Lunedì 15 Aprile 2024

Netanyahu impone agli Usa il veto all’Onu, ma Washington tira dritto. E il premier israeliano annulla il vertice per Rafah

Bibi su tutte le furie per la decisione della Casa Bianca di astenersi alla votazione alle Nazioni Unite. Kirby: “Delusi che non vengano a discutere alternative praticabili per Rafah”

Roma, 25 marzo 2024 - Si allarga la crepa tra Usa e Israele, l'ultimo scossone ai rapporti tra i due alleati è arrivato oggi con l'astensione degli Stati Uniti al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla risoluzione per un cessate il fuoco immediato a Gaza. Proposta sempre respinta da Tel Aviv, che vuole distruggere tutti i membri di Hamas anche entrando in forze a Rafah, cosa più volte sconsigliata non solo da Washington per la carneficina che provocherebbe.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu

Ma oggi è successo di più, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu prima della votazione alle Nazioni ha intimato agli Stati Uniti di mettere il veto o non avrebbe mandato a Washington la sua delegazione di ministri ed esperti per discutere una proposta per Rafah. Gli Stati Uniti infatti da giorni invitano il governo israeliano a discutere su come eliminare Hamas e la sua leadership senza entrare con i carri armati nella città palestinese diventata rifugio anche per chi ha lasciato Gaza.

Un 'ricatto' che alla luce degli avvenimenti ha avuto il risultato contrario: gli Stati Uniti si sono astenuti all'Onu facendo passare la risoluzione. E ora Netanyahu, come aveva minacciato, ha informato gli alleati che la delegazione israeliana, composta principalmente dal consigliere per la sicurezza nazionale Tzachi Hanegbi e dal ministro degli affari strategici Ron Dermer non si sarebbe più recata negli Stati Uniti, specificando il motivo: l'astensione Usa all'Onu.

Mossa però poco gradita a Washington, come ha sottolineato il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale americana, John Kirby: "E' deludente, siamo molto delusi che non vengano a Washington per permetterci di avere una conversazione approfondita con loro sulle alternative praticabili al loro intervento di terra a Rafah". Anche perché, si apprende, lo stato ebraico era stato informato che gli Stati Uniti avrebbero sostenuto due risoluzioni che chiedevano un cessate il fuoco. Però il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant era già a Washington e ci rimarrà per colloqui con i generali del Pentagono.