Giovedì 18 Aprile 2024

Ucraina, Parigi accelera. Da colomba a falco, Macron sprona la Ue: "Putin non vincerà"

L’Eliseo torna sulla possibilità di inviare truppe francesi in Ucraina: "Niente può essere escluso, è il meccanismo della dissuasione nucleare"

Parigi, 16 marzo 2024 – Due anni fa era il leader occidentale che più sosteneva la necessità del dialogo con Putin. "Non dobbiamo umiliare la Russia, bisogna a ogni costo cercare un accordo", diceva Emmanuel Macron. Convinto che la via fosse possibile, non risparmiò energie. Decine di telefonate al capo del Cremlino. Viaggi a Mosca per discutere con Putin seduto a un tavolo di una lunghezza inverosimile, a 6 metri distanza dall’interlocutore. Pressioni diplomatiche a ripetizione. Tutto inutile. Oggi Macron ha cambiato registro. Si è trasformato in un falco, un capo di guerra che "non esclude" l’intervento di truppe francesi ed europee in territorio ucraino. "La Russia non può e non deve vincere questa guerra. È in gioco la sicurezza dell’Europa intera", ha ribadito ieri a Berlino, dopo aver incontrato il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il premier polacco Donald Tusk. A tal punto che il Cremlino attacca e dice che "la Francia è già nel conflitto". 

Il presidente francese Emmanuel Macron
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Che cosa ha portato Macron a cambiare così drasticamente posizione? Il presidente francese è vittima della ‘solitudine eterea dei visionari’, come affermano i suoi avversari di estrema destra ed estrema sinistra, meno sensibili di lui alle sorti del popolo ucraino? Vuole incarnare a sua volta il ‘super ego strategico della Francia’, che spinse il generale De Gaulle – e dopo di lui Mitterrand e Chirac – ad affermare la propria indipendenza nei confronti delle grandi potenze, prima fra tutte gli Stati Uniti? Coltiva l’ambizione di mettersi lui a capo dell’Europa, facendo leva sulle capacità militari della Francia e della force de frappe atomica?

Le fonti dell’Eliseo spiegano diversamente i toni bellicosi del presidente. Macron vuole spronare gli europei affinché capiscano che "volere la pace non significa accettare la sconfitta". Devono capire che "Putin tiene conto solo dei rapporti di forza", e che una vittoria in Ucraina lo rafforzerebbe agli occhi della Cina, della Corea, dell’India, della Turchia, dall’Iran, aprendogli possibilità di espansione anche in territorio europeo. La difesa dell’Occidente e dell’Europa, spiegano i consiglieri di Macron, resta certo affidata alla Nato: ma di fronte a un possibile disimpegno Usa – in particolare nella prospettiva di un indebolimento Nato se Donald Trump riconquisterà la Casa Bianca – è indispensabile che i partner europei non si mostrino a loro volta fragili agli occhi di Putin.

"Lasciar planare il dubbio di un possibile intervento militare in Ucraina è una scelta di ambiguità strategica, un messaggio inviato a Putin che può produrre effetti nell’ottica della dissuasione", dice lo storico militare Michel Goya. "È un meccanismo identico a quello della dissuasione nucleare. E non è la prima volta che il presidente francese afferma che niente può essere escluso", commenta la portavoce del governo Prisca Thevenot. "Del resto – aggiunge – cosa dovremmo fare, chiedere a Putin di essere gentile, di ritirare i soldati e sedersi con noi al tavolo dei negoziati, sapendo che non lo farà mai, come lui stesso ha detto e stradetto?".

Unico Paese Ue dotato dell’arma nucleare e di un vero esercito, abituato ai conflitti, bene addestrato e presente in missioni in tutto il mondo, la Francia non sfugge alle crisi di coscienza (vere o false) che riguardano la pace. Fino a che punto sia disposta a seguire Macron, lo vedremo alle prossime europee. Nella speranza che i trolley di Putin non abbiano grande presa.