Mercoledì 17 Aprile 2024

La giustizia in Russia, indipendenza dei giudici? Esiste solo sulla carta. Le pressioni del regime

Secondo la Costituzione il presidente non può nominare o revocare i magistrati. Ma i servizi segreti hanno il potere di condurre indagini parallele e alternative. Lo storico Savino: "Non c’è presunzione di innocenza, svilito il ruolo degli avvocati"

Roma, 25 marzo 2024 – Sulla carta, il sistema giudiziario russo somiglia a quello di molti Paesi occidentali, non fosse per quel sistema semi presidenziale un po’ forte e quella costituzione a sfondo un po’ troppo nazionalista. La Russia è una repubblica semipresidenziale a struttura federale: il presidente è eletto a suffragio universale e nomina il primo ministro, il quale deve però godere anche della fiducia del Parlamento. Quest’ultimo ha struttura bicamerale. È composto dalla Duma (la Camera bassa), formata da 450 deputati ed eletta a suffragio universale ogni quattro anni, e dal Consiglio federale, costituito da 166 senatori eletti in maniera indiretta dalle Assemblee locali.

Commemorazione a Berlino di Alexey Navalny, il dissidente russo morto in carcere
Commemorazione a Berlino di Alexey Navalny, il dissidente russo morto in carcere

La riforma costituzionale del 2020 ha tolto il limite di mandati presidenziali, motivo per cui Putin domenica 17 marzo, è stato rieletto presidente per la terza volta consecutiva, e introdotto la cosiddetta "nazionalizzazione delle élite". Il presidente del governo, ministri, parlamentari, governatori di regione e giudici non possono avere una cittadinanza straniera o un permesso di soggiorno in un altro Paese. Si è anche rafforzato il Consiglio di Stato, che finora ha solo avuto funzione consultiva e ora diventa invece un organo di rilevanza costituzionale col potere di indicare "la direzione della politica interna e di quella estera e le priorità socio-economiche" del Paese.

Il sistema giudiziario russo è fondato su tre gradi di giudizio. L’ultimo è rappresentato dalla Corte Suprema russa per illeciti penali, civili e amministrativi. Per i reati di natura economica decide la Corte Suprema di arbitrato. Sulla carta, il presidente non ha potere né di nomina né di revoca dei giudici. La magistratura russa è dunque, in linea teorica, indipendente. Ma, se in Italia vige il proverbio "fatta la legge, trovato l’inganno", in Russia è nato prima il secondo della prima.

"Putin – spiega al QN Giovanni Savino, storico e docente all’Università Federico II di Napoli – teoricamente non può influenzare nulla. La Costituzione prevede la divisione dei tre poteri. Però nella pratica possono essere fatte una serie di pressioni. Prima di tutto c’è il ministero della Giustizia con le sue Commissioni di ispezione che può valutare se spostare o meno questo o quel magistrato da quella posizione. In più vi è la questione di come vengono selezionati i magistrati. Quindi, come in tutto quello che è il sistema putiniano, a fare da stella polare è il sistema informale di potere. Va poi considerato che in Russia non c’è una sorta di unità delle indagini perché ci sono il Comitato investigativo della Federazione Russa, la Procura generale, l’Fsb, ossia i servizi segreti. Anche il ministero degli Interni e la Guardia, che hanno tutte funzioni inquisitorie e di indagine". Il risultato è che, in questo sistema complesso, se uno risulta innocente dalla magistratura, può sempre venire messo sotto indagine da una di queste agenzie. Per esempio l’Fsb, che è molto potente, può fare riaprire un caso con estrema facilità, presentando nuovi elementi, veri o reali che siano.

Un’altra importante differenza è che nel sistema giudiziario russo, in primo grado non ci sono quasi mai assoluzioni. Se, insomma, da noi c’è la presunzione di innocenza, in Russia l’imputato in primo grado è praticamente sempre colpevole. Un atteggiamento che, come sottolinea Savino, "rappresenta uno svilimento dell’avvocatura come istituzione e come istituzione giudiziaria". Ci sono poi tutte le criticità per come vengono condotte le indagini, ragione per cui poi nasce anche una sorta di sfiducia da parte della popolazione.