La signora dell’atomo, salvo il laboratorio di Marie Curie. La Francia ha bloccato le ruspe

L’ira dei parigini: "Abbattere quell’edificio sarebbe uno scandalo". L’ultima decisione spetta a Macron. Al posto della casetta sarebbe dovuto sorgere il più grande centro d’Europa di chimica biologica sul cancro

Parigi, 7 gennaio 2024 – “È uno scandalo! Come si può pensare di abbattere il laboratorio in cui Marie Curie, due volte premio Nobel, condusse i suoi esperimenti sulla radioattività? Ci opporremo con tutte le nostre forze a questo sacrilegio". È guerra aperta a Parigi dopo l’annuncio dei lavori di ampliamento dell’Institut Curie, famoso in tutto il mondo per le ricerche contro il cancro, che prevedono la distruzione del Pavillon des Sources, un piccolo edificio di mattoni nel quale si trova il vecchio laboratorio di chimica di Marie Curie. Al suo posto, secondo il progetto accettato dalla Mairie di Parigi che il 23 marzo scorso ha dato via libera ai lavori, sorgerà un edificio di sette piani, duemila metri quadrati, destinato a diventare il primo centro di chimica biologica sul cancro in Europa.

Marie Curie
Marie Curie

Le ruspe

Le ruspe sono già pronte in rue d’Ulm, nel cuore del Quartiere Latino in cui ha sede l’Institut Curie. Dovevano entrare in funzione già domani, 8 gennaio: ma la feroce resistenza di un drappello di difensori del patrimonio nazionale, guidati dall’imprenditore Baptiste Gianeselli e dal giornalista televisivo Stéphane Bern, ha ottenuto – almeno per ora – il blocco delle operazioni. Impressionata dalle polemiche straripate su giornali e tv, la ministra della cultura Rima Abdul-Malak ha deciso di "sospendere" l’attuazione del progetto. Tutto fermo in attesa di un incontro con i ministri della Ricerca e dell’Insegnamento superiore, con i dirigenti dell’Institut (che sono favorevoli ai lavori) e con i difensori del patrimonio: "Prenderemo in esame tutte le possibili alternative", promette Rima Abdul-Malak. Come sempre in questi casi l’ul tima parola spetterà al presidente Emmanuel Macron (dal quale tuttavia Bern e Gianeselli "non si aspettano niente di buono").

Due premi Nobel

Il laboratorio di chimica che si vuole demolire ha ospitato per vent’anni le ricerche di Marie Curie. È qui che dal 1915 al 1934 ha lavorato questa grande scienziata di origine polacca, prima donna ad insegnare alla Sorbona e ad ottenere un doppio premio Nobel, uno per la Fisica nel 1903 e un altro per la Chimica nel 1911; qui con suo marito Pierre ha fatto ricerche sul radium ed il polonio che hanno rivoluzionato la medicina e ispirano ancora oggi l’innovazione in materia di diagnostica e trattamento dei tumori. Fu lei, che non era medico, a permettere di curare un milione di soldati della Prima guerra mondiale grazie alle sue "vetture radiologiche", unità mobili di radiografia diagnostica sistemate nei pressi dei campi di battaglia.

Restano nel Pavillon des Sources le testimonianze di quella straordinaria attività: ricostruito e decontaminato nel 1981 grazie a una donazione della Lega nazionale contro il cancro, il laboratorio di Marie Curie espone alcuni apparecchi di ricerca dell’epoca e soprattutto – oggetto quasi di venerazione – il grembiule che usava nel suo laboratorio. A differenza di quello dei suoi collaboratori, che era bianco, Marie indossava un grembiule nero, testimonianza del lungo lutto portato dopo la morte nel 1906 del marito Pierre.

La vita

Nata a Varsavia nel 1867, Maria Sklodowska (questo il suo nome da nubile) era arrivata a Parigi a 24 anni per studiare fisica alla Sorbona (in Polonia le ragazze non avevano accesso all’università). Tre anni dopo conobbe Pierre Curie: "Mi colpì l’espressione del suo sguardo, limpido, chiaro, e il suo modo di parlare che lasciava trasparire una grande capacità di riflessione". Dal 1995 riposano tutti e due al Pantheon, il tempio dei Grandi, accanto a Jean-Jacques Rousseau e Victor Hugo, Emile Zola e André Malraux. Il Pavillon des Sources che si vorrebbe abbattere è ad appena 300 metri di distanza…