Natale in Terra Santa, niente luci e processioni. Spari contro il convento: morte madre e figlia

Eventi cancellati a Betlemme, Haifa e nel quartiere cristiano di Gerusalemme. Padre Romanelli: "A Gaza stiamo vivendo un Golgota, celebrazioni solo in chiesa". Cecchino israeliano uccide due donne, sette persone sono rimaste ferite

Roma, 17 dicembre 2023 – A Gaza e in tutta la Cisgiordania è un Natale di guerra. Si spara e si muore, e nel mirino ci finiscono, come è capitato ieri, anche i cristiani. Ne è testimone Padre Gabriel Romanelli, il sacerdote argentino che da oltre quattro anni è parroco della chiesa della Sacra Famiglia, a Gaza, e che riceve regolarmente le telefonate del Santo Padre, il quale vuole informazioni di prima mano.

Padre Gabriel Romanelli, sacerdote argentino che vive a Gaza
Padre Gabriel Romanelli, sacerdote argentino che vive a Gaza

"Attorno a mezzogiorno – dice – due donne della mia parrocchia (Nahida Anton e sua figlia Samar, ndr) , sono state colpite da un cecchino israeliano mentre camminavano verso il convento delle suore: una è stata colpita mentre cercava di trascinare l’altra al riparo. E altre sette persone sono rimaste ferite all’interno del compound della chiesa mentre un razzo ha distrutto il generatore del convento delle suore danneggiando l’edificio che ospita 54 disabili. Questo è il Natale a Gaza". Dove ovviamente non c’è nulla da festeggiare, men che meno il Natale.

“Quest’anno – racconta – avevamo progettato di ospitare per tre giorni il Patriarca latino, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, avevamo pensato a una processione con i bambini vestiti come i cardinali diventati santi o beati. Era un augurio di santità. Ma ovviamente abbiamo cancellato tutto, processioni, parata degli scout, tutto. Il Natale sarà vissuto solo all’interno delle chiese, senza attività e senza segni festivi che stonerebbero con il Golgota che stiamo vivendo". "La comunità – prosegue padre Gabriel – , partecipa alle due messe quotidiane o al rosario. Preghiamo il padre celeste che ci dia la pace, chiediamo la pace per tutti. E il regalo di Natale che tutti vorremmo è uno solo: una tregua".

Anche in Israele nella Cisgiordania non è aria di celebrazioni natalizie. Ogni anno, l’Avvento e il Natale attirano circa 150.000 pellegrini in Terra Santa. A Nazareth, la Chiesa della Natività di Betlemme, Haifa e il quartiere cristiano di Gerusalemme sono noti per i loro festeggiamenti, tra cui sfilate, bazar, concerti di strada e decorazioni luminose. Quest’anno è praticamente tutto cancellato, messe escluse.

A Gerusalemme la sospensione dei festeggiamenti natalizi in Terra Santa è stata annunciata dai Patriarchi e i capi delle Chiese cristiane di Gerusalemme, che già il 10 ottobre hanno invitato i circa 180.000 cristiani palestinesi a "concentrarsi sul significato spirituale del Natale" e li hanno chiamati a pregare per "il sollievo delle vittime di questa guerra e per coloro che ne hanno bisogno, in un tempo pieno di tristezza e dolore".

A Betlemme le autorità hanno invece deciso a metà novembre che "per rispetto nei confronti dei martiri di Gaza" non ci sarebbero state celebrazioni, luci né addobbi nella città che ospita la basilica della Natività. Nella piazza antistante la basilica, non è stato eretto il tradizionale grande albero di Natale e non ci sono luci. Stessa decisione anche a Ramallah. Niente addobbi e niente processioni anche a Nazareth,ma qui c’è stata una piccola eccezione perchè si è lo stesso tenuto, e si è concluso ieri, il quinto festival di musica liturgica, pur se limitato a tre giorni.

La sobrietà è stata fatta propria anche dai cristiani della Giordania. Il 5 novembre il leader del Consiglio delle Chiese della Giordania hanno infatti firmato una dichiarazione congiunta chiedendo la cancellazione delle celebrazioni di Natale nel regno in solidarietà con le vittime della guerra a Gaza. Il Consiglio ha esortato i cristiani a "tenere celebrazioni sobrie" e a concentrare i loro sforzi "sulla preghiera e sui rituali religiosi". Sperando che sia un Natale di tregua e di pace.