Enzo Moavero Milanesi e Elisabetta Trenta in audizione (LaPresse)
Enzo Moavero Milanesi e Elisabetta Trenta in audizione (LaPresse)

Roma, 6 settembre 2018 - Dopo l'effettivo cessate il fuoco dello scorso 4 settembre sotto la guida delle Nazioni Unite, il ministro degli esteri Enzo Moavero Milanesi ha dichiarato in un'audizione alle commissioni congiunte Esteri e Difesa di Camera e Senato che la conferenza per risolvere il caos libico, una delle questioni più spinose tra i banchi della politica internazionale, "si terrà a novembre, forse in Sicilia con la partecipazione tra l'altro di Cina, Stati Uniti, Turchia, Nazioni Unite e Lega Araba". La Sicilia è "una nostra terra", ha detto il ministro, "ma è vicina per geografia alla parte del mondo cui ci stiamo rivolgendo. Siamo in continua comunicazione con la Libia per dare tutto il supporto necessario. L'ambasciata italiana è aperta e funzionante e così anche l'Eni rimane attiva e operante. Ci tengo a dire - sottolinea Moavero - che l'Italia agisce nell'interesse del popolo libico e della Libia. È importante restare attivi sul terreno. In epoche lontane fu definita la 'quarta sponda'. In questo senso per noi è un dovere e un impegno rimanere attivi perché la situazione migliori".

FRIZIONE ROMA-PARIGI - Nel tentativo di recuperare la stabilità nel Paese che si affaccia sul Mediterraneo Parigi vorrebbe far tornare il popolo libico al voto e avrebbe indicato il 10 dicembre come possibile data per le elezioni. "La comunità internazionale deve agire contro tutti coloro che cercano di rallentare o minare il processo politico, volto all'organizzazione delle elezioni attese dal popolo libico", si legge in un comunicato dell'Eliseo diffuso dopo una conversazione telefonica tra Macron e il capo del governo di unità nazionale, Fayez al-Sarraj. Soluzione che il ministro degli esteri Moavero non approva, replicando a Parigi che "le elezioni le decidono i popoli da soli, quando i tempi sono maturi" e sottolineando come sia "curioso" il fatto che dall'esterno si voglia spingere per tornare al voto. "Si rispetti la volontà e la sensibilità del popolo libico e delle sue istituzioni", ha concluso Moavero. Una soluzione, quella di Parigi, respinta anche dal ministro della Difesa Elisabetta Trenta: "Il concetto di stabilizzazione in Libia va inteso come un edificio che si regge su tre pilastri: riconciliazione, sicurezza e monopolio della forza da parte delle autorità statali e processo politico. Una corsa alle elezioni senza le necessarie precondizioni e senza un lavoro sugli altri due pilastri non condurrà ad alcuna stabilizzazione, ma approfondirà le divisioni già esistenti".