Martedì 23 Luglio 2024

Risoluzione Onu sulla tregua . Hamas dice sì e rivendica l’orrore: "Sacrificio dei civili necessario"

I miliziani islamisti approvano (con qualche riserva) il documento votato dal Consiglio di sicurezza. Israele replica: "Non metteremo fine alla guerra finché non avremo raggiunto i nostri obiettivi".

di Aldo Baquis

TEL AVIV

Le speranze di una tregua a Gaza sono sensibilmente cresciute dopo che il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato (con 14 voti a favore ed una astensione) un piano in tre fasi descritto alla fine di maggio dal presidente Joe Biden. Il documento menziona anche un ritiro israeliano da Gaza, il ritorno di un milione di sfollati alle città della Striscia, un aumento considerevole degli aiuti umanitari e le fasi della ricostruzione. Ieri reazioni sostanzialmente positive (ma anche accompagnate da riserve) sono giunte da Hamas e da una fonte politica del governo Netanyahu. In serata Ismail Haniyeh (Hamas) e Zyad Nahale (Jihad islamica) avrebbero consegnato ai mediatori del Qatar la posizione aggiornata delle fazioni palestinesi. I miliziani insistono per alcune ‘correzioni’ alla risoluzione Onu: chiedono un cessate il fuoco assoluto e il ritiro totale di Israele da Gaza.

Il segretario di Stato Usa Antony Blinken (impegnato in una spola serrata fra Egitto, Israele, Giordania ed Emirati) aveva espresso compiacimento per le reazioni positive giunte in matinata. Dal premier israeliano, ha dettodi aver ottenuto "un rinnovato impegno" per la roadmap enunciata da Biden, che peraltro si basa su un documento elaborato da Israele. Commentando le reazioni positive giunte da due dirigenti di Hamas, Sami Abu Zuhri e Osama Hamdan, Blinken aveva riconosciuto che sono "segni incoraggianti" anche se ancora non si trattava della risposta formale di Hamas. "Per ottenerla – aveva aggiunto – occorre raggiungere un uomo (Yahya Sinwar) che al momento è sano e salvo, sepolto dieci piani sotto terra da qualche parte a Gaza, mentre il popolo che lui dice di rappresentare continua a soffrire per il conflitto che lui stesso ha innescato".

In un articolo basato sull’esame della corrispondenza clandestina fra Sinwar e i dirigenti di Hamas il Wall Street Journal ha stabilito che le forti perdite umane a Gaza sono da lui viste come "un sacrificio necessario" per la causa palestinese. In un messaggio indirizzato ai dirigenti di Hamas a Doha Sinwar avrebbe menzionato a questo proposito la guerra di liberazione dell’Algeria dal dominio francese: otto anni in cui la popolazione algerina subì perdite comprese in centinaia di migliaia di civili, prima di conquistare la libertà. In quei messaggi, secondo il giornale, Sinwar avrebbe ammesso di essere rimasto stupito di fronte alle efferatezze avvenute il 7 ottobre ("Gli eventi sono usciti di controllo") e avrebbe confermato di non temere la morte, al pari di un nipote di Maometto nella battaglia di Karbala (Iraq) nel 680 d.C.

In Israele Blinken ha trovato Netanyahu impegnato in un momento difficile di politica interna, dopo le dimissioni di due membri del gabinetto di guerra (Benny Gantz e Gady Eisenkot) e dopo una nuova rottura col ministro della difesa Yoav Gallant. Questi infatti ha sfidato il suo partito Likud votando alla Knesset contro una bozza di legge che, malgrado lo stato di emergenza nazionale e le severe perdite patite nelle forze armate, mira ad esonerare dalla leva la maggior parte dei giovani ortodossi. Come Gantz, anche Gallant consiglia ad Israele di assecondare i progetti di Biden, in particolare per quanto concerne la amministrazione di Gaza con la fine dei combattimenti.

Intanto, centinaia di genitori di soldati israeliani impegnati a Gaza chiedono ai loro figli di "deporre le armi e tornare a casa" in una lettera al ministro della Difesa Gallant e al capo di stato maggiore delle forze armate Herzi Halevi. Alla partenza di Blinken una fonte politica israeliana ha confermato che Netanyahu intende ancora sgominare Hamas e recuperare gli ostaggi. "Prima non metterà fine alla guerra". Eppure – secondo la fonte – il piano Biden "consente egualmente ad Israele di raggiungere quegli obiettivi".