Martedì 28 Maggio 2024
MARTA OTTAVIANI
Esteri

Iran, la storica: "Il regime è vulnerabile, ma lo scontro in atto rafforza i pasdaran"

Farian Sabahi: si prepara la successione all’ayatollah Khamenei. "Il rischio è che il Paese passi da una leadership religiosa a una militare"

Roma, 20 aprile 2024 – Un Paese dove vige un regime apparentemente incrollabile, ma al cui interno covano tensioni e dove si sta preparando la successione ad Ali Khamenei. Farian Sabahi, ricercatrice senior in Storia contemporanea all’Università dell’Insubria spiega quali siano le dinamiche in gioco.

La reazione della piazza di Teheran all'attacco di Israele
La reazione della piazza di Teheran all'attacco di Israele

Professoressa Sabahi, che idea si è fatta di questo attacco?

"Colpisce soprattutto il fatto che Israele non abbia detto nulla e che l’Iran abbia addirittura dichiarato che non è stato Israele. Sabato scorso missili e droni iraniani avevano colpito, peraltro senza fare molti danni, un aeroporto militare nel sud di Teheran. Di pari passo, alle quattro e mezza di ieri mattina, ora italiana, Israele ha preso di mira un aeroporto militare iraniano, nella regione di Isfahan, a 350 chilometri dalla capitale Teheran, senza che il sistema russo di difesa antiaereo potesse intercettare l’attacco. Stessa tattica di due anni fa, quando a essere colpito era stato l’impianto di centrifughe a Natanz. Così facendo, Israele ha voluto dimostrare che lo Stato ebraico risponderà alle sfide poste dall’Iran, e che la Repubblica islamica è vulnerabile. Secondo gli analisti israeliani, l’operazione sarebbe stata coordinata con gli Stati Uniti e Washington avrebbe informato Teheran che sarebbe stata limitata".

Cosa succederà adesso all’interno dei confini dell’Iran?

"Secondo i media iraniani, si sarebbe trattato di un attacco con droni partiti dall’interno dell’Iran. Questa tesi lascia immaginare che a lanciarli siano stati esponenti dell’opposizione iraniana all’interno della Repubblica islamica. È quindi prevedibile un giro di vite nei confronti dell’opposizione e, nel giro di un paio di giorni al massimo, l’annuncio che i colpevoli sono stati arrestati e saranno presto condannati a morte. Un modo per intimidire la dissidenza, in Iran e nella diaspora".

La situazione interna in Iran non è poi così tranquilla. Quali sono gli equilibri in gioco, in questo momento?

"Scatenato dalla morte della ventiduenne curda Mahsa Amini il 16 settembre 2022, il movimento Donna Vita Libertà è passato dalle proteste di piazza alla disobbedienza civile, e proprio nei giorni scorsi c’era stato un irrigidimento delle posizioni delle autorità iraniane nei confronti dell’obbligo del velo, che molte donne trascurano. Il movimento Donna Vita Libertà è però soltanto la punta dell’iceberg, in un Paese da sempre attraversato dal dissenso delle minoranze etniche e religiose, fin dal tempo di Muhammad Reza Shah (1941-79) e di suo padre Reza Shah, il fondatore della dinastia Pahlavi che aveva obbligato i nomadi, con la forza delle armi, a diventare sedentari".

È possibile un Iran libero dal regime degli ayatollah e dei pasdaran?

"Non in questo momento, perché le guerre in atto nei diversi teatri mediorientali e in Europa (l’Iran fornisce droni alla Russia contro l’Ucraina) non fanno altro che rafforzare i pasdaran: di fronte alla minaccia esterna, si chiede alla popolazione di fare fronte unito. Proprio ieri, in concomitanza con l’attacco israeliano all’Iran, il leader supremo Ali Khamenei ha compiuto 85 anni. Non gode di buona salute, ma sembra saldamente al potere. In ogni caso si sta preparando la sua successione. Il rischio è che l’Iran passi da una leadership religiosa a un governo dei pasdaran, che già controllano ampiamente l’economia e ormai anche la politica del Paese".