Mercoledì 24 Luglio 2024

Volo MH370, captato ‘suono anomalo’ al largo dell'Australia. “Così l’aereo scomparso sarà ritrovato”

L’Università di Cardiff ha analizzato quanto rilevato dai microfoni sottomarini: l’inabissamento di un Boeing di 200 tonnellate deve aver causato una sorta di 'terremoto’, ora bisogna trovare l’‘epicentro’

MH370: a 10 anni dalla scomparsa, la probabile svolta (Epa e Afp)

MH370: a 10 anni dalla scomparsa, la probabile svolta (Epa e Afp)

Londra, 18 giugno 2024 – Il mistero del volo MH370 della Malaysia Airlines potrebbe finalmente essere risolto: un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato dei segnali sonori al largo della costa australiana, che potrebbero portare al luogo d’inabissamento dell'aereo. A parlarne è il Telegraph

Cosa è successo

L’8 marzo 2014, un Boeing 777 con 239 persone a bordo, partito da Kuala Lampur e diretto a Pechino, è sparito dai radar alle 1.21 della notte, a soli 39 minuti dalla partenza, appena varcato lo spazio aereo del Vietnam. Non sembra ci sia stato alcun problema; dalle indagini è emerso che il transponder – lo strumento che trasmette la posizione dall’aereo alle torri di controllo – è stato spento manualmente. A pochi giorni dalla scomparsa è stato reso noto che l’aereo è ‘sopravvissuto’ 6 ore dopo lo spegnimento: se è successo qualcosa, è successo dopo le 7 del mattino. L’ipotesi più accreditata è che il velivolo si sia inabissato causa esaurimento del carburante, in un tragitto diverso rispetto a quello previsto. Secondo alcune ricostruzioni, il capitano Zaharie Ahmad Shah potrebbe aver dirottato e volutamente sabotato l’aereo guidato dalla frustrazione per la sua vita personale. Da allora, il mare ha riconsegnato appena una ventina di frammenti. 

Il suono anomalo

L’assunto che ha guidato la ricerca degli studiosi dell’Università di Cardiff è stato quello per cui l’inabissamento di un Boeing 777, dal peso di 200 tonnellate, ha dovuto generare un’energia cinetica tale da essere ‘captato’ da microfoni subacquei a migliaia di chilometri di distanza, come se fosse un ‘piccolo terremoto’. Gli idrofoni – questo il loro nome – servono normalmente a rilevare i test nucleari in violazione al trattato che li vieta. 

A quanto pare, i microfoni marini situati nella stazione di Cape Leeuwin, il punto più a ovest dell’Australia, avrebbero captato un segnale ‘anomalo’ quel fatidico 8 marzo 2014. “Fa sorgere dubbi sulla sua origine”, ha spiegato il ricercatore Usama Kadri, sottolineando che sebbene non si tratti di una prova ‘conclusiva’, “è altamente improbabile” che l’inabissamento non sia stato rilevato da tali dispositivi.

Cosa accade ora

Gli studiosi che hanno firmato lo studio hanno esortato le autorità a ricercare il relitto nelle zone al largo della stazione di Cape Leeuwin, seguendo così lo stesso metodo utilizzato per ritrovare il sottomarino argentino San Juan, imploso nel 2017. In quel caso, l’esercito di Buenos Aires ha simulato i rumori causati dalla depressurizzazione del sommergibile lanciando granate nell’oceano. Comparando il suono anomalo captato dagli idrofoni e quelli causati dalle esplosioni, è stato possibile risalire alla zona specifica nella quale l’incidente è avvenuto. 

È possibile che, dopo dieci anni di mistero, le famiglie dei passeggeri scomparsi possano finalmente arrivare a un punto di svolta e voltare pagina.