Tre soldati Usa uccisi, milizie filo-iraniane in fuga. “Temono la ritorsione: evacuate le basi al confine tra Iraq e Siria”

L'attacco alla Torre 22 non resterà impunito ha promesso il presidente Biden. I miliziani sciiti temono il peggio e non stanno aspettando di essere travolti dalla risposta Usa

Roma, 29 gennaio 2024 - Le milizie filo-iraniane temono la ritorsione degli Stati Uniti dopo l'attacco missilistico contro la base Tower 22 in Giordania, al confine con la Siria, che ha provocato la morte di tre marine e il ferimento di 34 soldati, ultimo aggiornamento del Comando centrale Usa. Il presidente Joe Biden, subito dopo l'aggressione, ha dichiarato che le forze armate americane risponderanno in modo consequenziale, senza cercare una guerra. La base di supporto logistico presso la Torre 22 fa parte della rete di difesa giordana ed ospita circa 350 soldati di fanteria e dell'aeronautica militare Usa.

Un marine Usa
Un marine Usa

Ma non c'era bisogno di annunciarlo, i miliziani sciiti armati dall'Iran in Siria e Iraq si aspettano il peggio e stanno cercando rifugio altrove. Il giornale al Araby al Jadeed scrive che gli jihadisti della Resistenza Islamica in Iraq, hanno già lasciato le postazioni lungo il confine con la Siria. Sull'area si è intensificata l'azione di ricognizione dei velivoli Usa, che ha aumentato la pressioni e sui gruppi paramilitari sciiti. Per non essere individuati i capi jihadisti avrebbero anche limitato l'uso dei telefonini e di internet.

Un fuggi fuggi confermato anche da Omar Abu Layla, attivista e direttore del quotidiano Deir Ezzor 24: i filo-iraniani stanno lasciando le roccaforti di Mayadeen e Boukamal.

La Resistenza Islamica in Iraq è il gruppo che rischia di più, dopo aver rivendicato decine di attacchi contro le basi che ospitano le truppe statunitensi in Iraq e Siria dall'inizio della guerra tra Israele e Hamas, prese di mira almeno 160 volte in 4 mesi con razzi e droni. Ma fino ad ieri c'erano stati solo feriti tra le forze Usa, almeno 70 secondo le fonti del Pentagono, e le reazioni di Washington erano state contenute.

Ora però il rischio di escalation con l'Iran è palpabile, ha scritto Max Boot del Washington Post: "Prima o poi sarebbe accaduto: l'Iran ha superato la linea rossa degli Stati Uniti". Nell'editoriale Boot ha sottolineato che la morte di soldati Usa impone "una risposta più forte rispetto a quanto hanno fatto sinora gli Stati Uniti con raid aerei limitati contro milizie sostenute dall'Iran".

Fino ad oggi Biden aveva evitato di farsi trascinare in una guerra con l'Iran, che continua a smentire che le milizie in questione prendano ordini da Teheran, ma, ha scritto Boot, "è chiaramente giunto il momento di dimostrare all'Iran che non può uccidere le truppe Usa nell'impunità". Il giornalista fa inoltre notare che a Teheran interessa poco se gli Stati Uniti colpiscono i miliziani perché li considerano "sacrificabili", suggerendo di colpire le Forze iraniane Quds in Yemen, Iraq, Siria o Libano "a cominciare dal generale Ismail Qaani, successore di Soleimani", ucciso in un raid aereo americano in Iraq nel gennaio di quattro anni fa.

E mentre Washington prepara la risposta, Israele ha bombardato il distretto di Sayyida Zeinab, a sud di Damasco, provocando 6 morti, tra cui alcuni miliziani filo-Iran, ha riferito l'Osservatorio siriano per i diritti umani. Nel mirino dei caccia con la Stella di David c’era "una base appartenente a Hezbollah e alle Guardie rivoluzionarie iraniane".