Roma, 4 settembre 2018 - Al termine di una nuova giornata di scontri in Libia, arriva l'accordo per un cessate il fuoco sotto la guida dell'Onu. Lo comunica in un tweet la Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil). L'accordo è stato firmato all'incontro convocato dall'inviato speciale Ghassan Salamè. Gli obiettivi dell'intesa sono "mettere fine a tutte le ostilità, proteggere i civili, salvaguardare la proprietà pubblica e privata", oltre alla "riapertura dell'aeroporto di Mitiga".

Il bilancio delle vittime degli scontri iniziati da oltre una settimana a sud di Tripoli è di almeno 61 persone uccise, 159 feriti e 12 dispersi, secondo quanto riferito dal ministero della Salute. Tra le vittime, hanno fatto sapere le Nazioni Unite, almeno 19 sono civili. Oggi un "incendio è divampato nell'ambasciata degli Stati Uniti", scrive il sito Alwasat. "Le cause sono finora sconosciute". E almeno 500 profughi sono fuggiti da un centro di detenzione situato sulla strada dell'aeroporto, dove oggi sono ripresi gli scontri tra le milizie. Il cessate il fuoco annunciato dall'Onu non è entrato in vigore, secondo quanto riferito al sito Alwasat dai servizi di emergenza, che sono ancora in attesa del via libera per entrare nei luoghi degli scontri. Anche l'aeroporto della capitale non ha avuto ancora istruzioni di far riprendere il traffico aereo. Secondo il ministero dell'Interno la situazione della sicurezza nella capitale è comunque in continuo miglioramento.

GOVERNO: PIU' FONDI UE PER RIDURRE FLUSSI - Proprio sulla Libia e sui migranti si è tenuto oggi un vertice a Palazzo Chigi tra il premier Giuseppe Conte e i ministri Matteo Salvini, Enzo Moavero Milanesi ed Elisabetta Trenta. Il governo ha fatto sapere, in una nota al termine dell'incontro, che continua a mettere a punto la Conferenza sulla Libia che si terrà in Italia a novembre. "Sono stati definiti alcuni dettagli" sull'appuntamento, si legge in una nota. "Il governo - si legge nel testo - resta estremamente concentrato nel seguire gli sviluppi in atto in Libia nell'auspicio di un superamento delle attuali tensioni". Quanto ai migranti, si legge nella nota, "anche in vista del vertice dei Capi di Stato e di governo del 20 settembre a Salisburgo, la priorità dell'Italia resta quella di ottenere più fondi nel bilancio dell'Unione europea - rispetto a quelli attualmente previsti - per gli interventi di sviluppo socio-economico dei Paesi da cui partono i migranti. L'obiettivo è creare le condizioni per ridurre le partenze".

LA TELEFONATA MOAVERO-AL SERRAJ - Per il ministro degli Esteri Moavero Milanesi sono "molto positive" le prime notizie arrivate da Tripoli sul raggiungimento di un accordo per il cessate il fuoco. Lo sottolinea in una nota la Farnesina. Oggi c'è stata una telefonata tra il ministro degli Esteri e il presidente del Consiglio Presidenziale libico, Faez Al Serraj. Moavero "ha confermato la solidarietà e il sostegno italiano al popolo libico e alle sue istituzioni in questa fase di grave difficoltà". Il ministro ha inoltre confermato "ai presidenti delle Commissioni parlamentari degli Affari Esteri di Camera e Senato di essere immediatamente a disposizione del Parlamento per riferire sull'insieme della situazione in Libia".

FRANCIA: "SOSTENIAMO L'ITALIA" - Anche la Francia esprime il suo sostegno alle mediazioni dell'Onu. E a proposito delle accuse lanciate da Salvini di avere interessi personali in Libia, il ministro degli esteri francese risponde: "Gli sforzi della Francia non sono diretti contro nessuno, certamente non contro contro l'Italia, di cui sosteniamo l'iniziativa di organizzare una nuova conferenza su questo dossier importante per i due Paesi". 

DI MAIO, DEMOCRAZIA E BOMBE - "Il ministro degli esteri francese ha detto che sostiene l'Italia. Bene. Se anche Macron la pensa come lui, aprano i porti anche loro", risponde su Twitter il vicepremier Luigi Di Maio. Poco prima, a proposito della crisi in Libi aveva chiarito: "l'unica cosa che non vogliamo fare è quanto fatto nel 2011: esportare democrazia con bombe e giustificare interventi militari". Poi la recriminazione: "Se la Libia è in queste condizioni è perché in questi anni si sono usati quegli atteggiamenti e non solo da parte dell' Italia ma anche da chi è più ostile di noi in quella regione e sta causando non pochi danni". E ancora:"L'unico modo per risolvere la questione libica è convocare il prima possibile la conferenza di pace di cui parliamo da mesi e che è stata oggetto della discussione tra Trump e Conte in visita a Washington fine luglio".

SALVINI: ITALIA PROTAGONISTA - "L'Italia deve essere la protagonista del processo di stabilizzazione del Mediterraneo - ha scritto questa mattina Matteo Salvini su Twitter - Le incursioni di altri che hanno interessi economici non devono prevalere sul bene comune, che è la pace. Anche io sono disponibile a correre qualche rischio e a tornare presto in Libia".
E il leader leghista posta un video con le dichiarazioni rilasciate ieri dopo il Cdm a Palazzo Chigi:

ALLARME ISIS - "La Libia è senza dubbio il nuovo pericolo per l'Europa", dice Rita Katz - direttrice del 'Site', il gruppo che monitora il radicalismo islamico sul web - rispondendo a una domanda dell'Ansa sulla situazione attuale nel Paese nordafricano. "L'anno scorso - ha detto - l'Isis non esisteva più in Libia, aveva zero operazioni suicide. Quest'anno ce ne sono già state una dozzina in tutta il Paese". Katz ha aggiunto che "alcuni dei combattenti di Iraq e Siria sono stati in grado di tornare".

IL J'ACCUSE DI RENZI - Il tema dà all'ex premier Matteo Renzi lo spunto per attaccare il Governo: "Quello che sta accadendo in Libia è purtroppo molto pericoloso, anche per l'Italia - scrive su Facebook - Ma è anche l'esempio più chiaro di cosa significhi governare pensando ai 'Mi piace' su Facebook e non alla Politica, con la p maiuscola". E ancora: "I nostri ministri fanno dirette sui social dalla spiaggia e poi sequestrano navi italiane con qualche povero migrante a bordo. Pensano solo al consenso immediato e l'opinione pubblica sembra - al momento - seguirli - spiega il dem - Nel frattempo, però, sono privi di una visione, non toccano palla su nessun dossier geopolitico importante e quando ci sono problemi in Libia attaccano Macron, tanto per cambiare".

SOS PETROLIO - "Non è più possibile, almeno al momento, continuare a trattare per proseguire gli investimenti e le attività economiche petrolifere in Libia. La situazione non è più controllabile, principalmente per incontri e meeting a Tripoli", scrive in una nota Michele Marsiglia, presidente della FederPetroli Italia. "Da circa un anno - continua - abbiamo iniziato una fase di recupero economico per le aziende che sono rimaste danneggiate dal mancato incasso delle attività svolte su alcuni giacimenti. Dal 2011 l'effetto domino ha creato una fase di criticità alle aziende che hanno contribuito alla realizzazione di infrastrutture per l'estrazione di olio e gas. Definiamo la nostra operatività di massima allerta - aggiunge Marsiglia - e non possiamo esporre a rischio risorse umane, attività e le stesse aziende di settore".