Iran, arrestati "membri dei media occidentali" per foto e video

Il paese è entrato tra quelli con più giornalisti in carcere. Proseguono le esecuzioni, emesse altre 11 condanne capitali. L'Onu espelle Teheran da Commissione su status donne

Teheran, 14 dicembre 2022 - Non si placano le proteste che hanno infiammato Iran dopo la morte della giovane Mahsa Amini. E come non si arrendono i manifestanti, tiene il pugno duro anche Teheran. I Pasdaran, ovvero le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno arrestato alcuni "membri di media occidentali" che avevano ripreso video e immagini di "diverse situazioni" nel paese e avevano mandato questi contenuti alle loro redazioni. Le persone arrestate avevano il sostegno finanziario e di intelligence dei media occidentali, si legge nella nota del corpo paramilitare iraniano, citata dall'agenzia Irna. 

Intanto oggi l'Onu ha approvato una risoluzione proposta dagli Usa per "rimuovere con effetto immediato l'Iran dalla Commissione sullo stato delle donne per il resto del suo mandato 2022-2026". I 54 membri del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite (Ecosoc) hanno approvato il testo con 29 voti a favore (compatto il sostegno dell'Ue), 8 contrari (Bolivia, Cina, Kazakhstan, Nicaragua, Nigeria, Oman, Russia, Zimbabwe) e 16 astenuti. "Questo voto è un segno del crescente consenso sull'Iran e sulla domanda perché renda conto" delle sue azioni, ha detto il consigliere della Casa Bianca per la sicurezza nazionale Jake Sullivan, ricordando le varie iniziative intraprese finora dagli Usa insieme ai suoi partner e alleati. "Le recenti orribili esecuzioni a Teheran rafforzano solo la nostra risolutezza ad espandere questo crescente consenso e a perseguire ogni possibile meccanismo contro il regime iraniano e i suoi dirigenti responsabili per tali atrocità", ha aggiunto. 

Prima pagina di un quotidiano iraniano con due giornaliste, 30 ottobre 2022 (Ansa)
Prima pagina di un quotidiano iraniano con due giornaliste, 30 ottobre 2022 (Ansa)

Iran tra i paesi con più giornalisti in carcere

L'Iran quest'anno ha fatto il suo esordio nella poco prestigiosa classifica dei paesi con più giornalisti in carcere. Secondo il rapporto di Reporters sans frontières, quest'anno sono 533 in tutto il mondo, numero che costituisce un record storico. Oltre la metà dei detenuti sono in cinque paesi: Cina (110), Myanmar (62), Iran (47), Vietnam (39) e Bielorussia (31). L'Iran era l'unico a non essere nella lista l'anno scorso, ma ha recuperato con gli arresti degli ultimi mesi: Rsf riporta che sono stati arrestati 34 giornalisti, un numero senza precedenti, anche se secondo l'Associazione dei reporter iraniani sarebbero piuttosto una settantina. 

"I regimi dittatoriali e autoritari stanno riempiendo le loro prigioni di giornalisti", ha commentato il segretario della Ong francese, Christophe Deloire. Il nuovo record, ha aggiunto, "conferma la necessità urgente e pressante di resistere a questi governi senza scrupoli e di estendere la nostra solidarietà attiva a tutti coloro che incarnano l'ideale della libertà giornalistica, dell'indipendenza e del pluralismo". 

Arresti e condanne capitali a raffica

Nelle ultime settimane, tuttavia, la repressione iraniana è salita di livello. Dopo l'impiccagione di Mohsen Shekari l'8 dicembre, e di Majidreza Rahnavard il 12 dicembre, ieri la magistratura ha dichiarato di aver emesso altre 11 condanne capitali contro altrettanti ragazzi scesi in strada per protestare. Un numero che secondo gli attivisti è inferiore a quello effettivo, valutato in almeno il doppio. Potrebbe essere imminente, secondo Amnesty International, anche l'esecuzione della condanna a morte nei confronti di Saman Seydi, giovane rapper noto come 'Yasin', arrestato durante le proteste per aver sparato in aria e colpevole, secondo gli ayatollah, anche di aver sostenuto le rivolte con messaggi sui social oltre che di aver criticato la repubblica islamica con le sue canzoni. Il 23enne Mahan Sadrat Marni, invece, potrebbe evitare - almeno temporaneamente - la pena di morte: la sua condanna è stata sospesa oggi, fino ad  un ulteriore riesamine del caso, da parte della Corte suprema iraniana. Tra le migliaia di persone finite in carcere per il loro coinvolgimento nelle proteste, almeno 400 sono state condannate a pene detentive fino a dieci anni, a quanto riferito dal capo della magistratura di Teheran Ali Alghasi-Mehr.

Tragico anche il bilancio complessivo dei morti. Le persone uccise dagli apparati di sicurezza dall'inizio delle proteste sono oltre 400, una sessantina i minori. Incalcolabile il numero dei feriti. Ma gli spietati interpreti della Sharia, che hanno accusato di 'moharebeh' ('inimicizia contro Dio') i ragazzi impiccati, promettono di non fermarsi ai confini nazionali e di braccare ovunque dissidenti e potenziali rivoltosi. Chiunque ha un ruolo nelle attuali "rivolte" in Iran e ha danneggiato il Paese, verrà punito in qualsiasi luogo del mondo, anche se vive all'estero, è la minaccia del ministro dell'Intelligence Esmail Khatib.