalistico sempre più fragile. L’aumento delle temperature e il cambiamento dei cicli di pioggia comportano episodi di siccità che sono diventati all’ordine del giorno, spesso uccidendo parti della foresta e rendendo la regione più soggetta agli incendi boschivi.

Afa e caldo eccessivo demotivano i turisti

Passeggiare in una bella giornata d’estate tra le vie di una città d’arte, magari con un leggero venticello a dare un po’ di sollievo, è un’esperienza che arricchisce ma affrontarla con temperature elevate e condizioni d’afa insopportabili può demotivare anche i più “coraggiosi”. Secondo uno studio della European Travel Commission (ETC), le condizioni meteorologiche favorevoli (o meno) hanno un impatto sulle scelte di viaggio a lungo raggio dei turisti tanto quanto la visita di monumenti famosi. Nel 2022 InsureandGo, azienda britannica che fornisce pacchetti assicurativi per i viaggiatori, ha condotto un sondaggio con esiti inattesi: il 71% delle persone interpellate riteneva che diverse zone dell’Europa – in primis Spagna, Grecia, Turchia e Cipro – sarebbero state troppo calde per trascorre le vacanze estive.

Troppo caldo anche per volare

E’ possibile che faccia anche troppo caldo per volare? La risposta è sì. A circa 52°C, gli aerei più grandi – consideriamo il Boeing 747 e l’Airbus A380 – iniziano ad avere problemi. Per i velivoli più piccoli, come il Boeing 737, questi problemi arrivano già verso i 47,5°C. Se consideriamo che, durante l’ondata di caldo dell’agosto 2021, a Siracusa si sono raggiunti i 48,8°C e in Spagna i 47,6°C… non stupisce che negli Stati Uniti la Federal Aviation Authority, la più grande agenzia di trasporti governativa del Paese, abbia già messo le mani avanti, avvertendo i viaggiatori che gli aerei potrebbero rimanere sulla pista, con ritardi e cancellazioni per il caldo.