Giovedì 18 Aprile 2024

Ucraina, la strategia vaticana. Il giurista: "Il Papa cerca il negoziato per stoppare la strage. Non fa il tifo"

De Oto, docente di Diritto delle religioni: la missione di Zuppi ne è la prova. "I filoputiniani non strumentalizzino Bergoglio. Lui sa chi è l’aggredito"

Roma, 11 marzo 2024 – L’invito di papa Francesco a Kiev, formulato nel corso di un’intervista alla Radio televisione svizzera, affinché abbia "il coraggio" di sventolare "bandiera bianca", nell’ottica di un negoziato che ponga fine al conflitto contro l’aggressore russo, alimenta il dibattito internazionale. Tra mai sopiti sospetti all’indirizzo del Pontefice di essere filoputiniano e antiamericano e l’indignazione serpeggiante, anche in seno alla Chiesa, per una supposta volontà bergogliana di condannare l’Ucraina a una sovranità limitata.

Macerie, morti  e feriti dopo  gli ultimi raid russi  su Odessa
Macerie, morti e feriti dopo gli ultimi raid russi su Odessa

Ma, al netto di pregiudizi e congetture, il Papa vuole davvero la resa di Kiev?

"No, ha solo sottolineato che, se questa mai dovesse avvenire, non sarebbe un disonore – chiarisce Antonello De Oto, professore ordinario di Diritto ecclesiastico italiano e comparato e di Diritto delle religioni e interculturale all’Università di Bologna –. Il grande e libero popolo di Ucraina soffre da anni sotto i bombardamenti russi e stringe i denti in linea al fronte. Il Pontefice lo vede e non è estraneo a questa grande sofferenza".

Quindi non è il colpo di grazia alla resistenza di Kiev?

"Per nulla, chiedere la pace non vuole dire invocare la resa".

D’altronde un Papa non dovrebbe favorire i negoziati ed evitare ulteriore massacri?

"Sono due anni che Bergoglio lavora per i negoziati. La missione del cardinale Matteo Zuppi ne è una concreta testimonianza".

Nel discorso di Francesco individua una continuità con la dottrina dell’inutile strage del predecessore Benedetto XV?

"La guerra è sempre tale. Ed è particolarmente odiosa, quando serve a sopraffare la libertà di un popolo sovrano".

Date le rezioni alquanto critiche, l’intervista può definirsi un errore?

"Per nulla. I Pontefici non devono mai cessare di predicare il messaggio di Cristo che è funzionale alla pace. La Santa Sede con la sua neutralità strutturale costituisce una ricchezza e una possibilità sempre aperta per gli Stati di trovare una soluzione ai conflitti. Si pensi al suo ruolo nella decennale crisi fra Stati Uniti e Cuba".

Che conseguenze prevede sul piano geopolitico dopo l’intervista di Bergoglio?

"L’Ucraina è al limite delle forze. La Russia sta premendo ancora sull’acceleratore della guerra. Questo scenario dopo la caduta di Avdiivka peggiora esponenzialmente".

Anche per le parole del Papa, a questo punto?

"Lui non è parte di questa accelerazione. Ha solo ricordato il valore della pace e il coraggio di negoziare anche quando è odioso, essendoci un aggredito ed un aggressore".

Le parole del Papa tuttavia non rischiano di fomentare la retorica filoputiniana e dei pacifisti senza se e senza ma?

"Non penso, i fatti rimangono molto chiari a tutti. L’Ucraina è il Paese aggredito. Questo dato non potrà essere alterato da nessun esercizio retorico filoputiano. E l’Occ idente non abbandoni Kiev".

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