Mar Rosso, verso missione militare con “l’uso della forza”: l’Italia in prima fila con Germania e Francia

L’Ue si avvia a lanciare una delle più importanti operazioni congiunte della storia nell’area tempestato dagli attacchi degli Houthi. Tajani: “Difensiva ma armata per proteggere i nostri mercantili”

Bruxelles, 22 gennaio 2024 - L’Unione europea si avvia a lanciare una delle più importanti operazioni congiunte della storia, con l’Italia in prima fila. Una missione militare “forte”, allargata e il più possibile partecipata nel Mar Rosso tempestato dagli attacchi degli Houthi.

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La proposta della missione navale sarà sul tavolo del Consiglio Affari Esteri di oggi. Nessuna decisione formale, tuttavia, verrà presa: l'obiettivo di Bruxelles è approvare in via definitiva la missione nella riunione dei ministri degli Esteri del 19 febbraio. Ma di certo oggi si entrerà nel vivo del dossier nell'ambito di un incontro complesso, che affronterà tre grandi crisi: il conflitto tra Israele e Hamas, l'escalation nel mar Rosso, e il conflitto in Ucraina. Sono tre i Paesi che si stanno muovendo da attori protagonisti nell'organizzazione della missione: Germania, Italia e Francia. Che in un documento da presentare al Consiglio scrivono: “Data la gravità della situazione attuale e i nostri interessi geostrategici, è importante che l'Ue dimostri la sua volontà e le sue capacità di agire come attore di sicurezza globale, anche nel settore marittimo”. Si legge nel testo: “La missione sarà in linea con la Convenzione Onu sul diritti del mare e sarà difensiva”. E si sottolinea  “l'importanza di usare le strutture e le capacità già esistenti” della missione Emasoh/Agenor, nello stretto di Hormuz.

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Tajani

La missione militare nel Mar Rosso rappresenta “un passo considerevole verso una vera difesa europea”, spiega da Bruxelles il ministro degli Esteri Antonio Tajani da Bruxelles, secondo il quale “non possiamo costringere i mercantili a fare il periplo". Il capo della Farnesina ha sottolineato che si tratta di “un intervento militare a difesa delle navi mercantili italiane, c'è un crollo nel traffico mercantile, noi siamo un Paese esportatore e abbiamo il dovere di difendere le nostre navi. Non facciamo la guerra a nessuno ma difendere le nostre navi è un dovere della Repubblica e del governo”. “Non credo che preveda attacchi in territorio yemenita perché non è mai successo – ha quindi aggiungo –. Però ci sarà una protezione militare molto forte, determinata e mi auguro con tutti gli strumenti necessari per abbattere missili e droni, quindi per colpire gli attacchi e naturalmente colpire, se dovessero esserci attacchi via mare, tutti coloro che attaccano. Quindi è una difesa rinforzata dei dei mercantili".

"L'uso della forza verrà fatto per difendere i mercantili, cioè non sarà un semplice accompagnamento come prevede oggi la missione che c’è a Hormuz – ha proseguito –. La nostra idea è quella che ci sia una difesa forte dei mercantili quindi l'abbattimento di qualsiasi arma che punti a colpire e le navi che passano tra Suez e Hormuz". "Io mi auguro che si possa già approvare definitivamente la missione nel prossimo Consiglio Affari Esteri dopo un sostanziale via libera nella riunione di oggi”, ha concluso.

Anche la premier Giorgia Meloni ha ribadito che la missione Ue nel Mar Rosso "è prevalentemente di politica di difesa”. “Da lì transita il 15% del commercio mondiale e impedire il passaggio delle merci significa un aumento dei prezzi spropositato. Non possiamo accettare la minaccia degli Houthi”, ha detto ospite del programma 'Quarta Repubblica' su Rete 4. “Per questa missione europea di difesa non dobbiamo passare in Parlamento, ma quella di iniziativa statunitense avrebbe significato un passaggio parlamentare. L'Italia c’è, si assume le responsabilità", ha aggiunto la presidente del Consiglio.

La difesa del Mar Rosso

A Berlino, la coalizione al governo si è mostrata subito compatta sul lancio di una missione europea. Sulla stessa linea anche la Francia, che tra l'altro è stata promotrice della coalizione di volontari che, attraverso la missione Emasoh Agenor, pattuglia dl 2020 lo stretto di Hormuz, che separa la Penisola arabica dall'Iran.

L'intreccio tra la futura missione nel Mar Rosso – che si chiamerà Aspis – e l'operazione Agenor è uno dei punti chiave per determinare il perimetro allargato della missione navale per difendersi dagli Houthi, che potrebbe quindi comprendere la sorveglianza di un ampio tratto di mare che va dal Mar Rosso, passa per il golfo di Aden, e arriva proprio allo stretto di Hormuz.

Sarà, come spiegato da più fonti europee e dallo stesso Tajani, una missione di natura difensiva, a differenza dell'operazione Prosperity Guardian lanciata contro gli Houthi da Usa e Regno Unito, con la quale però l'Ue avrà una qualche forma di coordinamento. Il numero di Paesi che invierà navi da guerra non è ancora chiaro, e resta da vedere se alcuni di loro sceglieranno di usare per la nuova missione le imbarcazioni inviate per l'operazione Agenor, che vede tra i partecipanti anche l'Italia. Sulla necessità della missione c'è invece un generale consenso.

Irlanda: sostegno ma non partecipiamo

Si sfila invece l’Irlanda. "Se la sosteniamo non partecipiamo – ha dichiarato l ministro degli Esteri, Micheal Martin, al suo arrivo al Consiglio Esteri – . In termini di autodifesa e difesa del personale europeo Stati membri possono farlo. E anche per la protezione delle catene di approvvigionamento. Perché quando queste sono attaccate, vengono colpiti i poveri a causa del peggioramento della situazione economica. Quindi è ragionevole che l'Ue monitori la situazione".